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Scritto Lunedì 03 maggio 2021 alle 09:06

Lecco: con il 'CAI' ripercorsa la storia del Sentiero del Viandante, ora davvero finito

Un sentiero lungo dieci anni. L’ultima serata di “Monte sorgenti off” (il preludio alla rassegna del Cai “Monti sorgenti” che ha preso poi il via nei giorni scorsi con l’inaugurazione della mostra “Raccontare le vie” – QUI l’articolo) ha visto l’attenzione rivolta al tratto tra Lecco e Abbadia del Sentiero del viandante, l’anello mancante per realizzare il progetto escursionistico delle “Vie del viandante” che collega Milano con il San Bernardino.


Sergio Poli



Rigorosamente on line (il video è ancora reperibile su youtube: ) è stato Sergio Poli, il direttore dei lavori per conto dell’Ersaf (l’ente regionale per l’agricoltura e le foreste) a raccontare la storia un po’ tormentata dei sette chilometri che consentono agli escursionisti di costeggiare il lago a mezzacosta lungo le pendici di San Martino e Coltignone.
Il Sentiero del Viandante, come si sa, è il cammino che risale la riviera orientale lariana sognato e indicato ormai mezzo secolo fa dall’indimenticato Pietro Pensa (ingegnere ma anche storico, che fu sindaco di Esino e primo presidente della Comunità valsassinese, scomparso nel 1996).



Da Lecco ad Abbadia

Snodandosi sulle tracce di antichissime vie di comunicazione venne sostanzialmente aperto negli anni Novanta del secolo scorso collegando Abbadia con Colico. Diventando una delle escursioni di maggior richiamo del nostro territorio, in grado di richiamare appassionati anche dall’estero.  «E creando un indotto non indifferente – ha detto lo stesso Poli – con l’apertura lungo il percorso di bed&breakfast, ristoranti, e crotti». E col passare del tempo, i progetti si sono fatti ancora più ambiziosi. Da una parte, prolungando il sentiero in Valtellina arrivando per ora a Morbegno e dall’altra entrando appunto nel grande progetto transfrontaliero delle Vie del viandante, per realizzare il quale è arrivato sul Lario qualcosa come mezzo miliardo di euro di fondi europei, utilizzati anche per realizzare il tratto mancante. Per quanto il denaro europeo se ne sia andato tutto per lavori di disgaggio e di messa in sicurezza delle pareti rocciose con la posa di reti paramassi. Così per la realizzazione del sentiero vero e proprio è stata la Regione a mettere sul piatto 70mila euro.


Da Abbadia a Varenna: Crebbio


La torre di Maggiana a Mandello e il ponte sul fiume Esino a Varenna

Che sia stato Poli a parlarne, non è certo un caso. Non solo per ragioni professionali o perché membro delle commissioni sentieri del Cai lecchese e di quello regionale, ma perché questo sentiero in fondo è proprio “suo”. Suo e dell’alpinista lecchese Giuliano Maresi.
Eccola, allora, la storia di questo tratto che oggi prevede la partenza alla stazione ferroviaria di Lecco e l’arrivo alla chiesetta di San Martino ad Abbadia e lì innestandosi sul tracciato aperto ormai una trentina di anni fa.


 

Indicazioni sul prolungamento valtellinese da Colico a Morbegno


A pensare di collegare Lecco con Abbadia, Poli ha cominciato nel 2010. Ha guardato il paesaggio e ha individuato nella vegetazione la fenditura dell’elettrodotto, la serie di pali dell’alta tensione, immaginando che seguendo quella linea quasi retta si potesse trovare il passaggio. Detto fatto: accompagnato dalla moglie e da Alberto Benini, grande storico delle nostre montagne e del nostro alpinismo, si è avventurato nella ricerca. «Il primo tentativo – ha confessato Poli – è andato male. Non siamo arrivati da nessuna parte, siamo dovuti tornare indietro. Ma ci abbiamo riprovato e la volta successiva siamo arrivati allo sbocco di Abbadia, fermandoci di fronte al problema di sempre: il salto di sette metri delle gallerie della Statale 36».



