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Scritto Domenica 24 gennaio 2021 alle 13:09

Valmadrera saluta i quattro laici dell'Omg in partenza per una missione in Perù

E' stato lo scroscio di un lungo applauso a salutare nella serata di ieri sabato 23 gennaio, i quattro laici dell'Operazione Mato Grosso in partenza da Valmadrera. Destinazione Perù, e per la precisione la missione in Tomanga, dove la giovane famiglia vive da 15 anni e dove sta ultimando il progetto della scuola «Don Bosco», una superiore salesiana per la formazione di insegnanti di spagnolo.

Loro sono il lecchese Simone Rota e Chiara Montanelli di Valmadrera, che il 30 gennaio prenderanno il volo per atterrare sulle Ande a 2800 metri di altezza insieme a Claudia e Luigi, i più piccoli dei loro quattro figli.
Gremita la chiesa di Sant'Antonio Abate che ha accolto il momento di saluto nella celebrazione delle 18 presieduta dal parroco don Isidoro Crepaldi. A concelebrare anche don Tommaso Nava con don Lorenzo e don Simone, che seguono la spiritualità del movimento missionario OMG. Intense le parole di don Isidoro durante l'omelia a commento delle letture del giorno (dai «Numeri» e dal Vangelo di Matteo) che inquadrano entrambe l'intervento di Dio a favore della folla che reclama il cibo. «La Parola che abbiamo ascoltato - ha detto don Isidoro - ci aiuta ad approfondire qual è il desiderio di Dio verso l'umanità, che è quello di poterla sfamare. La nostra comunità che ha dato tanti fra sacerdoti e missionari, ha da sempre il cuore aperto verso il mondo, e verso questo stesso desiderio. La Liturgia di oggi affronta un tema millenario: come si fa a sfamare un popolo? Simone e Chiara hanno risposto proprio a questa chiamata, a questo sogno di Dio».

Il presbitero ha citato diversi esempi, non ultima la situazione dei migranti dell'America Centrale, che hanno visto infrangersi alla frontiera il sogno di una vita migliore negli Stati Uniti. «L'Occidente ha dimenticato il significato del cibo, che è innanzitutto relazione. Il venti per cento della popolazione mondiale detiene la maggior parte delle risorse e del cibo, che in gran percentuale viene buttato. Bisogna lavorare per fare in modo che questo avanzo "gettato via" e quindi superfluo, venga trasformato in risorsa per gli altri: è una nostra responsabilità. Gesù sente compassione della folla e guarisce i loro malati: dobbiamo tutti esercitare la nostra vocazione ad essere missionari, ciascuno secondo il proprio carisma. Mettiamo in gioco i nostri cinque pani e due pesci e l'umanità si sentirà sfamata. E' quello che sta facendo oggi questa famiglia: per Gesù è sufficiente».

I coniugi Rota ritornano quindi alla base, dopo un anno passato in Italia. Sarebbero dovuti rientrare in Perù già lo scorso aprile, ma sono stati frenati dallo scoppio della pandemia. Oggi è tempo di ripartire: «Una scelta - ha commentato Chiara - che oggi è più dolorosa. Lasciamo qui i nostri genitori come sempre: stavolta però ci separiamo anche dai nostri due figli più grandi». Ringraziando per il bene ricevuto in questo anno di permanenza in Italia e per la calorosa accoglienza della comunità valmadrerese, i coniugi missionari si congedano con tre parole: grazie, scusa, ti voglio bene. «Regalare la vita ad altri - ha proseguito Chiara - è una meta difficile: gli altri sono tutti, non solo amici e parenti: sono anche i poveri. Abbiamo avuto una guida che per noi è stato un papà: padre Ugo. Lui ci ha regalato la vita e per questo vogliamo provare a seguirlo, ma non lo facciamo da soli: ci proviamo insieme». Don Isidoro, nel ringraziare la coppia della sua testimonianza e del coraggio di «pensare ai poveri con la propria vita», ha voluto anche sottolineare come «la Chiesa non sia solo dei preti, ma anche dei laici. Queste sono opere che vengono dal cuore di Gesù». Ancora pochi giorni quindi e la coppia missionaria saluterà Valmadrera dove rimarranno Lucia e Alessandro, i loro figli maggiori. E nel cuore, una promessa: tornare a riabbracciarsi presto.
A.I.
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