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Scritto Martedì 01 giugno 2021 alle 18:56

Valmadrera-Aerosol: indebite compensazioni. Il PM chiede di assolvere Giovanni Bartoli

Il vice procuratore onorario Caterina Scarselli ha chiesto l'assoluzione ai sensi dell'articolo 530, secondo comma, del codice di procedura penale. Per conoscere la sentenza del giudice Nora Lisa Passoni però, bisognerà attedere il prossimo 16 giugno. E' stata aggiornata a quella data l'udienza con imputato il fiscalista lecchese Giovanni Bartoli, quale legale rappresentante della Aerosol Service Italiana srl, nota società con sede a Valmadrera dichiarata fallita a novembre del 2019.
Indebita compensazione ai sensi dell'articolo 10 del dlg 74/2000, l'argomento del processo che si appresta a giungere a conclusione e che nelle scorse settimane aveva visto sfilare in aula un funzionario della Agenzia delle Entrate citato dalla pubblica accusa e due professionisti che lavoravano per Aerosol quali testi, invece, della difesa, rappresentata dall'avvocato Stefano Artese. 233.000 euro la cifra contestata all'imputato, tale da far ricadere l'accusa nella fattispecie prevista dal comma 2 del citato articolo che recita: "È punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, crediti inesistenti per un importo annuo superiore ai cinquantamila euro".
La scorsa udienza era infatti emerso che a originare i crediti in contestazione sarebbero state delle fatture emesse nel 2012 dalla Aerosol applicando erroneamente ai propri clienti - 7 aziende farmaceutiche per le quali l'impresa valmadrerese confezionava i prodotti medicali - l'Iva al 21% anziché al 10% come poi "corretto" in un secondo momento, a incassi già avvenuti. Una volta emerso il pasticcio, Aerosol si sarebbe “aggiustata” con i clienti principali restituendo poi loro la differenza tra il versato e l'effettivamente dovuto direttamente o applicando sconti su fatture per altre lavorazioni, utilizzando invece per sé, attraverso lo strumento dalla compensazione, nelle dichiarazioni Iva del 2017, quando la normativa lo ha permesso, il maggior credito, etichettato però a posteriori come "inesistente" dalla Agenzia delle Entrate, non essendo stato inserito - come la procedura avrebbe previsto - nelle scritture contabili della società.
Mancanza del dolo è stata la motivazione con la quale il PM ha chiesto l'assoluzione del fiscalista, tesi alla quale ovviamente si è associata la difesa. La parola al giudice Passoni per la sentenza fra quindici giorni esatti.
G.C.
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