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Scritto Martedì 08 giugno 2021 alle 17:46

Esino-Dervio: 'sfilata' di genitori in Aula contro il maestro di religione. E il giudice 'aggrava' l'imputazione: maltrattamenti

Il giudice Enrico Manzi
Ha ascoltato i racconti di sei genitori. Poi, scusandosi con ulteriori quattro mamme in attesa, il giudice Enrico Manzi ha optato per non andare oltre, restituendo gli atti alla Procura affinché proceda per l'ipotesi di reato di cui all'articolo 572 del codice penale, ben più grave di quella di "violenza privata" contestata fino a quest'oggi all'imputato. Dovrà rispondere dunque - con il fascicolo che tornerà al vaglio del GUP - di "maltrattamenti" un giovane maestro di religione finito nei guai per una serie di atteggiamenti che, nel 2017, avrebbe assunto tra le mura della scuola primaria di Esino Lario e Dervio. Già dalle prime testimonianze rese al suo cospetto, il Presidente della sezione penale del Tribunale di Lecco ha ritenuto sussistente un "vero e proprio regime di paura e sopraffazione" nel quale contestualizzare minacce, percosse, ingiurie e punizioni nei confronti dei piccoli alunni, costretti anche, a massaggiare o farsi massaggiare dall'insegnate, secondo quanto riferito in Aula dai primi testimoni che si sono alternati, in mattinata, al microfono.
Di mamma in papà, l'udienza odierna è stata caratterizzata da una escalation di accuse nei confronti dell'imputato, classe 1990, non presente personalmente e rappresentato dall'avvocato Cerretti. Da quel "il maestro di religione è un monello!" citato da colui il quale ha rotto il ghiaccio accomodandosi per primo al microfono mutuando le parole usate dalla sua figlioletta fino ai gemiti - ai quali ha fatto riferimento un'altra delle madri escusse - che a detta di un baby alunno l'insegnante avrebbe emesso con le mani nei pantaloni dopo avergli massaggiato il collo, fino a provocargli dolore. Nel mezzo una serie di altri "comportamenti deplorevoli" come li ha etichettati un rappresentante di plesso, sentito quale padre di due iscritti alla primaria di Esino, i cui figli, una volta scoperchiato il vaso di Pandora sarebbero stati "un fiume" nel ricordare una serie di stranezze verificatesi nelle ore di religione. Incalzati dal viceprocuratore onorario Mascaro e dagli avvocati Bordeaux e Monti quali legali di parte civile per parte delle famiglie coinvolte, i testimoni odierni hanno riferito - sempre per quanto appreso dai loro figli - di "approcci non di carattere scolastico": code e trecce slegate alle bambine; piccoli chiamati "asini" o "somari"; studenti fatti sedere sulle gambe del maestro durante l'intervallo; la pretesa, da parte dell'adulto, di essere massaggiato in una sorta di "competizione" tra alunni; l'imposizione a una femminuccia di scrivere su un foglietto il nome del suo fidanzatino; la testa di una compagna schiacciata contro il banco...
"I ragazzi erano insospettiti. Quel maestro teneva comportamenti che altri insegnanti non avevano mai messo in atto" ha chiarito una mamma, interrogata sul come i suoi figli siano arrivati a raccontarle ciò che succedeva durante le ore trascorse con l'odierno imputato. "Alla fine l'ho tolto dall'ora di religione" ha ammesso una mamma, dicendosi non tranquillizzata dalla prima soluzione adottata dalla dirigenza per monitorare quello che sembrava essere un problema e dunque l'affiancamento di altro collega al maestro in questione nelle prime classi e le lezioni con la porta aperta in presenza di bambini più grandicelli. Fino alle denunce e all'allontanamento del giovane, la cui posizione, dopo la decisione odierna del giudice Manzi, parrebbe ora destinata a aggravarsi, ulteriormente.
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A.M.
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