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Scritto Venerdì 05 marzo 2021 alle 18:17

Asst, il microbiologo Luzzaro: nel lecchese resta ancora basso il numero delle varianti

Nel corso della conferenza stampa che si è svolta nel pomeriggio con l'Asst di Lecco, a fare chiarezza sull'incidenza delle varianti del virus rispetto all'aumento di contagi che si sta registrando negli ultimi giorni è stato il microbiologo Francesco Luzzaro.
Tra i dati forniti dal medico uno in particolare riguarda il lecchese, dove a detta di Luzzaro il numero di varianti riscontrate nei pazienti contagiati risulta al momento contenuto. ''E' da sottolineare che in Italia non c'è una grande attività di sequenziamento per stabilire se quello rilevato attraverso un tampone sia un virus variato o quello classico'' ha spiegato.



Francesco Luzzaro, microbiologo dell'ASST di Lecco

''I dati più recenti, forniti dall'assessorato al welfare di Regione Lombardia e relativi ad un'indagine epidemiologica effettuata il 18 febbraio, su 213 tamponi è emerso che il 64% erano di variante inglese, in minima parte di quella sudafricana e nessuna brasiliana. Questi sono gli unici dati ufficiali che al momento abbiamo a disposizione. Da qui è sorta anche una certa tendenza a preoccuparsi per questa variante inglese. Molti pensano che provochi una maggiore gravità della malattia, ma da questo punto di vista non c'è nessuna evidenza che sia così. Ciò che è stato osservato è piuttosto che ha una capacità di trasmissione più elevata del 37% rispetto alla variante che ormai definiamo tradizionale''.
Il dottor Luzzaro ha quindi risposto ad alcune questioni ancora poco chiarite rispetto ai vaccini. ''In questo momento non ci sono molti dati, ma quelli che abbiamo indicano che le vaccinazioni attualmente a disposizione coprono almeno la variante inglese, per quella sudafricana e brasiliana di evidenze invece non ce ne sono al momento. Per quanto riguarda l'efficacia dei diversi vaccini disponibili, credo che dal punto di vista della comunicazione ci siano state delle carenze, almeno quando si dice che Pfizer ha una efficacia del 95% e Astra-Zeneca del 60%. Questi dati si riferiscono ai casi sintomatici confermati in laboratorio, senza necessitare di un'ospedalizzazione. Se invece si vanno a guardare i dati relativi ai soggetti che hanno avuto necessità di ricovero o quelli ancora più gravi, Astra-Zeneca arriva agli stessi livelli di Pfizer''.



Il direttore sanitario Enrico Frisone

Subentrando all'intervento del dr. Luzzaro, il direttore socio sanitario Enrico Frisone ha invece motivato la scelta di non effettuare più i test antigenici ''rapidi'' presso i punti prelievo dell'Asst, ma di utilizzare solo tamponi molecolari. ''Il notevole aumento delle richieste di quest'ultimo periodo – ha spiegato Frisone – ci ha spinti ad abbandonare i test antigenici per una questione di ottimizzazione della procedura. Se un test rapido risulta positivo, l'individuo deve comunque sottoporsi a quello molecolare. Per non generare code, essendo arrivati anche a tamponare tra le 500 e le 600 persone al giorno e avendo aumentato la nostra possibilità di processare quelli molecolari, abbiamo preferito adottare questa strategia''.
A.S.
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