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Scritto Sabato 20 febbraio 2021 alle 13:46

Al Manzoni vaccinati 'senza paura' altri 18 novantenni: 'personale bravissimo, speriamo vada tutto bene'

Continua la vaccinazione anticovid degli ultraottantenni all’ospedale Manzoni di Lecco. Il sabato non ferma l’attività. Oggi, un 20 febbraio che sarebbe pure “sabato grasso” per quanto pandemico, appuntamento per altri diciotto anziani e si tratta ancora di persone al di sopra dei novant’anni. Con la dirigenza in particolare fibrillazione per l’arrivo della troupe della Rai ricevuta da un comitato d’accoglienza guidato dal direttore generale dell’ASST Paolo Favini: si sa, una comparsata in tivù val più di mille parole dette agli altri giornalisti locali.

Angela Galli

Antonietta Violi

Accompagnati dai congiunti, i “pazienti” arrivano a poco a poco. I primi, alle 8,30, sono ancora avvolti dall’atmosfera ovattata di una mattina comunque da fine settimana con una serie di attività ambulatoriali sospese e quindi hall e piazzale quasi deserti. Gli ultimi, lasceranno invece l’ospedale con un movimento già più intenso, con le prime code di altri in attesa di vaccino ma fuori dalla fascia degli “over”.

Elena Bonaiti

Se ne vanno, come sono venuti, nemmeno tanto sorpresi di incontrare i giornalisti all’uscita. In questi mesi di pandemia ci han fatto ormai l’abitudine: sugli schermi televisivi e sui giornali, ne hanno visto di intervistatori appostati davanti a ospedali e studi medici, hanno visto alternarsi a dire la loro  tanti di quegli sconosciuti destinati all’anonimato e che invece hanno conquistato la ribalta per essere guariti da quella “brutta bestia” che è il coronavirus, per essersi sottoposti al tampone o al vaccino. Quasi che il commentare la propria esperienza davanti a una telecamera o a una macchina fotografica, alla penna di un cronista, faccia parte dell’intera trafila, l’ultimo passaggio burocratico al quale si debba sottostare. Qualcuno sì, scantona. E in genere, sono soprattutto i figli a declinare l’invito a una dichiarazione. Molti però sorridono, scherzano, divertiti dall’attimo d’importanza: a Giovanni Colombo, per esempio, le “forche caudine” all’uscita fanno il paio con il “privilegio” di poco prima, quando è stato ripreso dalla tv «e adesso è un po’ stanco» come dice la figlia.

Giambattista Rusconi

Giovanni Colombo

I commenti sono sempre fatti di poche parole, di risposte semplici: tutti contenti, sì;  timori nessuno, «da una settimana aspettavo questo momento» dice Giambattista Rusconi - spiegando come sia stato un po’ scombussolato – «ma mica per paura. Sono in terapia da tempo per altro e sono abituato alle punture». E’ arrivato con la moglie e la figlia, ma oggi toccava solo a lui, la consorte dovrà attendere la prossima settimana. Naturalmente, è più giovane: oggi è ancora il turno di chi ha compiuto i 93 anni. Come Antonietta Violi che li ha festeggiati a novembre e guai a dirle che siamo già nei 94: «Calma, calma….», sbotta alzando la mani quasi a frenare la troppa fretta. Nessun trauma, dunque. «E speriamo che vada davvero tutto bene.». Per dirlo è meglio aspettare l’iniezione di richiamo fissata da un mese. Così, anche Angela Galli, Elena Bonaiti, Battistina Mandelli.

Il Dg Paolo Favini con la troupe Rai

E unanime è il parere sull’organizzazione e sulla gentilezza e la sensibilità del personale. Lo suggerisce anche qualche accompagnatore, quasi ci fosse il dubbio che i giornalisti siano in fondo lì per cercare magagne, magari fare il botto con qualcuno che si lamenta. Allora, tengono a dire che tutto è filato liscio, che l’organizzazione è stata impeccabile, che medici e infermieri sono stati molto accoglienti. Del resto, sul muro esterno dell’ospedale campeggia ancora lo striscione della Uil sanità rivolto al personale: «Siete l’orgoglio del nostro Paese». Era comparso quasi un anno fa, all’epoca della prima ondata quando finestre e balconi erano fioriti di lenzuola e bandiere, di “Andrà tutto bene”, di lodi e incoraggiamenti per chi era in prima linea.

Poi, la seconda ondata ha spazzato via tutto e sono rimasti una sorta di apatia, di rassegnazione, qualche moto di rabbia, tanta incertezza. E, ora, almeno, il vaccino. «Speriamo».
D.C.
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