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Scritto Lunedì 05 aprile 2021 alle 08:50

'Strie' dei nostri paese nelle ricerche di Francesca sulle 'streghe benefiche del XXI secolo'

Francesca Rota
«Streghe benefiche del XXI secolo»: sembra quasi una contraddizione in termini, come fosse un mondo lontano, magari circoscritto a qualche paesino del Sud Italia. E invece - inaspettatamente - la cosa ci riguarda da vicino: guaritori, segnatori, tradizioni orali di cura ancora vivono, al riparo dagli sguardi indiscreti, nel territorio lombardo. Se ne è occupata la giovane Francesca Rota di Caprino Bergamasco per la sua tesi di laurea qualche anno fa, in collaborazione con il MEAB di Galbiate che ne ha recentemente ripubblicato alcuni stralci via social. «Ero iscritta al corso triennale di laurea in scienze politiche e sociali per la cooperazione e lo sviluppo internazionale - racconta Francesca, 26 anni - e lì ho seguito il corso di antropologia, che dopo un percorso di studio abbastanza lungo mi ha dato lo spunto per la tesi. Avevo occasionalmente incontrato l'"aggiustaossa" di Caprino e avevo voglia di indossare gli occhiali dell'antropologo per indagare un aspetto del nostro quotidiano, cosa che di solito l'antropologia non fa, rivolgendo l'interesse ai popoli lontani». La ricerca di Francesca inizia molto tempo prima della laurea: l'argomento è complesso e richiede parecchio studio, parecchi contatti, parecchie ore e la porta, infine, a iscriversi e laurearsi in Scienze Etnologiche e Antropologiche lo scorso anno, alla Bicocca. «La tesi è stata molto apprezzata in quanto lunga e sperimentale, cosa rara per le lauree triennali. In realtà sono partita con la signora incontrata a Caprino e ho scoperto poi degli articoli scritti dal direttore Meab Massimo Pirovano, che ha mostrato ampia disponibilità per aiutarmi, riattualizzando anche interviste sue. A guidarmi in questo percorso è stata poi Cristina Melazzi, sempre del Meab, che mi ha supportato e consigliato in particolare sul modo di condurre le interazioni in questo mondo delicato e custodito molto gelosamente, il cui approccio non sempre era facile».
Così in 7 mesi Francesca incontra circa 15 fra guaritori e guaritrici della Valle San Martino, Valle Imagna e Alta Brianza entrando in un mondo al confine fra preghiera e credenze pagane, in cui i mali si curano con segnature e riti tra il sacro e il magico in modo assolutamente gratuito, pena la mancata efficacia del rituale di guarigione. Ogni guaritore ha la sua specializzazione e usa formule spesso proprie in quanto la tradizione tramandata oralmente tende a modificarle nel tempo e da persona a persona: cambiano anche i materiali e volendo addentrarsi in un esempio, la sugna di maiale usata nei tempi antichi per l'imposizione delle mani (e ai tempi nostri difficilmente reperibile) ad oggi viene sostituita a volte con i gel commerciali.
Guaritrice in azione
Il ruolo della «stria» di paese affonda le origini in un passato lontano e pre-cristiano: il seguito la pratica del segno viene assorbita da quella religiosa e si arricchisce di preghiere spesso rivolte ai santi cattolici, protettori e taumaturghi richiamati dalla tradizione cristiano-cattolica.
«Con il professor Rino Francia - prosegue Francesca - che mi seguiva per la tesi, abbiamo casualmente trovato nell'archivio di Caprino un documento di San Carlo Borromeo, nel quale si ordinava al vicario che gestiva la parrocchia, di controllare la strega che segnava gli animali di un certo signor Fioravanti, in quanto passibile di rivelarsi come pratica pagana e quindi non consentita».
Compiendo un vero e proprio salto nel tempo quindi Francesca comincia ad indagare le tradizioni sopravvissute ai secoli, ed è così che partecipa ai riti, guarda, domanda: «Le formule purtroppo non le conosco, vengono recitate a voce bassissima ed è impossibile sentire quello che si dice. Il guaritore a volte chiede al paziente di pregare. Per quanto riguarda poi la trasmissione del segno, varia un po' da contesto a contesto: di norma, quando il guaritore sente avvicinarsi il momento della fine fa in modo di effettuare il passaggio, di solito a un membro della famiglia. Non è strano trovare giovani che praticano e credono in questi rituali, in quanto generalmente fa parte della cultura in cui sono immersi sin da bambini e che accolgono con curiosità e passione. Non tutti possono ricevere il segno, né tutti lo accettano: una volta ricevuto, è abbastanza impegnativo. La voce si sparge e la gente accorre, spesso lasciando al guaritore pochissimo tempo libero».
Non lo si sarebbe mai detto, eppure ancora oggi e anche alle nostre latitudini - quando magari la medicina tradizionale non riesce ad arrivare - si ricorre alla «stria» di paese: «Ricordo una ragazza che era prossima al matrimonio e non riusciva a guarire da un tremendo herpes alle labbra, malgrado un ampio giro di medici. Mi disse che quella era la sua ultima spiaggia e poi mi riferì che in effetti i risultati li aveva visti. E' bene specificare però che nessun guaritore si sostituisce al medico e bisogna diffidare di quelli che lo fanno: la medicina popolare si dispone in un'ottica di affiancamento e non di sostituzione di quella ufficiale».
Ma come si fa a riconoscere un segnatore da un ciarlatano? «Il denaro è la prima cosa: i veri guaritori non si fanno pagare mai e fanno fatica anche ad accettare l'offerta libera, perché pensano che poi la pratica possa non avere effetto. Se qualcuno chiede soldi è sicuramente un bugiardo».
Dall'era dei social in poi, prendere il segno - anche senza conoscere una persona che possa passarlo - sembra diventato più facile: via internet si trovano informazioni e corsi (di solito la notte di Natale, momento ideale per il passaggio, anche in famiglia). Anche in questo caso però bisogna fare attenzione: il costo dovrebbe comprendere solo le spese vive. Il «di più» è segno di proposta disonesta. «Di solito i guaritori sono ben contenti di trovare qualcuno che desideri prendere il segno, perché l'importante è questo: che il dono non si fermi».
Chi fosse interessato a saperne di più, può contattare il Museo Etnografico dell'Alta Brianza di Camporeso di Galbiate (che in qualche occasione ha dedicato anche una mostra all'argomento), naturalmente post emergenza sanitaria.
A.I.
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