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Scritto Martedì 04 maggio 2021 alle 19:02

Crac Maggi Group: per la bancarotta Giuseppe patteggia, Corrado va a giudizio

La sede di Olginate della Maggi Catene in una foto d'archivio
Anche il nodo “bancarotta” è arrivato al pettine dopo l'apertura di due processi per reati tributari, uno dei quali – quello relativo dalla Zincofuoco Bergamasca – subito “archiviato” con una sentenza di non doversi procedere e l'altro – quello incentrato sull'omesso versamento di ritenute per 2.4 milioni in riferimento alla Maggi Group - destinato a chiudersi, se sarà rispettata la scaletta dettata dal giudice Nora Lisa Passoni, il prossimo 15 settembre, giorno in cui è previsto il verdetto dopo l'ultima udienza istruttoria in programma per il 16 giugno.
Nel primo pomeriggio odierno, assistito dall'avvocato Mauro Tosoni, Giuseppe Maggi, classe 1936, “patron” della storica impresa di catene da neve che portava il suo cognome con sede a Olginate, ha patteggiato 2 anni e 6 mesi per il “crac” della Maggi Group, la “holding” di famiglia, dichiarata fallita nel 2019 con un deficit quantificato in prima battuta nella sentenza con cui il Tribunale di Lecco ha staccato la spina all'impresa di oltre 23 milioni di euro.
Bancarotta fraudolenta l'ipotesi di reato ascritta dalla Procura nella Repubblica, nella persona del sostituto Paolo Del Grosso, in capo a colui il quale ha sempre retto le redini della società, come ammesso dallo stesso imprenditore anche quest'oggi rilasciando dichiarazioni al cospetto del giudice per le udienze preliminari Salvatore Catalano. Una accusa articolata in più fatti con operazioni per oltre 20 milioni di euro finite sotto la lente degli inquirenti: in contestazione, tra le altre cose, la fusione per incorporazione della Maggi Catene – già fortemente indebitata – nella holding, la sopravvalutazione delle rimanenze di magazzino nonché compensi in favore degli amministratori per circa 2 milioni di euro.
Ha invece optato per non adire a riti alternativi, prendendo dunque la strada del dibattimento Corrado Maggi, figlio di Giuseppe e con lui già a giudizio per la questione delle ritenute (pur rispondendo solo di una annualità delle quattro su cui verte il fascicolo).
Assistito dall'avvocato Ruggero Panzeri, proverà infatti a dimostrare la propria estraneità alle accuse formulate nei suoi confronti. Già rendendo esame dinnanzi al giudice Passoni, si era descritto infatti come un dipendente della società entrato nel 2012 nel CdA per una ragione più che altro di risparmio fiscale per poi assumere soltanto nell'aprile 2017 la carica di amministratore delegato, per supplire il padre temporaneamente fuori dall'azienda in quanto gravato da seri problemi di salute e su "pressione" dei consulenti finanziari e legali a cui si era rivolto per avviare la procedura concorsuale attraverso la quale pensava di poter risollevare le sorti della srl. Il concordato non venne però omologato. E con il fallimento si è arrivati all'udienza odierna, con il suo rinvio a giudizio. Il processo a suo carico si aprirà il prossimo 1 luglio.
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