Da sinistra: la stazione ferroviaria dismessa da quasi un secolo a Riva di Gittana: da qui i viaggiatori prendevano la funicolare e salivano al grande albergo delle terme di Regoledo (oggi casa di riposo Sacra famiglia), in centro il punto in cui passava la funicolare, sul ponticello ora passa il sentiero del viandante, e a destra la torre di Fontanedo a Colico

Tolti zaino e scarponi, Poli ha preso in mano la penna: “Missione impossibile” è stato il titolo dell’articolo scritto per la rivista del Cai. “Missioni impossibile” l’apertura del passaggio verso Nord: «L’articolo - racconta ora Poli – ha suscitato molto interesse. La Provincia voleva finanziare la riapertura del sentiero… Ho fatto altre uscite, con guide alpine, colleghi e con l’alpinista Giuliano Maresi, un personaggio diventato fondamentale nel prosieguo del lavoro».



I torrioni di Rialba e, a destra, una roccia scavata dall'acqua


Su quelle balze è arrivato anche Albano Marcarini che tutti conoscono (camminatore e ciclomacinatore di chilometri, illustratore, autore di guide: solo per il Sentiero del viandante è già a quota quattro) e ci è andato anche l’ex sindaco Virginio Brivio perché quando, nel 2016, si stava valutando la possibilità di mettersi davvero all’opera, si stava delineando un altro progetto rivelatosi poi determinante, appunto quello transfrontaliero.




Sopralluogo col sindaco Virginio Brivio (secondo da sinistra)

A quel punto, è stato Maresi a individuare la pista. Il sentiero lungo il tracciato di servizio dell’elettrodotto è stato scartato per diversi motivi. Troppo basso e quindi troppo vicino alla Statale e disturbato di rumori del traffico; nel contempo inciso da troppi valloni anche profondi che costringevano a effettuare saliscendi impegnativi e faticosi, massacranti; infine, la pista dell’elettrodotto viene periodicamente ripulita dalle piante: se da un lato è un bene, dall’altro significa anche una proliferazione di sterpaglie che avrebbero finito con il cancellare le tracce.


Sul percorso i resti delle vecchie cinte daziarie e, sotto, alle Caviate a Lecco



«Giuliano – ha detto Poli – ha cercato tracce più alte e da solo con pala e piccone ha riaperto di fatto l’intero tratto, realizzando scalette dove servivano e aggirando le zone più difficili».
Da par suo, Maresi era anche nella condizione di smoccolare, di andare a destra e a manca perorando la causa, a sollecitare soprattutto la scala per superare la galleria ad Abbadia. E chi lo conosce, sa che, da buon ragno, l’appiglio non lo molla mica.


Giuliano Maresi con Sergio Poli e un altro tecnico dell’Ersaf


Giuliano Maresi, Albano Marcarini, Paolo Ferrara di Varenna

Si è poi arrivati alla fase finale con le opere di grande impatto: appunto il disgaggio e le reti paramassi (non dimentichiamo che si passa sotto i Torrioni di Rialba che nel 2015 scaricarono una frana che chiuse anche la strada statale). E alla fine, è arrivata anche le tanto agognata scala.


A destra ad Abbadia, quando non c'era la scala

E ora eccoci qua. Il sentiero ha pure un numero ufficiale, grazie al contemporaneo progetto di riorganizzazione dei sentieri da parte del Cai. Il Sentiero del viandante è il numero 505: da Lecco parte dalla stazione ferroviaria, scende al palazzo delle paure dove c’è il museo della montagna, sbuca sul lungolago dove si unisce al sentiero di Leonardo e si dirige verso le Caviate, sale lungo la via dell’Abbadia, percorre il vallo paramassi alle falde del San Martino e scende alla Giazzima della trattoria dei Bodega (utilizzata nei tempi di cantiere come punto di riferimento per via  di un magazzino che Carlo Bodega ha concesso in uso consentendo così di velocizzare i lavori (poi, insomma, il tempo di un pescetto alla griglia ci sarà pure stato….).


La torre di Trezzo e la centrale Semenza a Calusco d'Adda, sul sentiero di Leonardo


Brivio


Il sentiero terminato




Poi, riprende quota e con qualche saliscendi arriva ad Abbadia. Sette chilometri, due ore e mezzo di buon cammino. Con una raccomandazione: «Non è un sentiero turistico, ma escursionistico. Non direi già di escursionisti esperti, però bisogna andare allenati e attrezzati. Non è il caso di andarci in compagnia di chi non è mai andato in montagna: ci sono passaggi su rocce e su ghiaioni, tratti un po’ ripidi, occorrono scarponi e borraccia (non c’è acqua lungo il percorso).
D.C.
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