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Scritto Giovedì 18 marzo 2021 alle 18:48

L'Arcivescovo di Milano Mario Delpini in Valle San Martino nel ricordo delle vittime del Covid: 'Non dobbiamo ripiegarci nel dolore, vi invito alla speranza'

"Sento i vostri morti come miei. Sono qui per condividere la vostra tristezza, ma anche e soprattutto per invocare speranza". Questo il messaggio che l'Arcivescovo di Milano Mario Delpini ha voluto lasciare nel pomeriggio di oggi, giovedì 18 marzo, nel corso della sua visita in Valle San Martino, territorio non afferente alla Diocesi del capoluogo lombardo, ma comunque legato alla tradizione e al rito ambrosiano.


L'arrivo dell'Arcivescovo a Vercurago. Sulla sinistra don Angelo Riva

Accolto da don Angelo Riva in qualità di Vicario della CET (Comunità Ecclesiale Territoriale), Monsignor Delpini ha fatto "tappa" nei cimiteri di Vercurago, Calolzio, Monte Marenzo, Erve e Carenno per ricordare tutte le vittime del Covid-19, che anche nella nostra zona ha lasciato - e sta tuttora lasciando - pesanti strascichi in termini di contagi e lutti, con molti defunti che, specie durante il primo lockdown del 2020, non hanno potuto nemmeno avere l'ultimo saluto da parte dei propri famigliari.



"Quattrocento anni fa, quando la peste mieteva vittime quotidianamente, in questa terra era giunto il Cardinal Borromeo" ha esordito il sindaco di Vercurago Paolo Lozza, accogliendo l'Arcivescovo al camposanto del paese. "Allora incontrò anche l'Innominato nella sua Rocca, un uomo in cerca di speranza, proprio come noi dopo il grande dolore che ci ha attraversato: in questi giorni ancora travagliati vogliamo essere portatori di luce".
Definendo la visita odierna come "una preziosa occasione di preghiera", don Andrea Pirletti ha poi introdotto la celebrazione esequiale presieduta al cimitero, alla presenza delle autorità e dei rappresentanti di alcune associazioni locali. "Siamo qui per e soprattutto con i nostri defunti, per chiedere loro di aiutarci a non cadere, a stare insieme come fratelli e a camminare nella speranza" ha affermato il parroco. "Il Signore ci sostenga nel costruire la nostra casa sulla Parola di Dio, in questo momento in cui continua a sferzare il vento della pandemia e i fiumi della paura straripano".



"Queste parole ci esortano alla fede e alla speranza" ha dichiarato poi Monsignor Mario Delpini. "Partecipo sinceramente al dolore di queste terre di rito ambrosiano. I vostri morti sono miei, ma il Vangelo mi induce a sottolineare che sotto la croce di Gesù non si sentivano frasi di cordoglio, quanto piuttosto di consolazione, di missione, parole che esortavano a guardare avanti, a invocare il tempo della speranza. La desolazione di questo tempo non deve spingerci più a lamentarci, ma deve incoraggiarci a vivere, seppur in un modo nuovo".


L'arrivo al cimitero di Calolzio

"Vi rivolgo quindi tre pensieri, relativi ad altrettante cose che dobbiamo imparare a fare" ha proseguito l'Arcivescovo. "Innanzitutto dobbiamo saper pregare, entrare davvero in comunione con Gesù; dobbiamo poi avere la speranza cristiana, quella che sa guardare lontano, che ci dice che non siamo fatti per la morte, ma per la vita. Infine dobbiamo imparare a prenderci cura degli altri senza ripiegarci nel nostro dolore, che non ci dà il diritto di chiuderci in noi stessi, di lamentarci, di abbandonarci alla nostalgia e ai sensi di colpa. Non possiamo fermarci a questo: è vero, siamo esasperati e stanchi della mancanza di libertà, dell'assenza delle piccole cose che fino a un anno fa erano assolutamente normali; questo costante malumore rischia di isolarci, quando invece siamo chiamati a portare conforto, aiuto a chi si sente abbandonato".



Un messaggio, questo, ribadito anche a seguire al cimitero di Calolzio, dove Monsignor Delpini è stato accolto dal sindaco Marco Ghezzi - che dopo un breve saluto ha ceduto la sua fascia tricolore al vice Aldo Valsecchi - nonchè dall'Arciprete don Giancarlo Scarpellini e dagli altri sacerdoti dell'Unità Pastorale. "La ringraziamo di cuore per la sua presenza" ha detto il primo cittadino, ricordando come anche il "capoluogo" della Valle San Martino sia stato colpito in maniera evidente dalla pandemia con centinaia di contagiati - sono circa 120 gli attuali positivi - e una cinquantina di morti.



La visita dell'Arcivescovo è poi proseguita a Monte Marenzo, Erve e Carenno, dove alle 20.30 sarà celebrata una S. Messa in suffragio, in particolare, di don Adriano Locatelli, sacerdote della comunità scomparso il 19 marzo scorso dopo aver contratto il virus: un momento significativo anche e soprattutto per il parroco don Angelo Riva che a causa del Covid ha perso il padre, il cui feretro era tra i carri militari transitati per la città di Bergamo e immortalati in immagini passate, purtroppo, alla storia.



"La giornata odierna è stata anche l'occasione per ricordare tutti i morti che in quei giorni tragici non abbiamo potuto salutare come avremmo voluto" ha dichiarato don Angelo in un'intervista a Vatican News (CLICCA QUI). "Il modo di salutare le vittime è quello di vivere la memoria nella prospettiva di vita e di Risurrezione".

Galleria immagini (clicca su un'immagine per aprire l'intera galleria):

B.P.
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