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Scritto Mercoledì 17 febbraio 2021 alle 16:43

Maggi Group: omessi versamenti di ritenute per quasi 2.4 milioni, si apre un altro processo

La sede della Maggi a Olginate (ora di altra società)
Omessi versamenti di ritenute certificate per poco meno di 2.4 milioni di euro. E' questo il "cuore" di un nuovo procedimento penale intentato nei confronti di Giuseppe Maggi (classe 1936) in qualità di legale rappresentante della Maggi Group, la società olginatese specializzata nella produzione di catene, dichiarata fallita nel giugno del 2019 dopo la mancata omologazione del concordato preventivo, la cui domanda era stata presentata nel febbraio dell'anno precedente. Quattro le annualità al centro dell'attenzione ovvero il 2014, il 2015, il 2016 e il 2017 per ritenute dichiarate ma non versate rispettivamente per 499.976 euro, 738.955 euro, 604.410 euro e 543.425 euro, secondo quanto illustrato quest'oggi in Aula, al cospetto del giudice monocratico Nora Lisa Passoni, dal funzionario dell'Agenzia delle Entrate Antonio Pantusa, pronto a specificare come il mancato pagamento sia emerso non nell'ambito di un vero e proprio accertamento a carico dell'impresa ma da un semplice controllo delle dichiarazioni dei redditi e dunque dei modelli 770 prodotti dalla Maggi stessa, quale contribuente.
Sentito altresì il maresciallo Vittorio Giordano, allora in forze alla Guardia di Finanza di Lecco, ovvero colui il quale ha dato seguito ai decreti di sequestro operati in prima battuta sul conto corrente della società ma anche su un piccolo conto intestato a Maggi Giuseppe passando poi ai beni immobili - incluso un capannone dal valore stimato in 1.5 milioni di euro - e alle quote societarie.
Un'udienza, quella odierna, tutto sommato molto breve ma che ha corso il rischio di saltare per il legittimo impedimento di Corrado Maggi, figlio di Giuseppe, anch'egli a giudizio ma limitatamente ad un solo dei quattro anni d'imposta in contestazione (il 2016). L'invito del medico al riposo, dopo un ricovero in ospedale per un problema di salute, non è stato ritenuto sufficiente dal giudice per posticipare l'udienza, tanto più vista la presenza in Aula dell'operante delle Fiamme Gialle tornato apposta a Lecco da Cecina dove attualmente presta servizio. Si è dunque tirato diritto, con prossima udienza calendarizzata per il 10 marzo per l'esame proprio di Corrado Maggi e l'audizione, quale teste dalla difesa della sorella Chiara, impiegata amministrativa nell'azienda di famiglia. A giugno, il 16 per la precisione, sarà poi il turno dei consulenti legali e finanziari della Maggi Group.
Prima di quella data, però, Giuseppe, Corrado e questa volta anche Giovanni Maggi (già presidente di Confindustria Lecco) torneranno in Tribunale già la settimana prossima. Il giudice Giulia Barazzetta dovrà infatti sciogliere la riserva relativa ad altra società, la Zincofuoco, sempre per una faccenda di omessi versamenti di ritenute per 288.000 euro. Come già per la Maggi Group, i tre amministratori, per il tramite dei loro legali, hanno presentato opposizione al decreto penale di condanna e, nel caso specifico dell'azienda con sede a Calolzio dedita alla zincatura a caldo, hanno chiesto poi l'estinzione della causa spiegando come l'impresa sia stata cancellata nel luglio 2017 a seguito della fusione per incorporazione proprio nella Maggi Group che avrebbe così assorbito anche il debito tributario relativo alle ritenute in scadenza il 31 ottobre. Lo scorso 5 gennaio, per valutare il da farsi, la causa è stata aggiornata al prossimo 23 febbraio. Martedì si saprà dunque se i procedimenti pendenti sui Maggi resteranno due o se andrà avanti solo quello relativo alla società "capogruppo".
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A.M.
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