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Scritto Giovedì 15 luglio 2021 alle 22:24

Matrimoni di comodo con cinesi e altre attestazioni fittizie: nove lecchesi dal giudice

Visto il tempo trascorso dai fatti, c'era da aspettarselo: la scure della prescrizione già quest'oggi si è abbattuta, decimando l'elenco di soggetti nei confronti dei quali il procuratore aggiunto Laura Pedio ha chiesto venga effettivamente esercitata l'azione penale, con l'elenco degli imputati – 35 in origine – che andranno a dibattimento ulteriormente ridotto da una serie di richieste per poter adire a riti alternativi. Ciò nulla toglie alla complessità del lavoro investigativo svolto dalla Squadra Mobile della Questura di Lecco che, con il coordinamento della Procura di Milano, ha portato a sgominare una presunta associazione a delinquere – articolata per la verità in due differenti “batterie” con qualche elemento in comune – specializzata, stando ovviamente all'impianto accusatorio ancora tutto da provare in sede giudiziaria, nel favorire l'ingresso o la permanenza sul territorio italiano di cittadini extracomunitari di nazionalità cinese, attraverso “stratagemmi” quale la fraudolenta creazione dei presupposti per l'ottenimento o il rinnovo del permesso di soggiorno anche attraverso fittizie assunzioni quali collaboratori domestici, la fittizia locazione di immobili in loro favore o la fittizia concessione dell'ospitalità. Ma anche – dettaglio ben più di colore – tramite matrimoni concordati ad arte, celebrati tanto qui quanto là, organizzando il viaggio verso la Repubblica Popolare a soggetti “selezionati” che, in cambio di denaro, partivano dall'Italia single per tornavi poi sposati, accompagnati dalla fresca sposa (ma anche dal fresco sposo) dagli occhi a mandorla.
“Traffici” - da circa 10.000 euro a pratica, spartiti poi a vario titolo tra i coinvolti - parecchio datati, con le nozze celebrate principalmente tra il 2011 e il 2013, anche tra Calolzio e Olginate, zona di residenza o di “azione” di alcuni degli imputati. “Nostri” nell'elenco dei 35 indagati arrivati quest'oggi in udienza preliminare nell'aula bunker di Milano, infatti Giovanni Ripamonti, classe 1969 di Valmadrera, Liborio Mannina, classe 1960, nato a Palermo ma residente a Beverate di Brivio nonchè i figli Daniele, classe 1984  e Michela, classe 1989 con casa a Calolzio. E ancora Maurizio Pecoraro, classe 1974; Marco Sirianni, classe 1980; Gianpaolo Gaddi, classe 1951, nato a Bellano; Paolo Spini, classe 1985 di Valgreghentino e Benanti Luca, classe 1984.
Tra questi l'associazione viene contestata ai Mannina, tutti e tre convolati a nozze – nella tesi della Procura – per mero interesse economico con soggetti cinesi nella terra della Grande Muraglia nonché a Ripamonti, “andato all'altare” - o meglio, presentatosi in municipio per la firma – a Calolzio oltre che a Sirianni, considerato addentro alla preparazione della necessaria documentazione per le fittizie attestazioni. Avrebbero detto sì per racimolare qualche soldo, poi, anche Benanti (nel 2013 a Olginate, stesso comune “scelto” da Marcello Carbone) e Spini (in Cina nel 2012), trascinati nel fascicolo esclusivamente proprio per essersi prestati a maritarsi per tornaconto. Per loro quest'oggi, tacciati di favoreggiamento, previa riqualificazione del reato dall'articolo 12 comma 3bis del testo unico sull'immigrazione al comma – meno grave – 5, è stato dichiarato dal Gup Alessandra Clemente il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione come da richiesta del Pm. Stessa sorte anche per Gaddi, che avrebbe invece presentato all'INPS una dichiarazione di assunzione, finita poi all'attenzione degli inquirenti. E sempre gli investigatori hanno ritenuto non genuina anche l'assunzione di un cinese quale “colf” pianificata e organizzata da Pecoraro (a sua volta convolato anche a nozze con una orientale) e Liborio Mannina, il cui figlio Daniele, poi, avrebbe altresì presentato una domanda di ospitalità “sospetta” per dare casa presso una propria abitazione a Calolzio a un cittadino extracomunitario, neanche a dirlo pure lui cinese. Tutti e tre hanno optato per riti alternativi e torneranno dunque al cospetto del GUP il prossimo 26 novembre, per definire la loro posizione patteggiando o in abbreviato. Vanno a dibattimento, invece, Sirianni, Ripamonti (difeso dall'avvocato lecchese Roberto Bardoni) e Michela Mannina (assistita dallo Studio Guglielmana, sempre di Lecco). Per loro il processo si aprirà invece il 16 novembre.
A.M.
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