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Scritto Domenica 04 aprile 2021 alle 16:27

Il ''cuoco'' don Domenico alla ribalta TV è confratello dei cistercensi di Piona

Le solerti casalinghe lecchesi, brianzole e lariane, hanno cercato idee, suggerimenti, proposte per l'imminente pranzo pasquale, quest'anno numericamente ridotto per la nota situazione sanitaria. C'è da inventare un "convivio" familiare, ma non privo di novità con qualche piatto singolare.

Un primo piano TV del "cuoco" don Domenico

E' venuta in aiuto la trasmissione "Quel che passa il convento", su TV 2000 (conosciuta come la TV dei vescovi), appuntamento gastronomico in onda dal lunedì al venerdì, dalle 11 alle 12, condotto da Virginia Conti insieme a Domenico De Stradis. Quest'ultimo è l'ormai popolare don Domenico, monaco cistercense della millenaria, storica abbazia di Casamari, in provincia di Frosinone. Don Domenico ha avuto una presenza TV in crescendo, dove, nel corso di "Quel che passa il convento", dopo aver "navigato" tra piatti e padelle conclude con breve ma profondo pensiero religioso inteso a ricordare che vi sono (purtroppo numericamente in aumento) cittadini che hanno problemi di alimentazione quotidiana, mancando delle più elementari risorse necessarie.

La congregazione cistercense di appartenenza di padre Domenico ha abbazie in Italia ed in altre nazioni: una di queste è la nota comunità monastica di Piona, nell'alto Lario lecchese, sulla strada verso Colico e la provincia di Sondrio. I monaci cistercensi sono presenti a Piona dal 1937, tornando in un insediamento conventuale abbandonato da secoli ma con precedenti presenze di altri ordini religiosi. I monaci di Piona sono impegnati nella produzione di elisir a base di alcool ed erbe alpine, tra cui le fortissime gocce imperiali, l'alpestre e l'elisir di San Bernardo, un amaro con proprietà digestive. I monaci sono impegnati nel produrre i menzionati liquori che costituiscono una fonte di sostentamento economico per la comunità. Si trova nelle adiacenze dell'abbazia un apposito spaccio di vendita.

Don Domenico è nativo della provincia di Brindisi; dal 2010 è una mini star TV per un programma televisivo che prevede la preparazione di ricette popolari, collegate ad usi e costumi regionali, con l'utilizzo di ingredienti semplici ma di sicura efficacia per un buon palato. Nella settimana pre pasquale ha destato curiosità ed attenzione tra i piatti quello dei calamari ripieni. Il programma TV è firmato da Marina Pizzi e Paolo Taggi e curato da Paola Buonomini.
Perché non richiamare nella trasmissione di TV 2000 qualche piatto tipico del Lario lecchese, dove le acque lambiscono la punta di Olgiasca dove si trova l'abbazia. Sarebbe da ricordare il risotto con i filetti di pesce persico; la polenta taragna, la polenta uncia, la polenta ed usei, dalle valli e dalle montagne vicine; la verzata (cassoeula), dalla Brianza. Sarebbero da rammentare anche i piatti più popolari del menù manzoniano, come i capponi di Renzo e lo stufato della Luna Piena. La storia gastronomica del lecchese potrebbe anche essere rievocata con la città che negli anni ‘60/'70 ha ospitato le finali nazionali del "Cuoco d'oro", con i migliori chef della cucina tricolore.

Immagine di repertorio con il prefetto di Lecco, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, la presidenza delle Fiamme Gialle
in congedo di Lecco ospiti a Piona con il priore padre Andrea Rossi, ora nell'abbazia di Valvisciola in Sermoneta, provincia di Latina


Per quanto riguarda l'abbazia di Piona, per coloro che volessero approfondire una storia multisecolare, si deve citare il volume promosso e sostenuto anni or sono dalla Banca Popolare di Lecco, con il presidente Mario Bellemo. E' stato affidato al compianto prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano, mons. Carlo Marcora. La pubblicazione è stata stampata presso le Grafiche Stefanoni di Lecco, ancora nella sede di via Col di Lana. Si ricorda nell'introduzione del volume che lo stesso è stato dedicato alla memoria dell'avvocato Luigi Lillia, presidente della Banca Popolare di Lecco e della benemerita Casa del Cieco, medaglia d'oro mons. Edoardo Gilardi di Civate.
A.B.
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