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Scritto Martedì 09 marzo 2021 alle 15:31

Colico: festino finì con due morti, rito abbreviato per l'unica imputata a giudizio per la morte di Daniel e Riccardo

Riccardo Micheli e Daniel Ghedin
Il processo entrerà nel vivo il prossimo mese di settembre, quando alla richiesta del pubblico ministero replicheranno le parti. Stamani infatti il giudice per le udienze preliminari Salvatore Catalano si è espresso a favore della richiesta di rito abbreviato, avanzata dai difensori della 21enne che - a detta della Procura lecchese - avrebbe contribuito con la sua condotta alla morte degli amici Daniel Ghedin, 19enne originario di Sorico (Como) e Riccardo Micheli, 18 anni, di Piantedo (Sondrio) trovati esanimi lo scorso 26 aprile, in piena emergenza coronavirus, in un appartamento di Via Nazionale a Colico, a poche ore da un festino a base di alcool e droga, organizzato insieme a due amiche, fra le quali anche l'odierna imputata.
Cessione di sostanza stupefacente e morte quale conseguenza di altro delitto, sono infatti le accuse formulate  dal sostituto procuratore Paolo Del Grosso, titolare del fascicolo aperto nell'immediatezza del rinvenimento dei cadaveri dei due ragazzi, a carico della giovanissima, residente in provincia di Sondrio.
Secondo la tesi della Procura sarebbe stata proprio la 21enne a ''passare'' l'oppioide sintetico ai due amici; sulla base degli elementi e dalle testimonianze raccolti dai Carabinieri del comando provinciale di Lecco, le boccette trovate nell'appartamento andrebbero infatti ricondotte proprio a E.D.M., classe 2000, già in cura al SerT proprio per problemi di tossicodipendenza e "beneficiaria" dunque della sostanza, in quel periodo fornita con minor frequenza e dunque in maggir quantità tutta insieme dal Centro della provincia di Sondrio presso il quale era assistita, per evitare assembramenti e spostamenti in fase di lockdown.
La giovane stamani era presente stamani in udienza, affiancata dai suoi legali di fiducia, gli avvocati Manuela Ghezza e Marcello Perillo, con quest'ultimo che ha avanzato richiesta al giudice per conto della 20enne, di potersi avvalere del rito abbreviato condizionato però all'esame dattiloscopico delle boccette. Facile comprendere la ragione ovvero appurare se sul prodotto vi siano o meno le impronte di E.D.M., per avere riscontro dell'effettivo ruolo attivo della sondriese nel cedere il metadone ai due amici. Un'istanza parzialmente rigettata dal giudice, che ha unicamente ammesso l'imputata al rito, considerando tuttavia la condizione posta dalla difesa non decisiva ai fini dell'accertamento della penale responsabilità della stessa.
Durante l'udienza - alla quale ha presenziato anche l'avvocato Lucia Nulli del foro di Como che si è costituita parte civile per conto dei familiari di Daniel Ghedin - la difesa ha prodotto delle chat whatsapp relative a conversazioni avvenute nei giorni successivi la tragedia. Proprio sulle testimonianze rese dagli amici e sul ruolo dell'imputata, verterà la discussione in programma a settembre, cui farà seguito la sentenza disposta dal giudice Catalano.
G.C.
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