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Scritto Martedì 04 maggio 2021 alle 19:12

Lecco: imprenditore diffamò 'via social' uno shampoo, dovrà pagare una multa di 4500€

E' stato condannato al pagamento di un'ammenda pari a 4500 euro, l'imprenditore finito a giudizio per aver aspramente criticato - sui social network - uno...shampoo lisciante.
Il prodotto, considerato innovativo dagli esperti del settore proprio in considerazione delle sue eccezionali proprietà, è stato il tema del procedimento penale celebrato al cospetto del giudice in ruolo monocratico Martina Beggio e chiusosi quest'oggi con la condanna del 46enne, titolare di un negozio con sede a Lecco specializzato nella vendita di accessori e prodotti per capelli.
Difeso di fiducia dagli avvocati Laura Redaelli e Michele Cervati, l'uomo era chiamato a rispondere dell'accusa di diffamazione aggravata (secondo l'articolo 595 comma 3 del codice penale) a seguito di due post pubblicati sulla pagina Facebook della propria attività commerciale attraverso i quali avrebbe messo in discussione l'efficacia dello shampoo, in commercio proprio in quel periodo, indicandolo come inefficace e aggressivo.
Messaggi - pubblicati a distanza di un paio di mesi l'uno dall'altro - che gli sono costati una denuncia querela da parte del titolare di una società con sede a Colico - costituitosi parte civile nel processo tramite l'avvocato Viviana Bove - che da qualche tempo aveva iniziato a commercializzare in esclusiva il prodotto, conosciuto dopo un'esperienza di vita in Brasile.
Stamani la conclusione dell'istruttoria, partendo dalla requisitoria della pubblica accusa rappresentata quest'oggi dal vice procuratore onorario Caterina Scarselli. Ritenendo provata la responsabilità penale dell'imputato in merito ai fatti contestatigli, il PM ne ha chiesto la condanna alla pena di 8 mesi, sostenendo la non credibilità dello stesso rispetto alle dichiarazioni rese in aula.
La ricostruzione dei fatti fornita dall'imputato - che aveva reso esame la scorsa udienza - era ben diversa dalle accusse che gli venivano mosse. A suo dire i due commenti postati sulla pagina Facebook si riferivano ad un altro prodotto per capelli, messo in commercio da un'altra azienda e peraltro non più in vendita da ben prima del 2018.
Nessun riferimento - a suo dire - al prodotto del querelante. ''Io non tratto il loro marchio, non lo conosco proprio e quindi non avrei potuto parlare dei componenti'' aveva riferito il 45enne.
Affermazioni ritenute poco credibili anche dalla parte civile che asserendo un danno d'immagine, oltre che economico, patito dal proprio assistito, ne ha chiesto la condanna, depositando una richiesta di risarcimento da corrispondere in parte attraverso una provvisionale di 5mila euro immediatamente eseguibile.
Si è invece battuta per l'assoluzione del proprio assistito l'avvocato Redaelli, con un'arringa durata quasi un'ora, nella quale ha fatto anche riferimento ad un video - mostrato in aula poco prima della chiusura dell'istruttoria - per dimostrare che la società riconducibile alla parte civile non avrebbe patito alcun danno economico dai fatti oggetto dell'udienza, come si evinceva dalla breve intervista rilasciata dall'imprenditore.
Ritiratasi in camera di consiglio, il giudice Beggio ha sentenziato la condanna dell'imputato al pagamento di un'ammenda pari a 4.500 euro.
G.C.
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