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Scritto Martedì 23 febbraio 2021 alle 08:43

Parco Monte Barro: là dove c'erano 400 querce rosse un nuovo bosco crescerà

Il Barro si rifà il look. Due gli interventi importanti messi in essere nei territori di Malgrate e Valmadrera per la ripresa del suolo e la prevenzione da dissesti e incendi. Se ne è parlato ieri sera, lunedì, in un incontro pubblico organizzato dall’Ente Parco per via telematica, alla presenza della Presidente Paola Golfari e del Direttore Mauro Villa con Antonio Bossi nelle vesti di moderatore. A rispondere alle domande anche Michele Cereda, dottore forestale, che ha illustrato le opere in corso sul versante nord, rispondendo alle domande dei cittadini intervenuti. «Stiamo lavorando – ha spiegato la Presidente - alla bonifica del territorio in comune di Malgrate dai danni degli incendi passati e in via precauzionale in vista di possibili eventi similari futuri. La seconda questione riguarda l’eradicazione di un grosso nucleo di quercia rossa in Val Faè. Prevediamo inoltre altri progetti per aiutare il ripristino naturale del bosco, migliorare l’habitat delle specie autoctone e per la pulizia e la cura dell’area nei prossimi anni».
La tutela della biodiversità è una «mission» che affonda le sue radici nella storia dell’Ente, dalla sua trasformazione da riserva in Parco Naturale di interesse regionale nel 1983: caso unico in Lombardia, il Consorzio nacque dalla volontà locale e nel 2000 (in seguito all’emanazione delle direttive europee «habitat» e «uccelli» ) il Parco fu riconosciuto come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e come ZPS, zona di protezione speciale per la tutela dell’avifauna, in cui vige il silenzio venatorio. L’insieme dei siti ZPS e SIC costituisce la «Rete Natura 2000», zone cioè nelle quali la UE ha ultimamente ribadito l’importanza di frenare la perdita della biodiversità. Queste le basi sulle quali poggia la necessità degli interventi odierni, che non avevamo mancato di suscitare qualche malcontento soprattutto tra i malgratesi.

«Già nel 2019 – ha illustrato il dottor Cereda – si era manifestata la possibilità di mettere in atto dei lavori di miglioramento, con l’individuazione nel piano di indirizzo forestale di un’area significativa soprattutto in prospettiva futura: sono superfici poco accessibili la cui morfologia è di particolare interesse. La situazione attuale risente del fortissimo sfruttamento dei boschi del dopoguerra: nel 2019 il Barro ne ha assunto la gestione tramite contratto di affitto di alcune proprietà dei comuni di Malgrate e Valmadrera, oltre che di privati. In queste aree abbiamo individuato la possibilità di una gestione più attenta con risultati visibili». Decisamente estesa la superficie di riferimento: circa 20 ettari. Prossima la conclusione dei lavori, che dovrebbe avvenire nel corso delle prossime due settimane. Circa 400 le piante individuate e contrassegnate, con dimensioni abbastanza rilevanti, sui 90 centimetri di diametro: le più vecchie hanno all’incirca 80 anni.

Il perché dell’eradicazione è da ricercarsi nella natura infestante della quercia rossa, pianta di origine nordamericana importata in Italia negli anni ’20 a fini per lo più sperimentali. «E’ un organismo preoccupante dal punto di vista ambientale – ha spiegato Cereda – in quanto specie alloctona. Le piante sono molto grandi e l’ampiezza della chioma non permette il passaggio della luce e di conseguenza la quercia rossa tende a escludere le altre specie dal contesto in cui vive, autorinnovandosi. Inoltre le sue foglie sono ricche di tannino, il che le rende difficilmente alterabili, e questo dà fastidio agli organismi propri del nostro ambiente. I nostri anfibi risentono della presenza di queste piante e fanno fatica a riprodursi. Questo tipo di quercia, in quanto specie importata, è arrivata senza il suo carico ambientale a seguito, senza parassiti per esempio, senza altre specie che potessero controllarla. I suoi tronchi sono intatti, proprio per questo motivo».
Via le querce, il bosco dovrà ripartire da zero: «L’impegno del Parco – ha specificato Mauro Villa - è quello di vigilare sul ripristino. Ci aspettiamo una esplosione naturale di specie autoctone, ma se questo non dovesse avvenire provvederemo artificialmente. Vigileremo anche sul comportamento dei rovi che potrebbero soffocare le nuove piantine e della stessa quercia rossa che con ogni probabilità si rigenererà dalle tante ghiande cadute sul terreno. Valuteremo anche la risposta della fauna locale». Per il trasporto dei tronchi (in qualche caso difficile, soprattutto nelle zone meno accessibili), è stata riattivata una pista forestale del 2001, in aggiunta ai nuovi tracciati. Al termine dei lavori, tra circa 15 giorni, prenderà il via il ripristino delle piste e le operazioni di pulizia. I proventi dalla vendita del legname così ottenuto – sui 20mila euro - saranno reinvestiti negli interventi manutentivi. Impegnativo lo sforzo dell’Ente, che ha investito nei lavori circa 200mila euro: «Penseremo – hanno concluso gli intervenuti – a progetti di educazione ambientale, covid permettendo. Nel frattempo auspichiamo anche il sorgere di iniziative spontanee per il monitoraggio della manutenzione del parco, e delle reazioni di flora e fauna». A lavori ultimati, perché l’area disboscata ridiventi bosco, bisognerà aspettare «per lo meno un quadriennio»: quattro anni in cui il bosco andrà «aiutato» a crescere nella direzione giusta, nel rispetto del territorio e per la salvaguardia della biodiversità, obiettivo ultimo del progetto.
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A.I.
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