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Scritto Mercoledì 21 luglio 2021 alle 18:29

In ricordo del Commissario Boris Giuliano ucciso dalla mafia

Il 21 luglio 2021 ricorre l'anniversario della morte del Commissario di Polizia Dr. Boris Giuliano che aveva messo al centro del proprio impegno il bene comune, la giustizia la salute sociale, la correttezza istituzionale del nostro Paese.

Di fronte all'assassinio del Commissario Boris Giuliano mi è tornato alla mente un pensiero che mi porto dentro fin da adolescente e che cita un romanzo a me caro: "Uccidere   una cosa da niente quando si crede di porre fine ad un po' di materia; quando si capisce che in questo po' di materia vive un'anima immortale che si comprende in tutto il suo significato l'ammonimento "non uccidere". Chi prende l'arbitrio di uccidere una vita, spegne anche la propria e macchia indelebilmente la propria anima". Questo toccante passaggio tratto da un libro di Carlo Cassola scritto nel 1949, e che tratta del periodo dei partigiani nella seconda guerra mondiale, vuole essere un piccolo contributo alla memoria di un uomo, come il Commissario Boris Giuliano, che ha sacrificato la sua vita per la legalità: il ricordo di lui e il messaggio che egli ha trasmesso, con il suo sacrificio, con i suoi valori a tante persone che credono nella giustizia e nella legalità. Sono passati diversi anni dalla sua morte e quando la Rai ha trasmesso la fiction: "Boris Giuliano - Un poliziotto a Palermo", regia di Ricky Tognazzi, mi ha dato la possibilità di apprezzare i valori civili e il senso etico dell'appartenenza allo Stato, la passione per le indagini scientifiche per la verità, la sua leadership e la sua consapevolezza che ogni giorno andare al lavoro non era come fare "l'impiegato d'ufficio". La sua vita è stato un esempio di coerenza nel procedere anche davanti al pericolo. Basti ricordare come non anteponesse mai un muro tra la Polizia e la gente comune e mi piace pensare che le persone vorrebbero ancora oggi, incontrare sulla propria strada un poliziotto come è stato Boris Giuliano. Dall'intervista fatta al figlio Dr. Alessandro Giuliano Questore di Napoli in occasione della stesura della "tesi: Le Forze dell'Ordine nella lotta alla mafia: la figura di Boris Giuliano" - relatore Prof. Nando dalla Chiesa, vorrei riportare due risposte che confermano come sia vivo il messaggio morale lasciato dal padre.
Domanda: La morte di Boris Giuliano cosa ha lasciato in eredità alla sua famiglia (valori, interessi d'approfondimento)?
Risposta: "Ha lasciato dentro di noi un profondo amore per la giustizia, per la legalità e per il valore del rispetto verso il prossimo, qualunque cosa abbia commesso"
Domanda: Cosa si sente di dire ai giovani d'oggi (o agli italiani in genere) da punto di vista di Boris Giuliano?
Risposta:"Mi sento di dire loro di credere nella giustizia e nella legalità, e di scegliere sempre da che parte stare".
Boris Giuliano comprese l'importanza di trasmettere le notizie perché "chi sa si schiera" ed ha pagato con la vita perché non si è mai piegato al sistema criminale e la mafia è ancora oggi parte integrante nelle motivazioni della sua morte. Era andato a Palermo per contrastare la "mafia" dove le sentenze non si discutevano in tribunale, ma nelle ville dei magistrati, perchè tutti erano amici di tutti. I mafiosi, infatti, ricorrono in modo regolare nella realizzazione dei loro progetti criminali, a persone che hanno come caratteristica una rilevante professionalità nei più svariati settori economici e sociali: bancari, finanziari, imprenditoriali e pubblici. Così la mafia arriva non solo occasionalmente alla corruzione, ma si fa metodo di organizzazione della corruzione come fenomeno stabile. La mafia non è soltanto un fenomeno criminale da combattere con azioni di contrasto della polizia, ma prima