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Scritto Lunedì 03 maggio 2021 alle 11:02

La cava del Magnodeno simbolo di un sistema economico malato

La vicenda della cava del Magnodeno chiede alla politica di prendere posizione e noi l'abbiamo presa da subito, dalla parte del Comitato “Salviamo il Magnodeno” di cui condividiamo la lotta a difesa dell'ambiente.
Ma come in molte lotte gli interessi in gioco sono anche altri: l'interesse economico, la salvaguardia dei posti di lavoro, la richiesta da parte del mercato della merce prodotta.
Il Magnodeno insomma racchiude in piccolo le tensioni, gli interessi contrapposti che nel mondo hanno determinato l'emergenza ambientale, che tutti riconoscono, e la contraddizione di un sistema economico che vuole risolverla senza rinunciare alla crescita e al profitto.
Non si tratta di essere a favore della descrescita o di chiedere un ritorno al medioevo, ma di capire che per salvare la terra bisogna mettere in discussione l'idea che il profitto possa essere lo scopo di chi produce e che qualunque merce che può produrre profitto debba essere prodotta.
La nostra idea è ben nota: rinunciare a sfruttare gli uomini abolendo il profitto e rinunciare a sfruttare le risorse dell'ambiente in modo indiscriminato fermando il “libero” mercato sostituendolo con la pianificazione democratica della produzione, producendo ciò che serve ai popoli senza sovrapproduzioni e sprechi.
Nella vicenda del Magnodeno la politica, quella che si riempie la bocca di transizione ecologica, di futuro Green e sostenibile, si ritrova a scegliere tra le richieste dell'Azienda di continuare a ottenere profitti dal consumo di materie prime, in questo caso di porzioni di montagna con annessi boschi e torrenti, e la difesa di quella zona di montagna, già deturpata, per dare coerenza alle affermazioni di volere un mondo ambientalmente sostenibile.
A rendere ancora più difficile scegliere la difesa dell'ambiente è arrivata la dichiarazione di CGIL, CISL e UIL che chiede di approvare la richiesta dell'azienda per permettere la conservazione dei posti di lavoro e impedire una delocalizzazione in altre nazioni.
E' il cortocircuito descritto all'inizio, in cui si vuole tutto: libero mercato, crescita, occupazione, ricchezza, profitto, e difesa dell'ambiente.
L'errore di fondo è pensare che il Capitale, che è il problema, possa essere anche la soluzione.
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