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Scritto Martedì 27 aprile 2021 alle 13:03

Uno sguardo sull'apicoltura lungo 30 anni: l'esperienza in Valsassina di Marco Ciresa

Uno "sguardo" lungo trent'anni sull'apicoltura, tra cambiamenti e abitudini consolidate: a parlarne è Marco Ciresa, attivo nel settore proprio da tre decenni, un arco di tempo in cui ha realizzato "un piccolo sogno imprenditoriale" nel cuore della Valsassina, a Primaluna, fondando la sua attività su quei piccoli insetti da cui dipende anche il nostro benessere.


Marco Ciresa



"L'approccio dell'uomo nei confronti delle api e della natura è via via peggiorato" ci ha raccontato Ciresa. "Troppi i terreni utilizzati per le costruzioni, troppi gli ettari di prati e boschi scomparsi. Qui in valle per fortuna l'agricoltura intensiva è quasi inesistente, ma in altre zone l'uso di pesticidi e diserbanti ha distrutto tutto. Il clima in realtà non è cambiato moltissimo, nel mio caso è stata compromessa solo la produzione dell'acacia per "colpa" della poca stabilità delle stagioni. La principale causa di moria delle api è legata all'uso di pesticidi, che negli ultimi anni è comunque diminuito, ma non abbastanza per azzerare il rischio di estinzione di questo insetto impollinatore. Uno studio di un'università americana ha rivelato che la tossicità è più che raddoppiata tra il 2005 e il 2015. Nonostante ciò sembra esserci molta più consapevolezza da parte dell'uomo nei confronti delle api rispetto al passato, quantomeno a parole".

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Secondo Ciresa, gli uomini starebbero sfruttando troppo il pianeta e la natura. "In questi trent'anni ho imparato molto dalle api, ho capito che sanno adattarsi in modo straordinario alla realtà, molto più di noi" ha proseguito. "In Valsassina l'apicoltura offre molto: la prima produzione con l'avvio della primavera è quella del tarassaco, poi verso maggio arriva l'acacia, ma tutto dipende dal meteo e dalle temperature. Tra poco sarà anche il momento della raccolta del polline che serve a nutrire la covata. La regina depone circa 3.000 uova al giorno: nei primi tre queste sono alimentate a pappa reale, poi con il polline; al ventunesimo dì nasce l'ape operaia e al ventiquattresimo il fuco. Il primo prodotto che si ottiene, conosciuto da tutti, è sicuramente il miele: va estratto, messo a decantare e invasettato, qualsiasi altra operazione è di troppo e ne fa perdere la genuinità, come accade sempre più spesso di questi tempi a causa di un business esagerato. Per me il millefiori è il migliore, qui è diverso da quello di altre zone. Altro prodotto interamente naturale è la propoli, ottimo anti batterico usato fin dall'antichità anche a scopo terapeutico, per disinfettare e cicatrizzare".



In trent'anni di lavoro Marco Ciresa ha realizzato in Valsassina 85 arnie: per questa ricorrenza sta inoltre costruendo una struttura esterna in legno che potrà ospitare scolaresche, con l'idea di aggiungere qualcosa man mano. La sua speranza è quella di poter portare avanti ancora per molto questo mestiere: nel tempo (e nei mesi della pandemia) le difficoltà non sono mancate, ma non si è mai arreso.



"Vorrei tanto trasmettere questa passione alle generazioni future, ho due figlie piccole e mi auguro che in futuro si interesseranno alle api" ha concluso Ciresa. "Di sicuro questi insetti ci offrono una lezione di vita, ci insegnano che noi dipendiamo sempre dalla natura. Purtroppo si sta andando verso una standardizzazione dei prodotti agricoli, ma dal mio punto di vista bisogna continuare a puntare sulla diversità, sulla genuinità".
A.G.
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