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Scritto Giovedì 08 aprile 2021 alle 18:06

Calolzio, crac Trafilerie Brambilla: al processo ai 2 sindaci la sopravvalutazione dei capannoni e anticipi bancari per 10 mil.

Di tre a processo ne sono rimasti solo due. Si è aperto quest'oggi al cospetto del collegio giudicante del Tribunale di Lecco – presidente Nora Lisa Passoni, a latere le colleghe Martina Beggio e Maria Chiara Arrighi – il procedimento penale a carico di Francesco Ercole (classe 1933) e Mario Ercole (classe 1967), padre e figlio, a giudizio per concorso in bancarotta fraudolenta quali componenti del collegio sindacale della Trafileria del Lario, già Trafilerie Brambilla, di Calolziocorte, storica impresa dichiarata definitivamente fallita nel 2017, dopo l'impugnazione dell'originale provvedimento. Ha già patteggiato invece Alida Tia (un anno e 6 mesi), terzo membro del medesimo organismo, tacciato – di fatto – dalla Procura della Repubblica, con il fascicolo originariamente trattato a quattro mani dai sostituti Nicola Preteroti e Paolo Del Grosso, poi ereditato da quest'ultimo a seguito del trasferimento del primo a Bergamo, dell'omesso controllo in relazione a due distinte operazioni: l'acquisizione da parte delle Trafilerie dell'immobiliare Brava srl e l'emissione, sempre da parte della fallita, di circa 280 fatture con caratteristiche “particolari” come asserito quest'oggi in Aula dallo stesso PM introducendo i temi di escussione del curatore, il dr. Luigi Bolis, primo a testimoniare nell'ambito di un processo“spolpato” per numero di imputati. Oltre infatti alla dottoressa Tia, hanno già definito la loro posizione, optando in udienza preliminare per il patteggiamento, anche l'ex ministro Michela Vittoria Brambilla ritenuta dagli inquirenti amministratrice di fatto della società di famiglia, fallita con passivo accertato di 55 milioni di euro (un anno e 4 mesi) ed il padre Vittorio Brambilla (un anno e 6 mesi) nonché Alessandro Valsecchi e Nicola Vaccani, rispettivamente cugino e cognato della "rossa", in azienda quali amministratore delegato e liquidatore (2 anni ciascuno).
Rispondendo alle domande poste dal dr. Del Grosso – non ne ha fatte il difensore, l'avvocato Marcello Ronfani, sostituto del collega Alberto Mittone, comune a entrambi i signori Ercole – il curatore ha ricostruito dapprima la questione della Brava srl, nata come sas a seguito – nel 2017 – dell'alienazione, per necessità, da parte delle Trafilerie di alcuni immobili di sua proprietà a Calolzio, venduti per 11 milioni di euro circa alla San Paolo Leasing. La Brava – che già dal nome riconduce a Brambilla e Valsecchi, avendo nella propria compagine gli stessi soci della casa madre con partecipazioni però diverse e dunque Vittorio, Maria Vittoria, Federica e Annamaria Brambilla oltre a Alessandro Valsecchi - serviva infatti quale vettore a cui intestare il contratto di leasing sottoscritto con la stessa San Paolo per poi affittare i capannoni ancora alla Trafilerie. Nel 2009 con il cambio della ragione sociale gli immobili in questione vengono valutati 11.102.000 euro, più o meno lo stesso della compravendita di due anni prima. A distanza di una manciata di mesi, però, quando Brava viene fusa nella Trafilerie sale – dopo altra perizia di stima - a circa 16 milioni, portando a 6.2 milioni il valore delle quote che vengono cedute dalle persone fisiche alla “holding” quale finanziamento infruttifero per 5.9 milioni (dopo il pagamento delle spese sostenute) andando a coprire così perdite pregresse della società e costituendo una riserva di 268.000 euro. Se tale operazione non fosse avvenuta – ha sottolineato il dr. Bolis – il patrimonio netto sarebbe sceso oltre il terzo, costringendo a introdurre correttivi se non a cessare l'attività. I sindaci, in tutto ciò, ha detto sempre il testimone, non hanno partecipato al cda dove è stata decisa la cessione di quote e non hanno espresso parere in merito, non contestando l'avvenuto nemmeno nella relazione di fine anno. Non avrebbero poi rilevato nemmeno profili ostativi all'approvazione del bilancio al 31.12.2009 quando invece – nella ricostruzione del curatore – “la situazione patrimoniale esposta non corrispondeva alla realtà”, per effetto dello spostamento del debito di leasing dai debiti verso fornitori ai debiti verso le banche (non trattandosi però di debito bancario) nonché avendo annotato valori immobiliari superiori, per via sia della non comprensibile rivalutazione da 11 a 16 milioni dei capannoni ma anche per l'etichetta messa loro essendo indicati tra i terreni e i fabbricati dell'azienda (e dunque di proprietà) e non tra i beni in leasing.
“I sindaci non hanno mai fatto presente queste “imprecisioni”” l'accusa di Bolis, passato poi al capitolo fatture. 280 circa quelle prese in esame in quanto “fasulle” (nel senso di non contabilizzate), “con doppia numerazione” o “emesse e poi stornate quasi immediatamente”. 224 quelle appartenenti a quest'ultima categoria riscontrate tra il 20 settembre 2012 e il 2 maggio 2013, per complessivi 10.691.000 euro. “Avevano una funzione finanziaria, per ottenere anticipazioni dalle banche”, la spiegazione data dal curatore a cui avviso le Trafilerie avrebbero dovuto cessare l'attività già dal 2009, con il patrimonio netto effettivo arrivato a – 43 milioni nel 2013.
Il mancato stop, avrebbe comportato – sempre a detta del dr. Bolis – un incremento del passivo di circa 25 milioni. Responsabilità ascritta così anche ai due imputati, il cui processo proseguirà ora il prossimo primo luglio con l'audizione degli ulteriori testi del PM. Già fissata per il 16 settembre altra data per il completamente dell'istruttoria, non avendo la difesa un elenco proprio di persone da ascoltare. Non costituito, invece, seppur oggi rappresentato in Aula, il fallimento già risarcito con 3 milioni di euro versati da Michela Vittoria e Vittorio Brambilla.
A.M.
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