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Scritto Venerdì 22 gennaio 2021 alle 14:24

Villa Vergano di una volta, nei racconti degli ospiti della Rsa

“Avvicinare i bambini agli anziani è una ricchezza per entrambi” hanno spiegato gli operatori della RSA Villa Serena che, nonostante le difficoltà legate all’emergenza, hanno deciso di continuare a mantenere vivi i progetti “Radici e Foglie” e “Territorio”, progetti intergenerazionali che coinvolgono gli ospiti della struttura ed i bambini della scuola primaria di Galbiate e Villa Vergano.
“Da anni portiamo avanti questa collaborazione con le scuole, che crediamo essere molto arricchente. Gli anziani della nostra struttura attendono con trepidazione i bambini delle scuole che portano sempre una ventata di allegria” hanno raccontato gli operatori, che in questo periodo hanno preferito organizzare gli incontri in modalità telematica.
Proprio in queste settimane i bambini della scuola primaria di Villa Vergano, nell’ambito del progetto legato al territorio, hanno chiesto agli ospiti originari della frazione di raccontare loro momenti di infanzia, storie, proverbi o canzoni legate al territorio. E così gli ospiti della struttura, riassaporando i momenti passati, hanno parlato di loro stessi e del proprio vissuto, raccontando ai giovani aneddoti e curiosità di questi luoghi.
“Di Villa Vergano ho sempre apprezzato la natura, le piccole dimensioni del paese, dove tutti si conoscono, il panorama e le varie frazioni” hanno raccontato corlamente, descrivendo le particolarità delle frazioni di Toscio, Polgina e Figina. “La chiesetta del Pescallo dedicata alla Madonna del Carmine e la chiesetta di Pisciola dedicata alla Madonna Addolorata sono caratteristiche. In particolare a Figina c’è una chiesetta che era gestita dai frati, ricordo che abitavano nelle attuali abitazioni della frazione. Tra Toscio e Figina ci sono poi delle cappellette che aveva costruito il conte Aman”.  
Raccontando i lavori di un tempo hanno poi aggiunto: “Le persone vivevano per lo più di terra, bestiame, coltivavano per la maggior parte patate e piselli, attirando numerosi forestieri per gli acquisti. Venivano allevate pecore, mucche e pollame vario. Ricordo che in questi luoghi ci fossero molte filande” hanno aggiunto riferendosi agli allevamenti di bachi da seta. “Intorno agli anni della Seconda Guerra Mondiale si cominciò ad andava a lavorare negli stabilimenti che assicuravano uno stipendio stabile. Le donne si occupavano di ricamare le doti, confezionare i vestiti e della vita famigliare”.
Le feste erano prettamente a carattere religioso e coinvolgevano tutta la comunità: “A maggio si andava a Figina per recitare il S. Rosario, a giugno si festeggiava il patrono con la banda e la processione, il 16 luglio si andava al Pescallo e si usava benedire gli strumenti di lavoro e i bachi da seta mentre ad ottobre si celebrava la Madonna del Rosario”. Come in ogni piccolo paese non mancavano le storie, racconti popolari per ricordare ai cittadini di comportarsi seguendo i precetti religiosi: “Ricordo ci fossero delle storie sulle streghe. Si raccontava di persone a cui capitavano cose strane: un non credente, tornando a casa da Tozio, vide su un ceppo di legna una donna ammagliante che gli offrì qualcosa da mangiare. Dopo aver accettato la prelibatezza, l’uomo cominciò a sputare spilli. Per fermare la maledizione, da quel giorno, tutte le mattine si suona con le campane “l’Ave Maria”.
Le canzoni ed i proverbi raccontavano la vita di tutti i giorni, tenevano compagnia durante il lavoro ed erano legati per lo più alla vita, alla guerra ed all’amore. “Alcuni proverbi calcolavano le ore di luce e di buio durante la giornata ed altri ancora l’alternanza delle stagioni: “S. Agnese un ura e meza”, ”S. Antoni un ura e un gloria”, “S. Bias 2 ore ras”, “ A Natal un sbash d’un gal”.
S.Ar.
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