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Scritto Martedì 27 maggio 2014 alle 16:27

Calolzio: trattative in corso con la holding turca che vorrebbe acquistare le Trafilerie, tagliando 25 posti e le paghe del 30%

Lasciare a casa un terzo di lavoratori (25 su 75) e assumere i restanti con una riduzione dello stipendio del 30%.
Queste le durissime condizioni che la holding turca dell’acciaio Çelik Halat ha messo sul tavolo delle trattative per l’acquisizione della “Trafileria del Lario” di Calolziocorte, come si chiamano oggi le ex Trafilerie Brambilla.
Una proposta che ha suscitato la dura reazione dei sindacati ed allo stesso tempo ha generato tensioni all’interno dei lavoratori dell’azienda, tra quanti hanno ricevuto un’offerta di assunzione (seppur a stipendio ridotto) e chi invece no, tra i sommersi e i salvati.


Lo scorso aprile, dopo mesi di presidi dei lavoratori e di incertezza, la notizia della possibile acquisizione delle storiche trafilerie calolziesi da parte del gruppo del magnate turco Aydin Dogan era sembrata il primo passo verso la ripresa del lavoro, sventando di fatto il rischio che il tribunale dichiarasse il fallimento definitivo dell’azienda.
Ma le condizioni proposte nel tavolo sindacale lo scorso 21 maggio sono state un doccia fredda per tutti, complicando ulteriormente una situazione già di per sé molto delicata.
“Quella che si vorrebbe intraprendere è una strada assolutamente non percorribile - ha spiegato il segretario Fiom-Cgil Diego Riva - Si vogliono cancellare diritti e posti di lavoro, nonostante in questi 4 mesi di trattative c’è sempre stato garantita la tutela totale dell’occupazione, che è il punto di partenza imprescindibile su cui costruire un accordo”.
Secondo i sindacati è stato sbagliato anche il modo stesso di agire dell’azienda turca, rappresentata in trattativa dall’avvocato lecchese Marco Riva: i 50 lavoratori cui è stato offerto un posto anche nella futura azienda sono stati infatti contattati individualmente dalla holding, bypassando e scavalcando di fatto le istituzioni sindacati.

Diego Riva

“Si vogliono mettere i lavoratori contro altri lavoratori, facendo pressione affinché, pur di lavorare, si accettino condizioni ingiuste: l’azienda vorrebbe infatti somministrare a tutti i minimi sindacali, senza tenere conto dell’esperienza acquisita” ha continuato Riva.
50 lavoratori si trovano cosi con le spalle al muro, dovendo scegliere tra un posto di lavoro sicuro ma meno retribuito ed il rischio di rimanere disoccupati.
Per gli altri 25 non ci sarebbe invece alcuna possibilità di poter continuare a lavorare all’interno della “loro” trafileria.
La proposta dei sindacati è al contrario che tutti i 75 dipendenti attuali vengano assorbiti dalla nuova proprietà, magari con contratti di solidarietà. In questo modo tutti gli operai continuerebbero a lavorare - almeno fino al 2018 - nelle trafilerie, senza alcun costo aggiuntivo per la proprietà, “cosi, in caso di futuri investimenti e di una ripresa economica, l’azienda avrebbe già a disposizione un organico con esperienza”.

Nei prossimi giorni si prospetta dunque un durissimo testa a testa tra lavoratori, sindacati e holding turca, per arrivare entro un paio di settimane al massimo alla firma di un concordato.
Da una parte i futuri (possibili) proprietari cercheranno di strappare la firma del contratto - con una riduzione di stipendio - ai 50 lavoratori già contattati, dall’altra le associazioni sindacali sperano di poter convincere gli acquirenti all’assunzione di tutto l’organico attuale.
Entro il 15 giugno il tribunale vuole vedere infatti il nuovo piano industriale, altrimenti dichiarerà il fallimento delle ex trafilerie Brambilla: un’eventualità che non gioverebbe a nessuno, né ai dipendenti né ai compratori.



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P.V.
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