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Scritto Venerdì 19 marzo 2021 alle 17:36

Quasi 30mila firme per "salvare il Magnodeno". Intanto in Regione si pensa ad una legge sulle cave

La petizione “Salviamo i Magnodeno”, lanciata il 9 marzo, ha raggiunto in dieci giorni quasi 30mila firme. Promossa dall’omonimo comitato, la raccolta firme ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione e di smuovere l’amministrazione provinciale e comunale in vista di un appuntamento importante.

Il prossimo 31 marzo infatti la Conferenza dei servizi in seno alla Provincia di Lecco dovrà decidere se autorizzare o meno la ditta Unicalce Spa ad allargare di 2.791.000 metri cubi il fronte di cava di Vaiolo Alta, quella posta più a monte delle tre cave attive da tempo sul Magnodeno. Per questo gli attivisti si stanno muovendo su due fronti: da un lato la sensibilizzazione e l’informazione delle persone sul perché è secondo loro necessario interrompere definitivamente l’attività di cava, dall’altro la produzione di osservazioni da presentare alla Conferenza dei servizi, per sottolineare delle problematicità specifiche all’escavazione nell’area del Magnodeno.

Le attività legate alla cava infatti avrebbero “conseguenze gravi per la salute pubblica e dell’ecosistema”: dalla produzione di emissioni elevatissime di CO2 (circa 200.000 tonnellate all’anno, più dell’inceneritore di Valmadrera), alla tenuta idrogeologica dell’area e la qualità dell’acqua dei torrenti che attraversano il monte, all’inquinamento acustico e quello derivato dalle polveri, fino alla compromissione della flora e della fauna locale e di nuclei storici come Neguggio, Campo dei Boi, Carbonera e Piazzo.
Ma l’obiettivo del comitato è ambizioso: “Vogliamo fare sì che anche quell’area del Magnodeno torni ad essere, da spazio inaccessibile e degradato nelle sue potenzialità naturali e paesaggistiche, un’area di cui la collettività possa fruire nella sua totalità, riappropriandosi di un bene privato per troppo al beneficio di tutti. Per restituire quest’area ai cittadini e perché possa avere luogo il necessario ripristino ambientale, è necessario porre fine all’escavazione. Il Magnodeno ha già dato troppo ai cavatori, ha donato le sue ‘membra’ per arricchire pochissime persone”.

Se da parte delle istituzioni locali al momento non c’è stata una risposta o una presa di posizione pubblica rispetto alla costituzione del comitato e alla raccolta firme, qualcosa sembra muoversi in Regione. La giunta, su proposta dell'assessore all'Ambiente e Clima, Raffaele Cattaneo, ha approvato il progetto di legge per la “Disciplina della coltivazione sostenibile di sostanze minerali di cava e per la promozione del risparmio di materia prima e dell'utilizzo di materiali riciclati”. Ora il progetto passerà al vaglio del consiglio. "La riforma del sistema di pianificazione e autorizzazione delle attività estrattive - dice l'assessore Cattaneo - si pone nell'alveo dell'economia circolare. Ovvero del risparmio di materia prima e riutilizzo dei materiali riciclati, e della riduzione e mitigazione delle pressioni ambientali, anche in termini di prevenzione del contenzioso”. Una proposta nata dalla necessità di aggiornare la normativa vigente, risalente dal 1998, adeguandola alle più recenti politiche europee in materia di sostenibilità ambientale e di economia circolare, le quali chiedono di favorire l'utilizzo di materiali inerti provenienti da riutilizzo, riciclaggio e recupero di rifiuti, e da altre fonti alternative, per salvaguardare le materie prime non rinnovabili. Ma il progetto di legge punta anche a semplificare le procedure ad ogni livello istituzionale: indirizzo strategico in capo al Consiglio regionale e funzione di pianificazione attribuita a Province e Città metropolitana, evitando la duplicazione della procedura di approvazione e di Valutazione ambientale strategica prima in Provincia e poi in Regione e riducendo i tempi. Alla Regione resta la possibilità di esprimere un parere condizionato a prescrizioni vincolanti. Per quanto riguarda i Comuni essi assumerebbero “un ruolo determinante nella gestione e nel controllo delle opere di recupero, indispensabili - secondo l’assessore Cattaneo - per la restituzione delle aree di cava all'uso previsto dalla pianificazione locale, attraverso la definizione delle destinazioni d'uso, nonché la vigilanza per l'esercizio delle attività estrattive". La proposta di legge, per tradurre in atto i principi comunitari dell'economia circolare, individua la forma dell’incentivo per promuovere l'uso efficiente delle materie prime di cava, il riciclo e il riuso dei materiali alternativi; oltre che una nuova modalità per l'individuazione delle aree estrattive che non si baserà più sugli “Ambiti territoriali estrattivi” (Ate). All'interno dei giacimenti coltivabili, saranno invece individuate delle aree idonee per l'attività estrattiva, coi relativi volumi massimi estraibili, che potranno comprendere una o più cave, la cui puntuale individuazione non avverrà nel Piano delle attività estrattive ma nel successivo processo autorizzativo.
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