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Scritto Giovedì 15 luglio 2021 alle 15:34

Valmadrera, crac Altof: i 'vertici' condannati a un anno e 8 mesi, pena sospesa

 

La sede della Altof a Valmadrera
Come chiesto dal rappresentante della pubblica accusa, il processo per il crac della Altof di Valmadrera - storica impresa specializzata nella produzione di linee di lavorazione e macchine industriali, dichiarata fallita dopo aver presentato i libri in Tribunale, nel giugno 2015 - si è chiuso con due condanne. Il collegio giudicante del Tribunale di Lecco - presidente Enrico Manzi, a latere le colleghe Nora Lisa Passoni e Martina Beggio - ha riconosciuto colpevoli Marco Longhi, figlio del fondatore e ultimo amministratore di diritto e Ariel Fabiano, suo genero nonché liquidatore della società. Un anno e otto mesi, pena sospesa e non menzione il verdetto pronunciato in apertura di giornata, riqualificando il reato contestato ai due da bancarotta fraudolenta distrattiva nell'ipotesi meno grave di bancarotta preferenziale, come da suggerimento dal PM, il dr. Paolo Del Grosso, titolare del fascicolo vertente sugli emolumenti percepiti dagli imputati, entrambi assistiti dall'avvocato Marcello Perillo. Al centro dell'attenzione, nello specifico, i 45.000 euro corrisposti in un'unica trance a Longhi e i quasi 100.000 euro bonificati a Fabiano, quale compenso per nove mesi di lavoro in azienda. Era stata la stessa Procura, all'esito dell'istruttoria dibattimentale, a etichettare le cifre in contestazione come "autorizzate" e "congrue al lavoro svolto", minando così alle fondamenta la sussistenza della distrazione. Quei pagamenti, però, seppur effettuati con il nulla osta dell'assemblea dei soci e per attività realmente prestata in favore dell'impresa, sarebbero avvenuti, nella tesi del dr. Del Grosso, in un momento in cui la Altof era già evidentemente in una situazione di dissesto e avrebbero leso - sempre nella versione del PM - la par condicio creditorum, privilegiando le due posizioni apicali rispetto alle maestranze nei cui confronti la realtà valmadrerese aveva maturato debiti per 618.000 euro, a cui sommare poi i debiti erariali con le tasse "lasciate indietro" anche nella fase liquidatoria. In sentenza, disposta comunque la revoca del sequestro preventivo: niente confisca, come chiesto invece del PM. Le cifre rimaste cristallizzate dopo il fallimento, saranno restituite ai due imputati.
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