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Scritto Martedì 03 febbraio 2015 alle 10:44

Poste: incertezza sul futuro dei lavoratori. 9 uffici a orario ridotto, 7 rischio chiusura

Carenno e Monte Marenzo in Valle San Martino; Taceno, Margno, Pagnona e Primaluna in Valsassina; Ello, Colle Brianza e Santa Maria Hoè a cavallo tra oggionese e meratese.
Sono questi i 9 uffici postali della Provincia di Lecco che rischiano di andare incontro ad una riduzione degli orari di apertura a seguito del “Piano d’Impresa 2015/2019” promosso da Poste Italiane, che prevede il taglio di 65 uffici postali e la razionalizzazione di 120 in Regione Lombardia.
A questi si aggiungono 7 uffici che potrebbero essere completamente chiusi: Lecco Acquate, Lecco San Giovanni, Beverate (Brivio), Maresso (Missaglia), Sala al Barro (Galbiate), Rossino (Calolziocorte) e una delle due sedi a Verderio.
Otto i lavoratori coinvolti in tali chiusure (negli uffici di Verderio sono impiegate due persone), e altri potrebbero subire conseguenze dalla razionalizzazione degli orari di apertura.
Tanti i dubbi che ancora gravitano intorno ad una possibile ricollocazione delle persone che lavorano all’interno di questi uffici, poiché per il momento indicazioni in merito non sono state fornite ai sindacalisti che stanno seguendo le trattative in corso.
“Gli uffici per cui si ipotizza la chiusura sono stati oggetto di una riduzione di orario negli anni passati. Quelli di Lecco, Beverate e Rossino sono aperti due o tre giorni alla settimana, Maresso e Sala al Barro non aprono il sabato ad esempio” ha spiegato Antonio Pacifico, segretario SLP- Cisl che ha avuto indicazioni sulla trattativa a seguito dell’incontro in Regione di ieri, lunedì 2 febbraio. “Si tratta di uffici situati in frazioni di comuni dove è presente uno o più uffici postali”.
A Lecco oltre alla Posta di San Giovanni e Acquate ci sono infatti una sede centrale e altri sei “satelliti”, che non correrebbero rischi di chiusura.
“La situazione ci preoccupa perché, se in pochi anni uffici già ridotti sono diventati superflui, c’è il pericolo che quelli che oggi verranno razionalizzati vadano incontro alla stessa sorte. Non ci sono inoltre indicazioni su una eventuale ricollocazione del personale di questi centri in altri uffici maggiori, che teoricamente andrebbero potenziati perché la clientela si rivolgerà a questi. Tutto questo stride fortemente con la politica aziendale degli ultimi anni, incentrata sul “recupero del terreno perduto”. Siamo di fronte invece ad una riduzione del servizio”.
Quanto prospettato colpirà in particolar modo la Valsassina, dove uffici postali già razionalizzati subiranno ulteriori tagli d’orario, e in generale gli uffici maggiori (già in carenza di personale) per i quali le sedi piccole costituiscono una “valvola di sfogo” che ora potrebbe scomparire o ridimensionarsi fortemente.
Il sindacato si sta muovendo con i lavoratori e con i sindaci interessati.
“Ieri si è svolta una assemblea a Lecco e ne seguiranno altre, c’è molta preoccupazione tra i lavoratori per l’incertezza sul loro futuro” ha spiegato Antonio Pacifico. “Vogliamo percorrere tutte le strade possibili, ma non è escluso che si arrivi ad uno sciopero della categoria che potrebbe coinvolgere il settore a livello ampio. In Provincia di Lecco lo scorso anno 10 persone hanno terminato la loro carriera, e non sono state rimpiazzate”.
Il problema riguarda anche i settori della logistica, il recapito, il back office, in continua contrazione dal 2007 ad oggi. La carenza di portalettere è stata in parte risolta con la possibilità di utilizzare contratti a tempo determinato, prorogabili, per rimpiazzare personale trasferitosi o andato in pensione o ricollocato in altre mansioni.
I sindaci dei comuni interessati da chiusure e riorganizzazioni del settore postale sono stati messi al corrente della situazione, e sono in programma incontri con i rappresentanti sindacali per discutere del futuro degli uffici e delle persone che lavorano al loro interno.
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