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Scritto Giovedì 20 maggio 2021 alle 16:22

UIL Lario: cassa integrazione in calo, primi segnali di ripresa

Netto calo, ad aprile, della richiesta di ore di cassa integrazione nelle province di Lecco e Como, sia rispetto allo stesso mese del 2020 che al marzo scorso: è quanto emerge dal 4° rapporto UIL del Lario, i cui dati fanno percepire un lieve miglioramento della situazione economica generale. Il nostro territorio ha registrato un -78.2% e un -91.7% a confronto, rispettivamente, con marzo 2021 e aprile 2020 (-79.6% e -88.8% a Como), nonché un -43.9% nel primo quadrimestre dell'anno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (-16.8% sul ramo opposto del Lario).
Si nota una differenziazione, invece, guardando i dati relativi ai distretti principali delle due Province nei primi quattro mesi del 2021, con il tessile ancora in difficoltà e il metalmeccanico in (almeno apparente) ripresa. Nel primo, rispetto a dodici mesi fa, la richiesta di ore di cassa è aumentata del 39.3% a Lecco e del 19% a Como, mentre nel secondo è scesa rispettivamente del 66.8% e del 62.5%. Un incremento si è riscontrato in entrambe le province anche nell'artigianato e nel commercio (+871.900% e +1.148,6% a Lecco), a differenza che nell'edilizia e nell'industria (-87.8% e -54.1%).
Il numero di lavoratori in cassa integrazione nel primo quadrimestre 2021 è di 16.352 a Como (-3.306 rispetto allo stesso periodo del 2020) e di 7.766 a Lecco (-6.003), ai quali vanno aggiunti quelli in FSBA (rispettivamente 1.484 e 672).
"L'accelerazione al piano vaccinale e la conseguente riapertura di molte attività, nonché il miglioramento della situazione della pandemia a livello globale iniziano a farsi sentire positivamente anche sull’economia" commenta il segretario generale della UIL del Lario Salvatore Monteduro. "Resta alto il numero complessivo di lavoratori e lavoratrici in cassa integrazione e in FSBA nelle due province, mediamente oltre 26.000, ai quali vanno aggiunti quelli coperti dagli altri ammortizzatori sociali: è essenziale continuare a garantire loro le tutele Covid 19 (cassa in deroga e divieto dei licenziamenti) almeno fino a quando perdura l’emergenza sanitaria".
"Un altro dato che si evince dallo studio è la differente situazione economica nelle due province per effetto dei distretti produttivi di riferimento" prosegue Monteduro. "Ancora in sofferenza e in difficoltà il tessile che ha un peso rilevante a Como, mentre nel metalmeccanico, maggiormente rappresentativo nel lecchese, si intravedono deboli segnali di ripresa. Restano, invece, in grandissima difficoltà i settori del commercio e dell'artigianato per entrambi i territori. Questi primi segnali di luce sono di buona speranza per il futuro ma purtroppo la strada è ancora lunga per dire che siamo usciti definitivamente dalla crisi economica: dobbiamo ancora comprendere quante aziende rischiano di non riaprire più a seguito degli effetti della pandemia e quanti lavoratori e lavoratrici ne subiranno le conseguenze, ed è per questo che è necessario proseguire con le politiche di sostegno di questi mesi, che hanno contribuito ad attenuare il disagio sociale".
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