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Scritto Giovedì 18 febbraio 2021 alle 16:40

Lecco, Piccola Velocità: nel nuovo 'capitolo' della storia cambia anche via Ghislanzoni

Nuovo capitolo nella lunga storia avviata nell’ultimo ventennio del Novecento con la diversa destinazione dello scalo merci Piccola Velocità ferroviaria nell’area compresa tra via Amendola e via Ghislanzoni. Sono stati realizzati i lavori di demolizione del vecchio muro perimetrale lungo via Ghislanzoni, di fronte a quello che è stato per tutto il secolo scorso l’ospedale di Lecco.


Titolo di un quotidiano anno 1990

La demolizione ha riguardato l’edificio degli uffici che ospitava tutta la struttura amministrativa e tecnica relativa al funzionamento dello scalo: vi si svolgevano le pratiche di consegna o prelievo merci, della composizione operativa dei vari convogli e dei relativi carichi. E’ stata cancellata anche la piccola casetta all’ingresso sul lato destro, abitazione del custode.
Lo scalo di Lecco è arrivato ad occupare il 26° posto nella graduatoria nazionale del movimento ferroviario, intorno alla metà del Novecento. Erano in funzione in uscita con binari, sul lato settentrionale verso il piazzale Arlenico, ben sette raccordi che si collegavano direttamente con trasporto vagoni ad altrettante grosse industrie lecchesi, come le vicine Caleotto, Arlenico, Badoni e FILE. Tale movimento è stato al centro di una recente nuova ricerca del prof. Salvatore Bordonaro, esperto nazionale delle ferrovie, residente a Como.


Il piazzale dello scalo ancora con i carri e con gli edifici ora demoliti

Il direttore della Piccola Velocità era il compianto Gianfranco Brigatti, popolare per il suo dinamismo operativo e anche per la sua grande passione per la montagna nel tempo libero. Una figura nota dello scalo merci era l’elettricista Rosario Airoldi, presidente della Pescatori Dilettanti, nel periodo migliore della sua attività agonistica, che aveva portato alla conquista di quattro scudetti tricolori.


Locomotiva dei treni merci

Dopo cento anni esatti, dal 1900 al 2000, s’apprestava a cambiare radicalmente la zona tra Lecco e Pescarenico, detta del Colombaio per la grande casa colonica che sorgeva dove ora c’è il complesso scolastico “Edmondo De Amicis”. C’erano anche i vasti prati detti del Manara. All’inizio del Novecento si apriva il nuovo ospedale che cambiava volto alla località e sviluppò l’edilizia lungo via Ghislanzoni, soprattutto nel primo tratto oltre il Caldone scoperto dell’attuale viale Dante. Qualche anno dopo arrivarono i binari, le locomotive sbuffanti, i vagoni merci di un movimento industriale che allora registrava nelle ferrovie il mezzo più moderno e rapido di collegamenti.


Via Ghislanzoni negli ultimi anni della presenza ospedaliera

Nelle ore notturne lo scalo della Piccola Velocità era pattugliato dalla Polizia Ferroviaria con agenti armati, per tutelare la presenza di grossi quantitativi di materiale viaggiante ed altro. Erano rumorose le notti di composizione di convogli, quando l’aggancio dei carri veniva avvertito dai residenti della zona: i respingenti degli stessi carri si “incollavano” l’un l’altro per formare il treno, con pesanti boati. La “Piccola” era un “alter mundus”, perimetrato tra binari e magazzini, con personaggi singolari e curiosi, come i facchini addetti alle operazioni di carico e scarico. C’era un trasbordo esterno di ritrovo popolare presso il bar della Piccola, in altre attività commerciali di via Amendola e nel negozio di parrucchiere del popolare Colnaghi.


Il cantiere attuale dei lavori sul muro perimetrale di via Ghislanzoni

Ora il Comune di Lecco intende destinare tutta la vasta area a nuove strutture di polo articolato e vario, come da ricerca in corso con i funzionari Katiuscia Vassena e Davide Cereda.
A.B.
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