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Scritto Giovedì 21 gennaio 2021 alle 14:18

Il covid visto da dentro una casa di riposo: i pensieri degli ospiti di Villa Serena di Galbiate

La struttura di Galbiate
Tra coloro che hanno risentito maggiormente dell’emergenza sanitaria vi sono sicuramente gli operatori delle RSA che hanno dovuto riadattare completamente la gestione clinico-assistenziale dei propri ospiti per garantirne la massima sicurezza. Anche la routine quotidiana degli stessi anziani ospiti in casa di riposo è cambiata profondamente, costretti a mantenere le distanze all’interno della struttura e privati dell’affetto dei propri cari.
“Il 15 marzo 2020 Villa Serena RSA è stata costretta a chiudere le porte: chi è dentro non esce e i famigliari da fuori non possono più accedere. La situazione è critica: compaiono le mascherine, le tute, i guanti, le visiere, la paura e la morte. I telegiornali trasmettono servizi di situazioni drammatiche interrompendo in continuazione i programmi televisivi. Sembra di essere in guerra” ha spiegato il personale della struttura rivivendo la drammatica situazione di quei mesi. “La pandemia ci ha costretti a nuove modalità operative" hanno aggiunto sottolineando altresì gli sforzi per colmare l'assenza dei parenti nella vita dei degenti. Le videochiamate prima e successivamente con gli incontri a distanza, gli unici contatti degli ospiti con il mondo esterno. “Quando c’era il virus i parenti non potevano entrare e parlavamo con loro attraverso uno schermo. Non ci piaceva molto, ma era l’unico modo e dovevamo accontentarci” ha raccontato la signora Rosa speranzosa di poter tornare ad abbracciare i propri cari.
In questi mesi difficili ciascun ospite ha vissuto emozioni e sentimenti in modo diverso. “Noi per fortuna non ci siamo ammalati, in questo reparto nessuno si è ammalato. Le ragazze erano vestite con tute bianche, con la mascherina, la visiera e i guanti” ha raccontato Celina. C’è poi chi ha contratto la malattia ed ha dovuto essere ricoverato e chi, un po’ meno fortunato, ha sofferto parecchio. “Sono andata in ospedale qualche giorno per guarire dal virus. Ho fatto il tampone e sono risultata positiva. Quando sono tornata in casa di riposo, erano cambiati i miei compagni. Non si poteva più uscire in giardino, né fare una passeggiata alla grotta” spiega la signora Gina. “Io invece l’ho vista brutta, pensavo di andare al mondo di là. Ho mandato a casa il mio violino, l’orologio e le cose a me più care, ma fortunatamente non sono morto. Non mi hanno voluto in paradiso. Mi hanno detto che ho un sacco di anticorpi, ma li tengo tutti per me” ha aggiunto Benito, grato per essere riuscito a guarire.
Ciò che è certo è che, anche per coloro che non ha contratto la malattia, la vita quotidiana, scandita dalle abitudini ormai divenute irrinunciabili, è stata stravolta: “Durante questi mesi è cambiato un po’ tutto, per noi sono cambiate tante cose: i parenti non possono entrare, cosi come i bambini della scuola dell’infanzia di Villa Vergano. Mi mancano e vorrei mandargli un caloroso bacio. In questo periodo ho provato tanta compassione per i nostri compagni di reparto che erano malati e dovevano restare a letto da soli” ha spiegato Maria che, come tutti gli altri ospiti, spera che questa situazione passi in fretta. “Da inizio settembre il prete della parrocchia di Villa Vergano ha iniziato ad entrare con i guanti e la mascherina. Ci dava la benedizione e l’assoluzione dei nostri peccati. Mi rincresce che il prete, da quindici giorni, non ha più avuto l’autorizzazione per venirci a trovare. Vorrei ancora sentire la S. Messa e fare la comunione”, è il desiderio di Giuseppina. “Non vediamo l’ora di abbracciare i nostri figli e nipoti. Mi mancano i parenti fisicamente. Mi mancano i loro abbracci e le loro carezze” ha concluso Assunta sperando che presto tutto torni alla normalità.
S.Ar.
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