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Scritto Mercoledì 28 aprile 2021 alle 22:15

Pescate: tentato omicidio del maresciallo Arrigoni, condanna confermata in Appello

Il maresciallo Arrigoni
6 anni e 6 mesi erano. 6 anni e 6 mesi restano. La terza sezione della Corte d'Appello di Milano ha confermato la condanna irrogata nell'ottobre del 2020 a carico di  Abellatif Zamoune, marocchino oggi 39enne, da qualche giorno dietro le sbarre su disposizione degli stessi giudici meneghini che, a seguito di una serie di evasioni,  ne hanno disposto la custodia in carcere, applicando dunque allo straniero una misura più afflittiva rispetto agli arresti domiciliari di cui aveva potuto beneficiare fino a quel momento. L'ingresso in cella, tra l'altro, ironia della sorte, si è sovrapposto con una nuova condanna collezionata dall'uomo: il 16 aprile, il giudice Maria Chiara Arrighi lo ha infatti riconosciuto colpevole di un furto avvenuto nel 2019 all'interno della Clinica Mangioni di Lecco, dove il magrebino avrebbe sottratto il cellulare ad un paziente ricoverato, rendendosi altresì responsabile di alcuni danneggiamenti all'interno della cappella della struttura ospedaliera. 5 mesi e 200 euro di multa la pena stabilita a suo carico. Poca cosa rispetto a quella ribadita quest'oggi in Appello per la ben più grave accusa di tentato omicidio (e resistenza). I fatti che hanno portato  Abellatif Zamoune a rimediare una condanna a 6 anni e 6 mesi risalgono alla nottata tra il 22 e il 23 febbraio 2020. Al volante di una Fiat Panda, il soggetto avrebbe forzato dapprima un posto di controllo operato da personale dell'Arma dei Carabinieri a Dolzago per poi fuggire in direzione di Galbiate e scollinare a Pescate dove non avrebbe esitato a premere il piede sull'acceleratore anziché arrestare la propria corsa dinnanzi ad un secondo blocco, costringendo il maresciallo Davide Arrigoni a gettarsi a terra per evitare di essere travolto in pieno dall'utilitaria. Feriti sia l'ufficiale sia il marocchino. Il primo, costituitosi poi parte civile per il tramite dell'avvocato Nadia Invernizzi, avrebbe rimediato infatti un taglio ad una gamba, non grave, nell'impatto con l'asfalto. Il secondo, sarebbe stato raggiunto, solo di striscio, da un colpo d'arma da fuoco esploso in direzione della vettura di nuovo in fuga. Solo a Germanedo, l'abbandono della Panda e un vano tentativo di far perdere le tracce a piedi. Raggiunti infatti dai militari sia il conducente sia il passeggero della vettura. Se il primo, processato per resistenza, ha patteggiato, il secondo, tacciato anche di tentanto omicidio, aveva optato per l'abbreviato. Pesante la sentenza irrogata a suo carico dal Gup del Tribunale di Lecco Paolo Salvatore. Questa mattina ribadita in Appello.
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