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Scritto Martedì 04 maggio 2021 alle 08:36

Lecco: da inizio anno 24 richieste di aiuto a Telefono donna, anche da insospettabili

Lella Vitali
“Siamo nella media, ma considerando anche il periodo di semi lockdown è un numero abbastanza consistente di donne”. Nonostante l’allentamento delle misure anti-covid e un progressivo “ritorno alla normalità” negli ultimi giorni, l’emergenza all’interno delle mura domestiche lecchesi non cessa. Anzi.
Lella Vitali, presidente di Telefono Donna Lecco, ci racconta di 24 contatti dall’inizio dell’anno, donne che al di là delle limitazioni imposte per contrastare la diffusione del virus, sono riuscite ad alzare il telefono per chiedere aiuto. “Con il lockdown è sempre un problema” ammette Lella Vitali. Nonostante sia passato più di un anno dall’inizio della pandemia, le difficoltà rimangono per chi, come le volontarie del sodalizio lecchese, lavora ogni giorno con le vittime di violenza domestica. Difficoltà che, dall’altra parte, rimangono sia in termini di operatività - lanciare una richiesta d’aiuto vivendo in contatto costante con l’autore delle violenze è sempre complicato - sia in termini di gravità della violenza: “pensiamo che il lockdown abbia aumentato i problemi all’interno della coppia. Pensiamo alle difficoltà economiche di chi non ha più un lavoro, la rabbia che nasce dalla disoccupazione anche in coppie che magari non avevano problemi prima. Dopo tanto tempo queste situazioni scoppiano”.
La provenienza delle donne continua ad essere eterogenea: sulle 24 che si sono rivolte all’associazione, 9 sono straniere - Tunisia, Togo, Nigeria, Kosovo, Santo Domingo per citarne alcuni - mentre le restanti sono italiane. Tra queste, anche dei volti nuovi: “questo periodo ha portato all’esasperazione alcune famiglie in cui, in situazioni normali, non ci sono problemi. Ci sono donne che non avevamo mai visto prima: a questo punto i litigi sono più frequenti, si va oltre le parolacce”. Alla difficoltà economica si accosta la fatica della convivenza, talvolta caratterizzata anche dalla presenza di figli, in didattica a distanza: “le scuole chiuse, i bambini a casa, le difficoltà economiche e la rabbia” sono spesso motivo di esasperazione ulteriore e di aggravamento di situazioni anche insospettabili. Per non parlare dell’effetto che, la vicinanza a situazioni di violenza, provoca e provocherà sulla crescita dei più piccini: “I ragazzi che stanno in casa, pensiamo ai bambini che subiscono e vivono costantemente a contatto con la violenza, quando saranno più grandi come saranno? Vedono, ascoltano e fanno propri i comportamenti, sia maschi sia le femmine. I primi guardano al papà, le seconde guardano alla mamma”. Nella consapevolezza che poi ogni caso è a sé e non c’è una regola valida per tutti, in questo periodo è venuta a mancare anche l’attività di informazione e sensibilizzazione anche nelle scuole: “speriamo in autunno di poter ricominciare perché questi incontri sono veramente molto importanti: solo partendo da qui, coinvolgendo le generazioni, è possibile fare dei passi avanti. Partiamo dalle scuole per dire che siamo uguali, ragazzi e ragazze, nel richiedere lo stesso rispetto e nel darlo”.
A.A.
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