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Scritto Venerdì 28 maggio 2021 alle 16:32

Apicoltura in sofferenza, tra 'scherzi' del clima e pochi aiuti: la parola a 5 operatori del lecchese

La situazione è pesante ormai da tempo, ma pare che "l'apice della disgrazia" sia stato toccato proprio nelle ultime settimane, se è vero che soltanto dalla Provincia di Lecco sono arrivate in Regione ben 61 segnalazioni di danni per le gelate e le brinate dell'aprile scorso, per un totale di 1 milione 250 mila euro, il numero più alto dopo quello del pavese (88, per 1 milione 800 mila euro). L'apicoltura è in sofferenza come non mai: troppi gli "scherzi" di un clima in continuo cambiamento, pochi (se non nulli) gli aiuti economici, con molti operatori preoccupati di non riuscire più ad andare avanti con le proprie forze.
"Se capita un'altra annata come questa faccio prima a cambiare lavoro" ci ha detto, scoraggiato, Alessandro Giudici de La Valletta Brianza. "In qualche modo si va avanti, ma di soddisfazioni non ce ne sono... Negli ultimi mesi abbiamo toccato l'apice della disgrazia, soprattutto dopo i danni delle gelate di aprile: la produzione di miele è stata scarsissima, e mai si era fatto così tanto ricorso alla nutrizione artificiale delle api. L'ultima buona annata risale forse al 2018, e questo è sufficiente per capire la portata della questione. Credo che la nostra categoria si meriti qualche aiuto, anche perchè, a fronte della mole di lavoro, il ritorno economico è davvero irrisorio".
E a proposito di ristori, ammonta a 105 milioni di euro la somma stanziata dal Governo con il Decreto Sostegni bis per tentare di "mettere una pezza" ai danni subiti da produzioni, strutture e impianti colpiti proprio dal freddo "tardivo" delle scorse settimane (per una perdita totale stimata di 6 milioni di euro solo in Lombardia).
"Speriamo sia la volta buona, perchè finora non abbiamo visto nulla di concreto: già nel 2017 avevamo segnalato diverse problematiche, senza ricevere nessun aiuto" ha commentato Fabio Villa dell'Azienda Agricola Maggiociondolo di Casatenovo. "Ammetto di non essere granchè ottimista, ma la situazione è evidentemente complicata: anche in passato capitava di avere qualche annata sfavorevole, ma ora la cosa si è fatta molto più frequente. I problemi iniziano sempre in primavera. In questo 2021, per esempio, si è cominciato con un gran caldo, a cui ha fatto seguito un periodo di siccità: poi è arrivata l'acqua - in quantità eccessiva - che unita al gelo di inizio aprile non ha fatto altro che danneggiare le gemme dei fiori, rendendo impossibile alle api la raccolta del nettare. Se una decina di anni fa si riuscivano a produrre dai 25 ai 30 chili di miele di acacia, adesso è difficile arrivare a 15. Quando va bene...".
Un quadro, questo, condiviso e delineato in maniera del tutto simile dai colleghi Enzo Ravasi di Merate e Ioris Gilardi di Valgreghentino. "Il problema, ormai, è comune a tutta l'Europa" ha sostenuto il primo. "Chi lavora nella natura capisce bene che cosa vuol dire non avere più "le mezze stagioni", registrare a Natale le temperature di maggio e viceversa. Una primavera fredda è sinonimo di scarsità di nettare, e dunque di miele. Per quest'anno non abbiamo ancora fatto segnalazioni particolari alla Coldiretti, ma non è escluso che ci muoveremo in tal senso: così è difficile andare avanti, anche perchè la situazione non fa che peggiorare".
Dello stesso avviso, come anticipato, il titolare dell'Azienda Val di Racul di Valgreghentino. "Sono anni difficili e altalenanti" ha dichiarato quest'ultimo. "Ai cambiamenti del clima, che spesso rendono obbligatorio il ricorso alla nutrizione artificiale, si sommano i problemi derivanti dall'inquinamento e dalle patologie che colpiscono le api, anche a causa dell'arrivo di "nuovi" insetti da Paesi lontani. Facile capire come il nostro lavoro sia diventato sempre più pesante: se qualche tempo fa bastava un'ora per realizzare un chilo di miele, ora ne servono almeno due, anche perchè in Italia ci sono - giustamente - regole molto stringenti per garantire la genuinità del prodotto. Per quanto riguarda i ristori, anche io posso confermare che recentemente di aiuti non ne sono arrivati. E ad essere più in difficoltà sono sempre gli operatori medio-piccoli, che se hanno nell'apicoltura la principale (o l'unica) fonte di guadagno faticano davvero a resistere".
A evidenziare un'ulteriore questione è, infine, l'oggionese Daniele Redaelli, in attesa di quantificare i danni subiti quest'anno dalla produzione ma già ben consapevole di quelli procurati alle fioriture dalle brinate di aprile. "C'è un altro doppio problema da non sottovalutare, emerso con forza negli ultimi tempi: la scarsità di fonti di sostentamento delle api - con la progressiva riduzione della varietà di piante - e la cattiva gestione del suolo sul nostro territorio" ha commentato l'apicoltore, attivo tra il lecchese e la Brianza. "Le annate buone sono diventate troppo rare. In primavera il calo del lavoro è ormai sistematico, e in estate, come se non bastasse, spuntano i prodotti anti-zanzare a danneggiare le fioriture. Purtroppo la situazione è complessa da molti punti di vista, la speranza comune è quella di riuscire ad andare avanti".
B.P.
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