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Scritto Giovedì 08 aprile 2021 alle 09:32

Monti Sorgenti Off: il CAI presenta il nuovo regolamento per i rifugi, tra sostenibilità e sobrietà

Non è ancora detto quando i rifugi di montagna potranno riaprire. Anche quest’anno l’emergenza covid condiziona il calendario. Ciò non impedisce di pensare – e agognare – la prossima stagione estiva. E anche il Cai si prepara alla ripartenza, dopo aver messo nero su bianco il nuovo regolamento per la gestione dei rifugi alpini entrato in vigore proprio in questo 2020 e che pone, come parole d’ordine, la sostenibilità ambientale e la sobrietà (clicca qui).
Se ne è parlato in un incontro su Youtube, quello che è stato la prima serata del ciclo “Monti sorgenti off”, la consueta rassegna di incontri promossi dalla sezione lecchese del club alpinistico e che anticipa la vera e propria iniziativa estiva, pure costretti l’uno e l’altra a fare i conti con le restrizioni per il covid.


Alberto Pirovano

Relatore è stato lo stesso presidente del Cai Lecco Alberto Pirovano che, richiamandosi al preambolo dello stesso regolamento in cui si parla dei rifugi come presidi del territorio, ha anche ammesso come «non sempre siano stati un esempio» in tema di sostenibilità ambientale: ci sono calanchi pieni di scatolette e lattine accumulatesi nel corso dei decenni. Ora, l’obiettivo è proprio quello di un maggior riguardo per i problemi ecologici, facendo naturalmente i conti con le difficoltà di strutture collocate spesso in zone impervie dove certe pratiche, a valle semplici, diventano a monte problematiche e costose.
Sguardo puntato in particolare sul ciclo dell’acqua e sull’approvvigionamento energetico perché anche i frequentatori siano consapevoli delle situazioni di criticità.



In quanto al primo, per esempio, Pirovano ha ricordato come ormai molti rifugi dolomitici siano costretti a chiudere anzitempo la stagione estiva perché le tradizionali fonti di rifornimento non garantiscono più i flussi di un tempo. Il ciclo dell’acqua in una struttura montana prevede alcuni passaggi fondamentali: la captazione naturalmente, la successiva potabilizzazione con appositi impianti che prevedono costi e, dopo il consumo, lo smaltimento che ha bisogno di ulteriori impianti di depurazione e infine la necessità di portare a valle i fanghi residui. E già su questo fronte non è come dirlo, perché un rifugio ha magari picchi di frequentazione durante i weekend e pochi passaggi in settimana, ma deve essere comunque attrezzato con vasche idonee per i giorni di maggior afflusso. Però, in caso di eccessivi sbalzi, la flora batterica necessaria allo smaltimento può risentirne comportando così deficit di efficienza e guasti.


Il Rifugio Elisa

Qui si innesca anche il tema dei detergenti: i gestori sono impegnati all'acquisto di quelli ecologici (oltre al contenimento dell’uso di acqua), perchè quelli di sintesi con ingredienti derivati dal petrolio sono deleteri per la stessa flora batterica delle vasche di smaltimento. L’esempio? La candeggina: uccide proprio tutti i batter del wc e della doccia, ma uccide anche quelli delle vasche, e così le componenti chimiche si disperdono nei pascoli circostanti. Perciò anche ai frequentatori è richiesta un’attenzione: rinunciare allo shampoo all’ultimo grido per preferire appunto detergenti ecologici o usare quello fornito dal gestore. Nel contempo, risparmiare acqua: chiedersi se è il caso di fare la doccia tutti i giorni. E non pretendere, a tavola, di avere piatti puliti per ogni portata.



Così, per l’elettricità: al momento gli impianti di energia rinnovabile non sono ancora sufficienti – per quanto sia la strada da percorrere – e molti rifugi continuano a utilizzare generatori di vecchia concezione. E’ pertanto necessario uno spirito di adattamento: non pretendere, per esempio, di essere perennemente connessi.
Spirito di adattabilità: sembra una banalità per chi pratica le montagne da una vita, ma è pur vero che negli ultimi anni – ha fatto rilevare lo stesso Pirovano - i sentieri sono frequentati da sempre più persone, molte delle quali non hanno una consolidata tradizione dell’andare in quota e a volte sfoderano pretese da grande albergo o da grande ristorante.
Perché, nonostante i tempi siano cambiati, per i rifugi deve valere ancora – come detto – la regola della sobrietà: parola che sembra essere stata scelta appositamente per cancellare una volta per tutte la polemica scoppiata ormai quattro anni fa proprio sui nostri monti, quando venne paventata la possibilità che il Cai volesse, per ragioni puramente economiche, trasformare la rete d’accoglienza dei rifugi alpini in un’offerta alberghiera vera e propria. Nulla di tutto questo, dunque. «Perché il rifugio – parole ancora di Pirovano – non è un albergo, ma un laboratorio della montagna. Un presidio culturale, un centro di attività, anche una scuola. Ne discendono così le nuove regole adottate da quest’anno, che modificano il precedente regolamento che risale al 1991 ma che sostanzialmente recepiva quanto contenuto già nelle versioni precedenti e che affondavano le radici addirittura a prima della seconda guerra mondiale. Sotto questo aspetto, la scelta di un gestore è importante perché per molti frequentatori delle nostre vette è il primo approccio con il Cai; gestore che deve conoscere i luoghi, avere le capacità tecniche necessarie «perché non deve occuparsi di un ristorante ma di qualcosa di più».


Il Rifugio Rosalba

Viene inoltre ribadito che nei rifugi del Cai non vige l’obbligo di consumazione, che ci si può sedere al tavolo a mangiare i panini portati da casa (il servizio gratuito per i soci, mentre agli altri può essere chiesto un piccolo contributo). Naturalmente occorre buon senso: non si può certo pretendere, per intenderci, che per un pranzo al sacco gratuito, il gestore faccia sgomberare un tavolo di clienti paganti, consentendo quindi un ritorno economico alle fatiche di chi manda avanti la struttura.
E buon senso è la parola ricorrente. Buon senso è la prenotazione del posto letto (tra l’altro obbligatoria per i gruppi di persone), buon senso il rispetto degli orari, informarsi prima sulla possibilità di portare animali (di solito vietati se non per gli ipovedenti, ma si stanno diffondendo le strutture “pet-friendly) o per altre esigenze.
In quanto alle tariffe (clicca qui), considerato che «il rifugio del Cai – come recita lo stesso preambolo del regolamento – è la casa del socio aperta a tutti i frequentatori della montagna», sono come sempre previsti sconti per gli iscritti, stabiliti dalla sezione per il pernottamento e decisi dal gestore per i pranzi.
D.C.
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