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Scritto Mercoledì 10 marzo 2021 alle 23:06

Sparatoria di Olginate: il PM chiede il giudizio immediato a Como. Tre i colpi esplosi all'indirizzo di De Fazio, presenti 2 pistole

Stefano Valsecchi in una foto scattata il giorno dell'interrogatorio di garanzia
Se il suo avvocato non opterà per il rito abbreviato, riportando di fatto il fascicolo a Lecco, Stefano Valsecchi, reo confesso dell'omicidio di Salvatore De Fazio, il 46enne freddato a colpi di pistola il 13 settembre scorso in via Albegno a Olginate, sarà processato dinnanzi alla Corte d'Assise di Como, competente vista la gravità del fatto, senza passare dall'udienza preliminare. Il sostituto procuratore Paolo Del Grosso, ricevuti nei giorni scorsi la relazione dell'anatomopatologo Paolo Tricomi e l'esito della consulenza balistica disposta, ha chiesto infatti il giudizio immediato, formulando tre capi d'imputazione in capo al 55enne calolziese: l'omicidio volontario di Salvatore De Fazio, ovviamente; il tentato omicidio del fratello Alfredo, 51 anni; il porto illegale in luogo pubblico di arma. Due – la novità – le pistole “ascritte” al calolziese, circostanza che potrebbe portare a ipotizzare una chiara volontà di uccidere. Avrebbe comunque fatto fuoco effettivamente con una sola, colpendo per ben tre volte il 46enne raggiunto da due proiettili – come attestato dal dr. Paolo Tricomi,  primario emerito di anatomia patologica dell'ospedale Manzoni -  al torace e da uno al volto, tra lo zigomo e l'occhio, il così detto colpo di grazia al quale, da un balcone, secondo le risultanze raccolte dai Carabinieri nell'immediatezza del fatto di sangue, avrebbe assistito anche un residente della vita teatro di quella che fin da subito è stata interpretata come una “resa dei conti”. Valsecchi, infatti, avrebbe dato appuntamento a De Fazio per vendicare il pestaggio subito la sera prima – pare da parte di uno dei ragazzi della vittima – da suo figlio Michele, con cui al momento condivide la cella a Pescarenico essendo stato tratto in arresto a sua volta, prima di Natale, per dopo l'accoltellamento di un civatese fuori da un bar di Maggianico.
“Stefanino”, come il manovale è conosciuto sul territorio,  in interrogatorio di garanzia aveva però sostenuto di non essere andato a Olginate con l'intento di ammazzare, quanto piuttosto di chiarire con il “rivale”, spaventandolo. L'incontro si è trasformato però, nel giro di qualche istante, in mattanza, con tre figli rimasti senza un padre e il trasferimento d'urgenza di Alfredo De Fazio – che si era offerto di accompagnare il fratello all'appuntamento - in ospedale dopo essere stato attinto al volto, riuscendo comunque con le proprie gambe a fuggire, trovando riparo nell'androne di un condominio.
Il pallino, dopo la mossa della Procura, passa ora al difensore del calolziese, l'avvocato Marcello Perillo che ha 15 giorni per optare o meno per l'abbreviato. Altrimenti si andrà a Como, con prima udienza già calendarizzata per il 23 settembre.
Entreranno nel processo la moglie e i figli di Salvatore De Fazio, assistiti dall’avvocato Nadia Invernizzi, nonché Alfredo De Fazio, le sue cinque sorelle (Anna, Nerina,  Ornella, Palma e Rosina) e la madre Rosina Aloe, rappresentate dall’avvocato Luciano Bova.
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