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Scritto Lunedì 30 agosto 2021 alle 09:20

La Val Biandino si tinge di bianco con le oltre mille pecore del pastore Arnaldo Beccalli

Le pendici della Val Biandino in questi giorni sono vestite di bianco: non è neve, sono le oltre mille pecore di Arnaldo Beccali, il pastore che dal mese di giugno attua in tutta la Valsassina il pascolo itinerante.
Il nibbionese ha in gestione i prati più alti dove le mandrie di bovini non arrivano durante la monticazione, mentre le sue pecore, di stazza più minuta, salgono tranquillamente trovando vegetazione da brulicare.
Un'attività, quella del pascolo vagante attuato da questo gregge, particolarmente apprezzato in quanto fa risparmiare manodopera per il mantenimento e la tutela degli alpeggi.

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Questi giorni, poi, sono caratterizzati da una serie di lieti eventi. “E’ periodo di nascite questo per noi, le pecore gravide stanno dando alla luce gli i loro piccoli” spiega Arnaldo. “Facciamo un segno identificativo alla pecora che ha partorito per poter controllare lo stato di salute degli agnelli, il gregge pascola molto in alto e noi utilizziamo questo metodo perché con il cannocchiale osserviamo gli animali dal basso e questo è il modo più veloce per riconoscere mamma e figli. Il cannocchiale è uno strumento di lavoro importantissimo per noi pastori, ci permette di osservare tutto da lontano, evitando pericoli per gli animali e in caso di bisogno interveniamo. Soprattutto le primipare, poi, spesso non accudiscono gli agnelli in modo adeguato i primi giorni e attraverso il segno di riconoscimento possiamo verificare immediatamente l'effettiva presenza della madre accanto ai piccoli. Quando purtroppo quest'ultimi restano orfani, intervengono le capre che si spostano con il nostro gregge: fanno loro da balia e li crescono con il latte. I cani che abbiamo con noi, ci aiutano invece, a radunare tutti i capi al bisogno".

Un bel gruppone, insomma, per un lavoro sinergico che mette al centro il benessere degli animali, portati dalla Brianza a Primaluna all'inizio della stagione per poi trascorrere tre mesi sulle cime e far ritorno in paese a settembre inoltrato. Nel mezzo tanti chilometri percorsi, tra prati verdi e l'incontro con altri animali in alpeggio, con viste mozzafiato come quella offerta salendo da Introbio a Biandino e, dopo altre ore di cammino, quella che si apre sul Lago di Sasso, meraviglioso laghetto alpino che ripaga la fatica della salita.
M.A.
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