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Scritto Martedì 11 maggio 2021 alle 16:37

Calolzio: messa alla prova per 'Michelino' Valsecchi, a processo per una resistenza del 2018

Il Tribunale di Lecco
Lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. E' la duplice accusa di cui è chiamato a rispondere Michele Valsecchi, classe 1994 nonchè figlio di Stefano, il manovale accusato dell'assassinio, nel settembre scorso, dell'olginatese Salvatore De Fazio.
La vicenda di cui si è brevemente discusso stamani in Tribunale a Lecco risale al 2018 quando il calolziese - secondo quanto è emerso quest'oggi - non avrebbe rispettato l'alt intimatogli dal personale della Polizia di Stato impegnato in un'attività di controllo sulle strade nell'hinterland cittadino. Fuggito in sella al proprio scooter, il giovane era stato fermato poco più tardi, e a quel punto, visibilmente infastidito, avrebbe aggredito verbalmente e non solo le ''divise''. Una condotta che gli era costata appunto una denuncia, scaturita nell'apertura di un fascicolo penale a suo carico.
Il suo difensore, l'avvocato Marcello Perillo, ha chiesto l'ammissione del proprio assistito all'istituto della messa alla prova, per svolgere lavori di pubblica utilità secondo un progetto da concordare con l'Uepe di Como. Concedendo parere favorevole all'avvio della procedura, il giudice Giulia Barazzetta ha rinviato l'udienza al prossimo 15 settembre.
Presente in aula anche l'avvocato Luciano Bova in rappresentanza dei poliziotti, che non si sono però costituiti parte civile, tenendo conto anche della scelta processuale del giovane, collegato in videoconferenza dal carcere di Pescarenico dove si trova detenuto dallo scorso dicembre per un'altra brutta storia. Come si ricorderà infatti, ''Michelino'' - soprannome con il quale il ragazzo è conosciuto a Calolzio e dintorni - è ritenuto dalla Procura lecchese l'autore di un accoltellamento avvenuto nel tardo pomeriggio dell'Antivigilia di Natale all'esterno di un bar di via Michelangelo nel rione di Maggianico. Sottoposto nei mesi scorsi a interrogatorio di garanzia, il 26enne aveva parlato di un tafferuglio sulla pubblica via, con la lite scoppiata prima tra lui e altri due soggetti, con il numero dei coinvolti andato poi ingrossandosi. Secondo la sua versione nel corso del parapiglia sarebbe stato scaraventato a terra e proprio da quella posizione, per difendersi, avrebbe estratto dalle tasche il coltellino usato per andare a pescare, “infilzando” il 35enne rivale, divenuto così “vittima”.
Una ricostruzione che non coinciderebbe con quella resa da alcuni “testimoni oculari” escussi dai carabinieri, a cui erano state delegate le indagini coordinate dal sostituto procuratore Paolo Del Grosso che, meno di 24 ore dopo l'accoltellamento, aveva chiesto e ottenuto un'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Valsecchi al quale viene contestato ad oggi il reato di tentato omicidio. Le indagini, in ogni caso, su questa vicenda avvenuta a un passo dal Natale non sono ancora state chiuse. Fissato invece per il 29 giugno il processo - con rito abbreviato - al padre, reo confesso dell'assassinio di De Fazio, freddato nell'ambito di un regolamento di conti dopo il pestaggio proprio di Michelino per mano - parrebbe - di uno dei figli della vittima. Sangue su sangue, insomma.
G.C.
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