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Scritto Giovedì 04 marzo 2021 alle 17:49

Lecco: un nigeriano a giudizio per tentato omicidio. Avrebbe ferito un connazionale

Il dr. Marco Cadeddu, al tempo dell'episodio
in contestazione dirigente della Squadra Mobile lecchese
L'udienza odierna è stata lunga e costellata dalle testimonianze di diversi agenti di Polizia e altre persone, chiamati a fare luce su un grave episodio di cronaca avvenuto il 23 luglio 2017 a Lecco. Quel giorno un 24enne nigeriano, all'epoca dei fatti ospite di un centro di accoglienza del territorio, venne aggredito alle spalle con un'arma bianca (presumibilmente un coltello) rimediando un gravi lesioni all'altezza del torace. 
Chiamato a rispondere delle accuse di rapina e tentato omicidio è Happy Omoregie, classe 1993 e anch'egli nigeriano, difeso dall’avvocato Monica Grosso del foro di Torino. Assente stamani nell'udienza celebrata dinnanzi al cospetto giudicante presieduto da Nora Lisa Passoni - con a latere Giulia Barazzetta e Martina Beggio - a lui gli uomini della Questura lecchese erano arrivati grazie al riconoscimento fotografico effettuato in ospedale dalla stessa vittima e dalle celle telefoniche agganciate dal suo smartphone, in prossimità del luogo in cui era avvenuto il ferimento del richiedente asilo, in zona Caleotto.
Era una domenica mattina quando, poco prima dell'ora di pranzo, gli operatori del 118 avevano prestato soccorso al ferito in Corso Promessi Sposi, non lontano dal centro Meridiana, mentre fra i primi ad intervenire era stato un fedele della chiesa mormone, all'epoca dei fatti carabiniere in servizio nel lecchese, che, allertato da alcuni ''confratelli'', aveva raccolto la testimonianza dell'allora 24enne, cercando di capire esattamente cosa fosse successo.
Non è stato facile stamani in aula ricostruire nei dettagli l'episodio al centro del fascicolo penale (di cui è titolare il pubblico ministero Andrea Figoni) che ha visto l'intervento di diversi agenti di Polizia, fra i quali l'allora dirigente della Squadra Mobile Marco Cadeddu, oggi in servizio a Treviglio. Le forze dell'ordine infatti, erano riuscite a risalire al presunto autore dell'aggressione tramite un elenco di ospiti del centro di accoglienza gestito a Ballabio dalla cooperativa Itaca. Fra loro figurava anche Happy Omoregie, come ha confermato l'allora responsabile della struttura, che ha ricordato il trasferimento provvisorio del giovane in un appartamento e il suo successivo ricollocamento presso il centro per alcune problematiche comportamentali.
Utilizzate durante le indagini anche le telecamere del sistema di videosorveglianza installate in diversi punti della città, che avrebbero immortalato diversi gruppi di nigeriani fra i quali anche il presunto aggressore e la vittima, costituitosi - quest'ultimo - parte civile tramite l'avvocato Daniela Sacchi.
Chiamato a testimoniare anche il chirurgo del Manzoni che aveva operato la vittima, mentre non hanno fornito particolari salienti le brevi testimonianze rese da alcuni connazionali dei due coinvolti, raccolte sul finire di udienza, aggiornata al prossimo 22 luglio per la discussione finale, prima che del cambio di composizione del collegio giudicante previsto entro l'autunno.
G.C.
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