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Scritto Giovedì 04 marzo 2021 alle 17:35

Il Papa in Iraq: una visita 'conosciuta' dai lecchesi 30 anni fa

Papa Francesco sarà in Iraq da venerdì 5 a lunedì 8 marzo: è il primo viaggio apostolico in un paese in maggioranza sciita che ha vissuto quattro conflitti negli ultimi quattro decenni; può così a ragione, considerarsi "storico". I lecchesi hanno conosciuto i tentativi di promuovere tale viaggio di fraternità e di speranza già trent’anni fa.


Il cardinale a Consonno, nella residenza per anziani di fratel Alberto Bosisio

Resta nella memoria del territorio la visita “lampo”, durata un solo giorno, nella primavera 1991, dell’allora arcivescovo Raphael I Bidawid, cardinale a Bagdad e patriarca dei caldei, i cattolici dell’Iraq: era stato ricevuto nei giorni precedenti in Vaticano da Giovanni Paolo II dove, con udienza privata, portò al Pontefice l’invito a raggiungere il suo Paese; una visita che si proiettava però su un futuro non immediato, subordinata ad uno scenario territoriale di pace, al centro di numerose iniziative diplomatiche a livello delle Nazioni Unite che incontravano ripetute e crescenti difficoltà.


Il cardinale nella chiesetta di Consonno, con fratel Alberto

Perché il cardinale di Bagdad nel lecchese? L’invito era stato rivolto dal parroco di Suello don Giacomo Tagliabue, tramite mons. Dino Monduzzi, prefetto della casa pontificia in Vaticano. L’arcivescovo visitò la residenza di accoglienza anziani in località Consonno sopra Olginate, diretta da fratel Alberto Bosisio. Sostò poi a Suello, in quel periodo “crocevia” di porporati, dal cardinale polacco Glemp, arcivescovo di Varsavia, al patriarca di Gerusalemme Michel Sabbak.


Un momento dell'intervista televisiva

Le sorprese maggiori vennero, comunque, dall’intervista televisiva rilasciata dal cardinale di Bagdad a Consonno. L’arcivescovo lamentò gli eccidi provocati dagli aerei alleati che, nonostante le bombe intelligenti e i mirati bersagli militari, avevano sventrato complessi civili, con vittime innocenti fra bambini, donne e anziani. Il cardinale fece anche una dichiarazione sorprendente: disse che fra i regimi mussulmani Saddam Hussein era il più rispettoso della libertà della Chiesa cattolica nella missione pastorale. Rese noto che, dopo essere tornato a Roma (dove aveva studiato da giovane seminarista negli anni ’50), sarebbe rientrato a Bagdad. Era fissata la cerimonia di ordinazione di nuovi preti iracheni: un momento molto importante e significativo per un vescovo e per tutto il “piccolo gregge” che era la presenza dei cattolici in Iraq. Il cardinale aggiunse: “L’ordinazione di nuovi preti è un ulteriore segno di libertà che la Chiesa cattolica dispone in Iraq”.
Nella visita, da Consonno a Suello, il cardinale di Bagdad era stato accompagnato dall’assessore provinciale ai servizi sociali Augusto Spreafico, già sindaco di Molteno.
A.B.
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