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Scritto Giovedì 11 febbraio 2021 alle 13:33

Morte di Pischedda: a processo il moldavo che in fuga si buttò dal cavalcavia della 36

Francesco Pischedda
La scorsa settimana i colleghi lo hanno ricordato sul piazzale della sede della Sottosezione Polstrada di Bellano a lui intitolata, a 4 anni esatti dalla sua prematura scomparsa. Ora il nome dell'Agente Scelto Francesco Pischedda si appresta a risuonare nuovamente, questa volta nelle Aule del Palazzo di Giustizia di Lecco. Nel mese di aprile entrerà infatti nel vivo il processo a carico di Veaceslav Florea, il moldavo - oggi 29enne - che quella terribile notte a cavallo tra il 2 e il 3 febbraio 2017, in fuga, si è gettato da un cavalcavia della ss36, seguito a ruota dalla divisa. L'epilogo lo conosciamo: precipitati da un'altezza decisamente superiore a quella messa in conto, entrambi i giovani - "il buono" e "il cattivo", per dirla impropriamente - si schiantarono sull'asfalto della sottostante via Chiarello di Colico. Attivato il 118 dai residenti richiamati in strada dalle loro urla, la prima ambulanza portò lo straniero all'ospedale Manzoni, dove i medici lo hanno salvato; Pischedda, invece, dovette attendere a lungo l'arrivo in posto di un secondo mezzo che lo trasferì a Gravedona dove, valutate le sue condizioni, la struttura si rivelò non in grado di affrontare l'emorragia addominale in corso. Andato a vuoto il tentativo di far levare in volo l'elisoccorso - pioveva e c'era nebbia - non rimase altro che avviare una disperata corsa su ruota verso Lecco, dove il poliziotto arrivò però esanime. Archiviato il fascicolo incentrato su eventuali errore nella catena dei soccorsi, ha invece "marciato" - pur con la lentezza propria del sistema Giustizia - quello relativo alla posizione di Florea, rimasto in coma fino ai primi giorni di marzo 2017 per poi essere consegnato, non appena le sue condizioni di salute lo hanno permesso, alle autorità austriache. Sul giovanotto, irregolare sul territorio italiano e già noto alle forze dell'ordine con diversi alias, pendeva infatti un mandato di cattura internazionale per essersi reso responsabile, Oltralpe, di una serie di furti e rapine. Resistenza a pubblico ufficiale e ricettazione le ipotesi di reato a lui ascritte dal sostituto procuratore Paolo Del Grosso, titolare delle indagini, così come ai suoi due complici - due connazionali, identificati dalla Squadra Mobile di Lecco nell'agosto 2017 ma mai rintracciati – che, nella notte nera per la Polizia lecchese, "palettati" per un normale controllo, mentre viaggiavano a bordo di un Fiorino risultato rubato a Gorgonzola, invece di arrestare la marcia si resero protagonisti di un rocambolesco inseguimento lungo la ss36, culminato con uno schianto. Dal mezzo scesero in prima battuta due individui, rincorsi da altrettanti colleghi di Pischedda, lasciato invece a "piantonare" il furgone da cui improvvisamente saltò poi fuori il terzo occupante - Florea - autore del volo nel vuoto costato la vita all'agente che lo seguì giù dal cavalcavia. La prima udienza - meramente tecnica - del processo a carico dei tre si è tenuta nel luglio scorso, con rinvio calendarizzato per gennaio 2021. Il mese scorso il giudice Giulia Barazzetta, stante l'irreperibilità di due dei tre imputati, ha stralciato le loro posizioni con il procedimento che proseguirà così il prossimo 13 aprile per il solo 29enne.
A.M.
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