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Scritto Martedì 29 giugno 2021 alle 18:20

Olginate, omicidio De Fazio: 19 anni e 4 mesi la condanna sentenziata dal giudice in abbreviato nei confronti di Valsecchi

Nel primo pomeriggio il pubblico ministero Paolo Del Grosso aveva chiesto la condanna di Stefano Valsecchi alla pena di vent'anni. La sentenza del giudice per le udienze preliminari Salvatore Catalano, giunta pochi minuti dopo le ore 18, è stata un poco più mite: diciannove anni e quattro mesi.
Si è chiuso dunque quest'oggi, a nove mesi dal sanguinoso fatto di cronaca che aveva scosso le comunità di Olginate e Calolzio, il processo a carico dell'assassino, reo confesso, di Salvatore De Fazio. La lettura del dispositivo ha sancito la parola fine -almeno per il momento - alla vicenda giudiziaria, scaturita dall'omicidio dell'olginatese con origini calabresi, freddato nel primo pomeriggio di domenica 13 settembre 2020 a poca distanza dalla sua abitazione, all'incrocio tra via Albegno e via Santa Maria La Vite.
Diciannove anni e quattro mesi in abbreviato - con una lieve diminuzione della pena per il riconoscimento delle attenuanti equivalenti alla recidiva semplice - al netto dunque dello sconto di pena di un terzo garantito dal rito, quanto ha stabilito il giudice del tribunale lecchese.

Stefano Valsecchi lascia il tribunale lecchese dopo la sentenza di condanna

Tre i capi d'imputazione in capo al 55enne, contestatigli dalla Procura: l'omicidio volontario di Salvatore De Fazio, il tentato omicidio del fratello Alfredo, 51 anni; il porto illegale in luogo pubblico di arma.
Se due sarebbero le pistole ''ascritte'' al calolziese - come emerso dalle risultanze investigative - Valsecchi avrebbe fatto fuoco effettivamente con una sola, colpendo per ben tre volte il 46enne. Quest'ultimo sarebbe stato raggiunto da due proiettili - come attestato dal dr. Paolo Tricomi, primario emerito di anatomia patologica dell'ospedale Manzoni - al torace e da uno al volto, tra lo zigomo e l'occhio, il così detto colpo di grazia, in quella che fin da subito è stata interpretata come una "resa dei conti".
Valsecchi infatti, avrebbe dato appuntamento a De Fazio per vendicare il pestaggio subito la sera prima - pare da parte di uno dei ragazzi della vittima - da suo figlio Michele, tratto in arresto a sua volta, prima di Natale, per dopo l'accoltellamento di un civatese fuori da un bar di Maggianico. Eppure il manovale di Calolziocorte - oggi detenuto in carcere a Vigevano - in interrogatorio di garanzia aveva però sostenuto di non essere andato a Olginate con l'intento di ammazzare, quanto piuttosto di chiarire con il "rivale", spaventandolo. L'incontro era presto degenerato in omicidio, con tre figli rimasti senza un padre e il trasferimento d'urgenza di Alfredo De Fazio - che si era offerto di accompagnare il fratello all'appuntamento - in ospedale dopo essere stato attinto al volto, riuscendo comunque con le proprie gambe a fuggire, trovando riparo nell'androne di un condominio.
Stamani l'udienza ha preso il via poco dopo le ore 11, tra la tensione palpabile che si respirava in tribunale. Si è reso infatti necessario attendere i rinforzi dalla Questura - in appoggio agli uomini dell'Arma già presenti in tribunale - per garantire sicurezza durante l'intera udienza, alla quale hanno preso parte, oltre all'imputato assistito dall'avvocato Marcello Perillo, anche le parti civili; l'avvocato Nadia Invernizzi, in rappresentanza di Alfredo De Fazio e nonchè della vedova e dei figli del fratello e il collega Luciano Bova per le sue cinque sorelle (Anna, Nerina, Ornella, Palma e Rosina) e la madre Rosina Aloe.
Nel loro intervento le toghe hanno chiesto al giudice di non concedere le attenuanti generiche, mettendo ancora una volta in discussione l'impianto accusatorio che non teneva conto dell'aggravante della premeditazione.
Il difensore Perillo invece, ha chiesto la riqualificazione del reato di tentato omicidio (in ordine al ferimento di Alfredo De Fazio) in lesioni gravissime, oltre alla concessione dell'attenuante per la provocazione, all'origine - secondo la tesi del legale - della reazione violenta del proprio assistito.
Nella sentenza - le cui motivazioni saranno depositate entro novanta giorni - il giudice ha stabilito anche i risarcimenti per le parti civili. 170.000 euro la provvisionale spettante alla moglie, 150.000 euro quella per i figli, 50.000 euro per il fratello Alfredo, 150.000 euro per la mamma e 25.000 euro per le sorrelle.
''Sono soddisfatto per il riconoscimento delle attenuanti generiche'' il commento dell'avvocato Perillo, che ha confessato al termine dell'udienza di aver sperato in una pena più mite, anticipando l'intenzione di lavorare per il ricorso in Appello.
Pur preferendo non rilasciare dichiarazioni alla stampa sulla sentenza, non hanno nascosto invece il loro disappunto per una condanna considerata troppo mite, alcuni dei familiari della vittima presenti alla lettura del dispositivo, che usciti dall'aula si sono lasciati andare in un pianto liberatorio, rivolgendo anche qualche frase decisamente poco lusinghiera all'indirizzo del cellulare della polizia penitenziaria a bordo del quale viaggiava Stefano Valsecchi, di rientro in carcere al termine della giornata trascorsa in tribunale. Tensione palpabile anche fuori dall'aula dunque, com'era facilmente ipotizzabile.
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