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Scritto Mercoledì 20 gennaio 2021 alle 18:32

Mandello: la 'Guzzi', fin dalle origini della famiglia, nel libro per sostenere il murales

Giovanni Trincavelli, Gechi per tutti, dovrebbe cominciare a giorni a lavorare – in via Cavour a Mandello – su quel muro alto più di otto metri e lungo sette, raffigurandovi l’antica officina nella quale venne messo a punto il prototipo della primissima moto  che avrebbe poi dato il via a un’industria diventata mitica: la Moto Guzzi. La quale, quest’anno, celebra i cent’anni dalla fondazione. Si può solo immaginare quale sarebbero stati la mobilitazione e il movimento non ci fosse stato di mezzo la pandemia covid.
L’atto di fondazione è datato 15 marzo 1921 e registrato a Genova.

Carlo Guzzi

Genovese era infatti Emanuele Parodi, l’imprenditore che prestò al figlio duemila lire dell’epoca perché potesse mettere in piedi quella fabbrica di motociclette progettata assieme a Carlo Guzzi, conosciuto durante il servizio militare. Come marchio scelsero l’aquila a ricordo del periodo di naja e soprattutto del loro commilitone Giorgio Ravelli, aviatore e motociclista, morto durante un volo di collaudo nel 1919. Il primo stabilimento venne comunque costruito a Mandello  su un un’area di 300metri quadri e occupando una decina di dipendenti. Carlo Guzzi e il fratello Giuseppe si dedicavano alla parte tecnica, Parodi a quella amministrativa.


Giuseppe Guzzi, detto Naco


Le origini della famiglia Guzzi scritte da Giuseppe (Clicca sull'immagine per ingrandire)

Mandello non fu certo scelta casuale. I Guzzi – residenti a Milano – avevano nella località lariana una casa di vacanze (dove peraltro la famiglia Guzzi si trasferì in pianta stabile dopo la morte del padre e la vendita della casa milanese). Casa a circa trecento metri dall’officina di Giorgio Ripamonti detto “feree” nella quale si riparavano e manutenevano i motori delle imbarcazioni. Officina che Carlo Guzzi visitava con particolare interesse. E appunto lì, nel 1919 venne appunto costruito il prototipo “GP”: nome che non sta per Gran Premio bensì per Guzzi Parodi.

Giorgio Ripamonti detto ''feree''

L’officina Ripamonti c’è ancora, seppure ridimensionata rispetto all’epoca, passata da Giovanni “feree” al nipote Giovanni Trincavelli che la consegnò al figlio Graziano, il quale a sua volta la girò al figlio Giovanni detto “Gechi”.
Siamo, dunque, arrivati a oggi, con la decisione di “Gechi” di realizzare il murale celebrativo con l’ambiente dell’epoca e le persone che lo frequentavano. La scelta è caduta sull’alto muro che delimita la Icma, l’azienda sorta sull’area che un secolo fa era appunto occupata da una parte dell’Officina Ripamonti.


Giovanni Trincavelli

Per sostenere le spese dell’iniziativa, Trincavelli ha deciso di pubblicare un libro in edizione limitata – cento copie di tiratura – da regalare a coloro che contribuiranno economicamente all’impresa con donazioni da un minimo di 100 euro (previste tra fasce di sottoscrittori con riconoscimenti differenti). Per ora, gli sponsor sono una ventina.
Il libro si sofferma su alcuni dettagli della storia secolare dell’Officina Ripamonti e naturalmente della Moto Guzzi.
Tra le chicche che sottolinea Gechi Trincavelli vi è l’individuazione dell’ascendenza svizzero-ticinese dei Guzzi.
Se la mamma di Carlo Guzzi, Elisa Cressini (figlia dell’avvocato Daniele, garibaldino e responsabile logistico della Spedizione dei Mille) è curiosamente originaria di quella stessa Genova che nel 1921 vedrà la nascita dalla Moto Guzzi, gli avi da parte del padre Palamede, ingegnere e docente all’Istituto tecnico superiore di Milano, proverrebbero invece dalla piccola località di Tengia in Val Leventina, nella zona di Faido.



Il volume è ora in fase di impaginazione in una tipografia tedesca, Scelta non casuale, considerato proprio che il sostegno all’iniziativa arriva anche dalla Germania, dove gli appassionati guzzisti sono numerosi. Libro e murale dovrebbero essere pronti per il 15 marzo, data dell’anniversario.
«Speriamo – l’augurio di Trincavelli – di poter festeggiare. Certo, il covid né una grande incognita».


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D.C.
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