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Scritto Lunedì 10 maggio 2021 alle 18:46

Mandello, circonvenzione di incapace: contestata la perizia

Una consulenza che lascia più dubbi che certezze: il dottor Giuseppe Giunta era stato chiamato nel 2017 a valutare per conto della Procura lo stato psichico in cui versava una 86enne mandellese. All'epoca l'anziana aveva da poco sporto denuncia ai Carabinieri contro la propria badante, poi finita a processo con l'accusa di circonvenzione di incapace.
Oggi il medico psichiatra è stato convocato davanti al giudice monocratico Giulia Barazzetta per esporre la propria relazione che avrebbe attestato “problemi sul piano cognitivo ed una diagnosi di demenza, con una capacità di autodeterminazione molto ridotta”.
“Ho trovato una situazione di dipendenza psicologica, non generale, ma da chi si prendeva cura di lei”. Il consulente ha spiegato al Vpo Mattia Mascaro che nel corso del proprio colloquio con la donna, avvenuto fra le mura domestiche di quest'ultima in data 10 dicembre 2017, ogni richiesta che le veniva rivolta veniva prontamente “rigirata” alla collaboratrice domestica 61enne. “Da sola non sarebbe stata in grado nemmeno di ricordare le medicine che assumeva” ha continuato il medico, specificando che la propria conclusione si era basata su un test chiamato Mini Mental State Examination (MMSE), un modello utilizzato proprio per avere un quadro dello stato cognitivo del paziente, effettuato attraverso una serie di domande di tipo matematico, mnemonico e orientativo. L'anziana avrebbe ottenuto un punteggio di 15.1 su 30, tale da definire il suo status di “demenza moderata”. Sul piano dell'eloquio pare che la signora non avesse avuto difficoltà e avesse raccontato con piacere al medico del proprio passato di docente universitaria presso la Statale di Milano e gli avrebbe anche riferito che aveva dato dei soldi alla donna che viveva con lei perchè “poverina, ne aveva bisogno”.
È quindi intervenuta l'avvocato di parte civile Gloria Agostini, costituitasi parte civile su richiesta del giudice tutelare per l'amministrazione di sostegno dell'anziana: “dall'esame che ha fatto ha verificato che la signora non era in grado di valutare l'entità delle elargizioni fatte?” la richiesta del legale. Affermativa la risposta del consulente.
La badante avrebbe beneficiato negli anni 2016-2017, secondo quanto sostenuto dalla Pubblica Accusa, di 80 mila euro in assegni e le sarebbe stata intestata una polizza sulla vita di 320mila euro (oltre ad aver prelevato dal conto corrente della propria assistita circa 50 mila euro).
È quindi partito al contrattacco l'avvocato Roberto Bardoni, difensore della collaboratrice domestica (seduta in aula accanto a lui): il legale ha “contestato” le risultanze del lavoro del dottor Giunta.
“È possibile che a distanza di tempo la signora ottenga un punteggio diverso al test MMSE?” ha domandato la toga lecchese. Sì, sarebbe possibile una variazione di 3 o 4 punti, secondo lo psichiatra. Poi il colpo di scena: l'anziana mandellese sarebbe stata nuovamente sottoposta al test ottenendo un punteggio di 28.1/30. “Se la signora ha avuto il miracolo è possibile” ha commentato il consulente della Procura. “O quando l'ha fatto con me era in particolare difficoltà oppure ha davvero avuto un miracolo”.
Ancora, al difensore non torna la diagnosi redatta dal dottor Giunta, dal momento che in un certificato risalente al 2018 un suo collega scriveva “al momento non mostra sintomi” e una seconda nel 2019 “piano cognitivo pienamente integro”.
“Mi sembra che ci stiamo prendendo in giro” il commento a voce alta del giudice. Ma il consulente ha difeso la propria analisi: “è una cosa inspiegabile, mai vista, ma se è successa...”.
Fa certamente riflettere il fatto che lo psichiatra aveva dichiarato che, a suo parere, l'anziana non fosse in grado di testimoniare in Tribunale. Invece, a distanza di tre anni, l'86enne dal giudice si era presentata ed aveva raccontato per filo e per segno il suo punto di vista “scagionando” la presunta raggiratrice. “Decidete voi se ha senso o no” è stata la conclusione del perito, la cui supposizione definitiva è che l'anziana fosse stata particolarmente male per la propria patologia di arteriosclerosi (a monte delle sue difficoltà cognitive, causatele dunque da lesioni vascolari) poco prima di sottoporsi al suo MMSE.
Il giudice ha rinviato al 4 ottobre per l'esame dell'imputata e sentire i testi della difesa.
F.F.
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