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Scritto Venerdì 19 febbraio 2021 alle 16:26

Galbiate: il camp estivo nei giorni della 'guerra' per il campo sportivo di Sala al Barro costa un processo a Negri, assolto

Benedetto Negri
L'ex sindaco di Galbiate Benedetto - Tino - Negri è finito a processo con l’accusa di "Inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità". Rinviato a giudizio dopo un’opposizione a decreto penale di condanna si è oggi presentato davanti al giudice Maria Chiara Arrighi per difendersi (assistito di fiducia dall’avvocato Massimo Campa Massimo) dall'accusa a lui mossa i sensi dell'articolo 650 del codice penale.
La vicenda per cui si procedeva oggi, risalente al 2017, quando Negri vestiva la fascia tricolore e si stava affrontando la "guerra" del centro sportivo di Sala al Barro con contrapposti - in sede civile - gli allori gestori chiamati in causa, tra gli altri, proprio dal primo testimone escusso quest'oggi in qualità di denunciante. L'uomo ha così riavvolto il nastro, riportando ai tempi del contezioso, rispondendo alle domande del viceprocuratore onorario Pietro Bassi.
“Abito lì vicino ed era aperto 24 ore su 24”. Per far cessare quello che il querelante ha etichettato come costante disturbo acustico, il giudice Mirco Lombardi, come si ricorderà, aveva emesso, nell'ambito della causa allora in corso, una sentenza disponendo orari fissi di apertura e chiusura a partire dal 21 giugno 2017.
“Hanno continuato a fare quello che volevano: il 21 e il 22 il centro avrebbe dovuto aprire alle 14:00, mentre alle 8 del mattino sono arrivati dei gruppi di ragazzi per giocare a pallone. La sera del 23 e 25 giugno c’è stata una festa che è finita 15 minuti dopo la mezzanotte, orario di chiusura fissato dal Tribunale” ha argomentato il dirimepettaio.
Dopo aver chiamato l’allora primo cittadino per fargli presente la situazione, l’uomo aveva inviato una segnalazione alla Polizia Locale.
È stato sentito in Aula, dunque, anche l’agente intervenuto la mattina del 21 giugno: “si stavano svolgendo attività sportive. Il giorno dopo siamo tornati per trovare una situazione analoga”.
L’odierno imputato si è difeso sostenendo come non fosse lui il responsabile da contattare ma piuttosto il dirigente del gruppo sportivo. “Da quello che so i gestori del centro avevano cercato di trovare un accordo con il vicino almeno per quei giorni, dato che non si poteva spostare il camp estivo già organizzato da tempo, ma non c’era stato verso. Avendo compreso i problemi del cittadino già nel 2016 avevo ridotto i giorni di festa”.
In effetti, come hanno poi spiegato i testimoni indicati dalla difesa (tutti facenti parte dell’Associazione sportiva), proprio nei giorni in cui sarebbero dovuti scattare i nuovi orari i ragazzi avrebbero dovuto prendere parte ad un prestigioso camp estivo: tre settimane di allenamento gestiti dell’Atalanta. “Noi avevamo il solo incarico dei ristori e di fornire allenatori di supporto al team della Dea”.
Consapevoli di essere passibili di sanzione pecuniaria come previsto dalla sentenza del giudice civile e non potendo contattare all’ultimo minuto le famiglie, il gruppo sportivo aveva preferito rischiare piuttosto che “lasciare in strada” un centinaio di ragazzi che peraltro avevano già pagato una quota di iscrizione.
Secondo il Vpo Pietro Bassi, che ha formulato una richiesta di assoluzione nei confronti dell'allora sindaco, il giudice civile aveva disposto un’ammenda in caso di inosservanza degli orari stabiliti proprio per evitare di sfociare nel penale.
L’avvocato difensore si è associato alla richiesta di assoluzione per il proprio assistito, sottolineando che il Comune aveva fatto il possibile per evitare i fatti di cui si discuteva oggi. Priva di rilevanza, a detta della difesa, la chiusura dopo la mezzanotte del 24 e 25 giugno: il ritardo lamentato era di soli 15 minuti.
Dopo una breve camera di consiglio il giudice Arrighi ha assolto Benedetto Negri con formula piena.
F.F.
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