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Scritto Venerdì 03 settembre 2021 alle 11:45

PAROLE CHE PARLANO/37

Con il mese di settembre, dopo la breve pausa agostana, riprende l’appuntamento del venerdì con la rubrica “Parole che Parlano” a cura di Dino Ticli, un vero e proprio viaggio nel significato di termini che usiamo comunemente, talvolta anche a sproposito ignorandone l’origine e la “storia”.


Strada

Potremmo considerarla una parola che provoca scarso interesse e attrazione, che si riferisce a qualcosa di tecnico, per gli addetti ai lavori, o che al massimo suscita le nostre critiche e rimostranze quando ne troviamo qualcuna in cattivo stato.
È interessante però notare che la nostra strada ha corrispondenti in diverse lingue: street, in inglese, strasse, in tedesco, estrada, in spagnolo e portoghese, stradă, in rumeno, e perfino estrée, in francese antico; in tutte quelle nazioni, insomma, dove gli antichi Romani hanno lasciato traccia della loro presenza. Infatti, possiamo affermare, senza sbagliarci troppo, che sono state proprio le lunghe strade a permettere a Roma di diffondere rapidamente truppe, merci e cultura e di romanizzare ogni parte dell’Impero.
Tutte le strade portano a Roma, recita un antico proverbio che trova fondamento proprio nel fatto che da Roma partivano le principali vie consolari; ancora oggi è visibile nel Foro Romano il Miliarum Aureum, una colonna di marmo, anticamente rivestita di bronzo dorato, sulla quale erano riportate le distanze da Roma alle più grandi città dell’Italia e delle province.
I Romani in realtà le chiamavano vie (parola affine a vehĕre, trasportare) con l’aggiunta del termine strata: via strata, quindi. Per non perdere nulla, li abbiamo acquisiti entrambi nella nostra lingua, usandoli quasi come sinonimi. Il termine strata (femm. sostantivato di stratus, part. pass. di sternĕre, stendere, selciare) ci informa però di quanto fossero accurati i Romani nel costruire le loro strade: strato dopo strato, posizionavano nei profondi scavi pietre grossolane e poi via via più fini per ottenere il miglior drenaggio possibile dell’acqua piovana, grazie anche alla struttura curva a schiena d’asino, che usiamo ancora oggi. Sulla sommità, venivano incastrate infine delle grosse lastre di pietra per permettere ai carri e alle truppe di muoversi rapidamente. Le strade romane sono state realizzate con tale cura e precisione che molte di esse, che magari abbiamo percorso tornando dalle ferie, sono ancora funzionanti e hanno mantenuto il loro nome originario (Salaria, Emilia, Appia, Nomentana, Aurelia ecc.).

Grazie al duro lavoro degli ingegneri e degli stradini romani, oggi utilizziamo questa parola anche in modo metaforico quando diciamo ad esempio di essere sulla buona o cattiva strada; oppure quando di qualcuno affermiamo che si è fatto strada da solo o che ha intrapreso una strada senza sbocco. Senza dimenticare che è ancora lunga la strada che ci conduce alla conoscenza delle parole.



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Rubrica a cura di Dino Ticli
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