di tutto una cultura pervasiva fatta di violenza, di ricerca di potere e denaro, di sopraffazione come mentalità comune di interi paesi e città. Il crimine non è soltanto nei singoli fatti di sempre (di violenza anche morale) ma va stroncato sul nascere facendo maturare una mentalità di singoli cittadini, abituati da secoli a sopportare il sopruso o a tollerarlo come un fatto naturale: dalla coscienza di pochi alla coscienza di molti se non di tutti, ricercando i valori essenziali della democrazia, dello Stato come unico garante della giustizia sociale. Diceva il Giudice Paolo Borsellino: "E' normale che esista la paura, in ogni uomo; l'importante che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti". Credo che la vita e il sacrificio di Boris Giuliano testimonino l'esistenza in Italia di molti poliziotti onesti che credono nel servizio che svolgono, che credono nella legalità e nella giustizia, e si sentono vicini ai cittadini, nonostante l'avvento dell'informatica, di Internet, che hanno sì agevolato il lavoro di investigazione e di contrasto alla criminalità, ma tuttavia hanno raffreddato il rapporto diretto con i cittadini. In un articolo del quotidiano La Repubblica Alessandro Giuliano disse che il padre aveva lasciato sia a lui che alle nuove generazioni che fanno i poliziotti come mestiere un'eredità morale e professionale: "bisogna fare il proprio dovere fino in fondo e si può essere poliziotti senza dimenticarsi di essere uomini"; coniugare la professionalità con l'umanità è, secondo me, un binomio vincente! Boris Giuliano diede un forte impulso di modernità con le sue intuizioni sul traffico di droga USA-Sicilia introducendo un modo rivoluzionario, in quegli anni, di condurre le indagini: il lavoro di squadra e che ancora oggi può essere strategia vincente in ogni campo di azione sociale. La sua professionalità, è stata un esempio per tutti, ma in particolare per chi detiene ruoli di responsabilità. Boris Giuliano è stato un poliziotto attento, meticoloso e non trascurava il minimo dettaglio che potesse essere utile, non si soffermava mai alle apparenze ma indagava fino in fondo. Le persone pensano che la classe dirigente, sia formata solo dai politici, da chi governa, o da grandi imprenditori; invece esistono anche i poliziotti, i magistrati e tante altre figure professionali, che hanno ruoli di responsabilità e che con il loro lavoro possono influenzare il corso degli eventi. L'umiltà, che ha contraddistinto Boris Giuliano, e spesso ritenuta una debolezza, ma secondo il mio pensiero è un valore aggiunto e che dovrebbe essere uno dei requisiti per chi ricopre ruoli dirigenziali nelle Istituzioni. Con il suo lavoro, è stato capace di smuovere le coscienze, rompendo i sentimenti di accettazione della convivenza con la mafia: mai rassegnarsi alla presenza del crimine. Penso che la gente vede le FF.OO come un "presidio di legalità" e questo, almeno in parte, può essere recuperata e realizzata solo se la ricerca della legalità, è tesa anche al recupero della credibilità nel cittadino, che spesso, si deve piegare perché si sente solo e non tutelato. Legalità e giustizia sono patrimonio di una società che si struttura su queste basi imprescindibili del vivere quotidiano e questo è il valore della democrazia e di cosa significa una comunità. Come diceva il Giudice Falcone: "possiamo sempre fare qualcosa! Tutti possiamo dare, nel nostro vivere quotidiano, un contributo per una società fondata sui valori di legalità e giustizia". Boris Giuliano è morto per tutti e solo continuando la sua opera facendo il nostro dovere, rispettando le leggi, collaborando con la giustizia, testimoniando i valori in cui crediamo, e accettando la sua eredità che possiamo dire che Boris Giuliano è vivo!
Dr.ssa Carla Lorenzano - Malgrate
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