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Scritto Lunedì 03 maggio 2021 alle 15:49

Lecco: cade e si infortuna lungo la ciclabile Caviate-Pradello. L'ambulanza lo raggiunge ma poi deve fare 2.5km in retro

Se invece del naso avesse battuto la testa, per “tirarlo fuori di lì” i soccorritori avrebbero perso (inutilmente) del tempo assai prezioso. Merita approfondimento, affinché si risolva celermente il problema per evitare il ripetersi di una situazione del genere, quanto accaduto ieri lungo la ciclopedonale di collegamento tra le Caviate e Pradello, vero fiore all'occhiello – al momento – del lungolago cittadino, apprezzato tanto dagli amanti del fitness tanto da chi, più pacificamente, vuole fare una bella passeggiata, ma con una evidente pecca a livello di sicurezza.

La ciclopedonale. Sotto la strada

La denuncia arriva da un lettore, che ringraziamo per la segnalazione. Nel tardo pomeriggio, un ragazzo in transito in bicicletta con la madre, per ragioni che non si conoscono, è caduto, perdendo copiosamente sangue dal naso. E' accaduto a circa metà del percorso. Dinnanzi all'agitazione di entrambi, un passante si è offerto di allertare il numero unico per le emergenze per richiedere l'intervento di un'ambulanza, arrivata sul posto nel giro di qualche minuto.

L'accesso dell'Orsa a Pradello

Peccato poi che gli operatori  non riuscissero a raggiungere il malcapitato, pur essendosi lo stesso posto “nell'incavo” tra le fioriere che delimitano e abbelliscono la pista e il guardrail di cemento piazzato invece a margine della carreggiata stradale, dove il mezzo di soccorso si era momentaneamente fermato (QUI un altro intervento dello stesso tipo operato dalla ex36), optando poi per immettersi dall'Orsa e entrare direttamente sulla ciclopedonale, facendosi letteralmente largo tra gli utenti, a piedi o in bici. Preso in carico l'infortunato – che parrebbe aver rimediato solo un trauma al naso – si è posto il problema di come “uscire di lì”.

L'accesso alla Tamoil delle Caviate con il panettone in mezzo

Sul lato Tamoil, infatti, la passerella presenta un panettone di cemento che non consente l'accesso alla pista da parte dei veicoli, nemmeno quelli di soccorso. All'autista dell'ambulanza non è rimasto dunque altro che ingranare la retro e percorrere 2.5 chilometri “di culo”, tra la gente, con tutti i rischi del caso e ovviamente mettendoci molto di più. “Se fosse successo qualcosa di più grave, si sarebbe perso davvero troppo tempo” la sentenza di chi ha assistito di persona alla scena. “Non sono un tecnico ma forse, oltre a garantire entrata e uscita, era anche il caso di prevedere a determinate altezze delle “vie di fuga”, come nelle gallerie”.
Senza arrivare a tanto, forse basterebbe per il momento levare il dissuasore e ridisegnare l'imbocco sud. Avere una pista con un calibro tale studiato per essere percorribile dai mezzi di soccorso senza garantire però l'ingresso alle ambulanze non pare tanto furbo...
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