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Scritto Sabato 13 marzo 2021 alle 17:06

Lecco: rubato il gatto dalla tomba del parà. In suo ricordo defibrillatore per chi continua a 'saltare'

Marco Pietro Rossi, conosciuto come "Pescagatto" o "Ines"
Marco Pietro Rossi aveva due passioni: il volo e i gatti. La prima gli è risultata fatale lo scorso 30 gennaio. Era un sabato come oggi: qualcosa in fase di atterraggio non è andato per il verso giusto. Lo schianto al suolo, sulla pista dell'aeroporto del Migliaro. Il trasporto all'Ospedale di Cremona. Il decesso a soli 34 anni e una vita ancora davanti. Questa mattina al cimitero monumentale di Lecco l'amara scoperta di mamma Paola: è stato rubato o comunque non c'è più un oggettino depositato sulla lapide dopo l'addio tributato al suo ragazzo il 6 febbraio allo stadio Rigamonti Ceppi con la partecipazione di almeno 500 persone tra famigliari, amici e paracadutisti da tutta Italia intervenuti per augurare, in un altro sabato uggioso, "cieli azzurri" al loro "Pescegatto". Era - neanche a dirlo - un gatto in terracotta. "Qualcuno in settimana ha pensato di poterselo prendere" ha fatto sapere la madre, tramite i social. "Non mi aspetto più nulla dalla gente, gente senza dignità, senza rispetto nè per chi non c'è più nè per il dolore di chi piange la persona amata. Era solo un gattino di terracotta ma per me e per Giò, la sua compagna, era un simbolo di cuore, d'amore. Spero che chi l'ha trafugato senza pietà e senza amore, riceva nella sua vita il doppio di quello che ha seminato" lo sfogo condiviso da colei che, come suggerito da fra Guido durante la liturgia allo stadio, si è tatuata sul braccio il nome di suo figlio per ricordare nel tempo le virtù di Marco da non disperdere.
"Non ci aspettavamo onestamente che sparisse così in fretta" spiega la compagna di Marco. "Eravamo stati messi in guardia. "Non lasciate cose in cimitero perchè vengono rubate" ci era stato detto. Pare essere una brutta abitudine. Ma dinnanzi a una grossa perdita non ritrovare il gattino ci ha fatto veramente male. Questa mattina Paola si è arrabbiata molto, è scoppiata in pianto. Io lo avevo acquistato con tenerezza: non avrei mai immaginato di poter contribuire ad aggiungere altro dolore al dolore. Mi sembrava un modo per dire "siamo qui, ti facciamo compagnia". Marco era il mio compagno, avevo bisogno io lasciargli qualcosa per dirgli "ti sono vicina". Tra l'altro era una statuetta di piccole dimensioni, in terracotta, di poco valore, nascosta tra i fiori di una tomba di famiglia a terra. Chi l'ha rubato si è perso davvero per poco...".
Conclusa nel frattempo la raccolta fondi avviata nell'immediatezza della prematura scomparsa del 34enne. L'obiettivo era quello di acquistare un defibrillatore da donare allo Sky Team Cremona dove "Ines" era di casa, tra salti per puro divertimento e lanci per riprendere - da abile e disponibile cineoperatore - le prodezze altrui, restituendo foto e video spettacolari, capaci di immortalare l'adrenalina del momento. A breve verrà reso noto l'impiego della somma introitata. "Sicuramente basterà per l'acquisto del dispositivo e della teca attrezzata per conservarlo non solo per lo Sky Team Cremona ma anche per la sezione lecchese dei parà, con cui Marco ha effettuato i primi lanci. Ci teniamo a ringraziarli in questo modo per tutto l'aiuto fornito nell'organizzare la cerimonia allo stadio e per le bellissime parole di vicinanza che hanno speso per noi. Forse si riuscirà a acquistare anche un terzo defibrillatore: sono strumenti obbligatori per tutte le drop zone - le piste di lancio - quindi, tra tutte quelle che Marco frequentava, valuteremo quale ha maggiore necessità di sostituire quello in uso perchè più datato. La chiusura della raccolta fondi - continua Giò - è stata decisa proprio per ragioni pratiche: così tutti insieme potremo decidere come concretamente impegnare l'importante cifra".
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