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Scritto Sabato 06 febbraio 2021 alle 13:51

'Cieli blu per sempre, Pescegatto': 500 persone allo stadio nel ricordo del giovane paracadutista Marco Pietro Rossi

Due paracaduti appoggiati ai piedi del feretro, sette corone di fiori disposte sul prato del Rigamonti-Ceppi una delle quali arrecante il suo “logo”, decine di adesivi apposti sulla bara prima che fosse portata via. Sono questi alcuni dei segni tangibili - oltre alle centinaia di persone giunte a stringersi intorno ai genitori – che hanno caratterizzato l’ultimo saluto a Marco Pietro Rossi, celebrato stamani nello stadio lecchese.

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realizzato da un amico



Un ultimo saluto che è stato prima di tutto ricordo, nel tentativo di restituire una presenza non più fisica, strappata all’affetto dei cari durante l’ultimo lancio effettuato lo scorso sabato a Cremona. “Nessuno di noi può restituire Marco al papà e alla mamma, però tutti noi possiamo rappresentare per i genitori prima di tutti e per le persone care una virtù, una caratteristica, una peculiarità di Marco. Tutti noi abbiamo il dovere di farlo: vivere nel loro cuore, rappresentando loro la sua dolcezza, la sua bontà, il suo sorriso, la sua generosità, il suo altruismo, la sua follia”.

È con queste parole che fra Guido - cugino di Marco, originario della Valsassina - ha esortato i presenti a coltivare il ricordo, attraverso la presenza fisica ma anche attraverso un gesto più materiale: “Sono presenti oggi tanti giovani. Vi chiedo di tatuarvi il suo nome, una sigla, MPR, pescegatto, Ines, per ricordarvi, quando lo vedete, che c’è una virtù di Marco da trasmettere”. Un promemoria, insomma, perché il ricordo continui a vivere anche dopo questa mattina, perché “altrimenti siamo qui per niente oggi”.

Pescegatto, Marco Pietro Rossi

E mentre un teleschermo ai lati del feretro ha fatto scorrere le foto che raccontano una vita - 34 anni spesi a rincorrere la propria passione e a regalare tanti sorrisi - gli amici, i compagni di avventura, gli affetti più cari si sono susseguiti nel restituire una testimonianza, un ricordo, un pensiero del loro cammino condiviso con Marco.

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“San Michele oggi ha chiamato un fratello tanto amato. Marco video-operatore che noi tutti abbiamo nel cuore, sempre aperto il suo sorriso, sempre ilare il suo viso […] Casco aveva lui da marziano, pieno di apparecchiature, che trattava come un piano da cui trarre armonie pure […] Ora vola come sai e proteggi tutti noi sono certo lo farai perché questo adesso puoi”.
Erano in tanti, presenti, a rappresentare i diversi gruppi di volo di cui il 34enne ha fatto parte.

Tra questi “Ufo” che ha rivendicato i molteplici soprannomi dell’amico a fronte del nome, testimoniando un’appartenenza legata da una passione, da un amore, da una follia per questo sport: “Era uno dei migliori paracadutisti […] perché esistono due tipi di persone: quelle filmate da lui e quelle che non si sono mai lanciate. È stato sempre per il puro e semplice piacere di farlo, testimoniare quel salto”. Ed è forse anche per questo, per la volontà di testimoniare i salti altrui, lasciare un ricordo di un’esperienza adrenalinica anche ad altri atleti, se “stai lasciando un grande vuoto in questo sport e in tante persone”.
Il giovane dai tanti soprannomi - pesce, pescegatto, Ines - il ragazzo con l’amore per il paracadute, che ha portato “tutti noi a pagare un tributo enorme per la nostra passione”, come ha ricordato una rappresentante dello Skyteam Cremona, che avrebbe preferito di gran lunga “avere una stella in meno nel cielo per conservare un amico in più”, ma consapevole che “sembra non si possa scegliere e parlare di una persona così viva, oggi, è estraniante. Marco è volato via tra il nostro sgomento e la nostra incredulità”.

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Il ricordo più straziante, infine, quello di mamma Paola - alla quale si sono strette attraverso le parole lette poco prima le amiche più care, ricordandole che “cercheremo di non farti piangere perché lui ti vede e a lui le lacrime non sono mai piaciute” - la quale innanzitutto si è rivolta ai presenti: “ciao a tutti, grazie per essere qui. Abbiate pazienza”. Pazienza per la sofferenza che strozza la voce di chi ha deciso comunque di condividere un ricordo del proprio figlio, “la mia gioia, la mia luce, il mio sole”. “Ti ho sempre ripetuto ‘fai quello che ti rende felice’ perché per me era la cosa più importante. Così hai vissuto, così hai fatto. Tutti qui oggi hanno parlato di te, sento forte e vibrante l’affetto di tutti voi che mi circonda, ma quello che vorrei sentire ancora è la tua voce che mi dice ‘mamma ho fatto un casino’”.

E anche Giovanna, cara amica di Marco, ha ricordato l’importanza del sostegno manifestato in questa settimana da tutti coloro che hanno voluto spendere una parola per il giovane: “L’attesa dopo sabato è stata lunga, le vostre parole, pubblicazioni, hanno sorretto una famiglia intera e di questo vi ringrazio”. E mentre il ringraziamento si è esteso anche al datore di lavoro di Marco, che “era orgoglioso di lavorare per voi e con voi”, Giovanna ha voluto lasciare un ultimo saluto attraverso la lingua della musica, intonando una breve melodia con un’armonica a bocca, “perdonatemi ma io sono peggio di lui”.

Marco mancherà anche al fratello minore, Costantino, che ammette profondamente commosso che “all’inizio non riuscivo a capirlo perché è tanto diverso da me. Ma poi ho capito che era una persona pura, la migliore, mi voleva tanto bene come io volevo a lui. Mi ha insegnato a guidare la sua macchina, a perseverare su tutto e valore bene a tutti. Era il migliore fratello maggiore che potessi avere”.
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L’ultimo viaggio Pescegatto l’ha fatto a spalla dei parà di Lecco. Il feretro è poi proseguito per la cremazione, in un’uggiosa mattinata di febbraio in cui tutti, alzando gli occhi umidi, gli hanno voluto augurare, ancora una volta, Cieli Blu. Per sempre.
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A.A.
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