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Scritto Venerdì 30 aprile 2021 alle 18:22

Taroccò la convocazione dell'ATS per non far vaccinare la sua bimba: mamma è assolta


Dopo quasi tre anni si è conclusa con un'assoluzione la vicenda giudiziaria che ha portato una mamma, residente nella provincia di Bergamo, al centro della cronaca lecchese per aver cercato un sotterfugio per svicolare rispetto alla Legge Lorenzin. Per effetto della nuova normativa, dal 2017, i genitori dei bimbi che all'inizio dell'anno scolastico non avessero ancora effettuato le vaccinazioni obbligatorie e necessarie per essere ammessi alla scuola dell'infanzia, possono presentare all'Istituto - come attestazione di idoneità - l'invito con cui l'ATS competente fissa la data per l’iniezione.
Alla donna veniva contestato di aver “taroccato”, nel 2018, il giorno indicato nella lettera con cui l'Azienda Territoriale Sanitaria avrebbe invitato lei e il marito a recarsi con la figlioletta presso il centro vaccinale di riferimento, di fatto post ponendolo così da far risultare nel frattempo la bimba “in regola” in quanto in attesa di immunoprofilassi.
Una volta scoperta l'alterazione della comunicazione alla bimba era stato negato l'ultimo anno di frequenza di un asilo lecchese e la madre era stata rinviata a giudizio.
Oggi il giudice Maria Chiara Arrighi ha escusso come unico teste il compagno della donna, classe 1993, ammessa nella scorsa udienza al rito abbreviato.
Il papà della piccola ha spiegato di come, una volta avuta la convocazione da parte dell'ATS fra le mani, entrambi si fossero domandati se fosse stato il caso di vaccinare la piccola e avevano chiesto all'Azienda Sanitaria delucidazioni in merito alla loro “situazione”: è stato infatti dichiarato con sentenza proprio dal Tribunale di Lecco che la zia della bimba (la sorella della mamma) abbia riportato gravi danni permanenti a causa di effetti collaterali da vaccino.
Temendo che per una questione di famigliarità anche la piccola dovesse subire la sorte della parente, la coppia si sarebbe subito mobilitata: non una, non due, ma ben tre volte avrebbero fatto richiesta all'ATS di poter eseguire esami che potessero escludere quest'eventualità. “Abbiamo scritto due volte per sapere cosa potessimo fare” ha raccontato il papà al giudice. “Allo sportello abbiamo chiesto almeno che le venissero iniettati dei vaccini monovalenti, ma ci hanno risposto che non era possibile”. Si sarebbero quindi rivolti al proprio medico di base e quindi ad un pediatra. Quest'ultimo avrebbe evidenziato un fattore di rischio consistente: “ricordo che ha detto che se fosse stato per lui il vaccino non gliel'avrebbe fatto fare, ma che non poteva farle l'esenzione da mostrare a scuola”.
Alla luce di quanto raccontato dal genitore della bambina, il Vpo Pietro Bassi ha chiesto che l'imputata venisse assolta con la formula “perché il fatto non sussiste”: “Io sono qui perché ho il dovere di rispettare e far rispettare la prescrizione” ha detto il Vice Procuratore Onorario, evidenziando l'inviolabilità del diritto all'istruzione.
La donna con la propria condotta avrebbe cercato di proteggere la figlia da un pericolo attuale e concreto: è la tesi sostenuta dall'avvocato Fumagalli in sede di requisitoria, retta dalla causa di non punibilità prevista dall'articolo 54 del codice penale come “stato di necessità”.
“Non sono genitori no-vax” ha affermato il legale. “La mia assistita si è trovata davanti alla scelta di tutelare la salute della figlia o di seguire pedissequamente una normativa senza porsi domande, come ha fatto l'ATS”.
Dopo la pronuncia di assoluzione formulata dal giudice Arrighi “perchè il fatto non costituisce reato”, la donna si è detta sollevata. “La nostra paura era di non essere capiti, che venisse considerato il fatto senza prendere in considerazione le mie motivazioni. Sono felice.”
F.F.
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