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Scritto Giovedì 23 settembre 2021 alle 12:57

Ballabio: si è aperto a Como il processo per la morte del piccolo Liam. Per la Procura 'lo ha ucciso la mamma e il papà non l'ha fermata'

Il Tribunale di Como
Fosse ancora vivo, da qualche giorno avrebbe cominciato la prima elementare, come tutti i bimbi della sua età. Ed invece il nome del piccolo Liam Nuzzo quest'oggi è risuonato in ben altra Aula. Si è aperto infatti al cospetto della Corte d'Assise del Tribunale di Como – competente per materia anche per quanto attiene il territorio di Lecco – il processo a carico dei suoi genitori, i coniugi Aurora Ruberto (classe 1982) e Fabio Nuzzo (classe 1976, nato, ironia della sorta, il 15 ottobre, lo stesso giorno in cui, nel 2015, moriva il suo secondogenito).
Omicidio volontario (in concorso), come noto, il reato contestato ai due, assistiti dall'avvocato Nadia Invernizzi, affiancata dal collega Roberto Bardoni, nominato questa mattina formalmente dalla coppia, non comparsa in Aula dinnanzi al collegio, presieduto dalla dottoressa Valeria Costi, composto, come di norma, anche da giudici popolari e dunque da persone comuni che, prestato giuramento, saranno ora chiamate a valutare le eventuali responsabilità dei due imputati. Sempre se il processo non torni a Lecco. E l'ipotesi non è peregrina. La pubblica accusa – oggi sostenuta dal procuratore facente funzioni Cuno Tarfusser – ha infatti modificato il capo d'imputazione, un passaggio che rimette ora il pallino nelle mani della difesa. I legali potranno infatti optare per il dibattimento (ed in questo caso il fascicolo resterà a Como) oppure scegliere la via dell'abbreviato, riportando il caso sul nostro ramo del Lago, reiterando tra l'altro una richiesta già presentata a suo tempo, sfruttando l'indicazione per l'eventuale rito alternativo riportata nel decreto della Corte d'Assise d'Appello di Milano che disponeva per i due ballabiesi il giudizio, ultimo atto di una trafila giudiziaria segnata da tre perizie (non allineate tra loro), da una iniziale richiesta di archiviazione da parte della prima PM titolare dell'indagine e da un giudizio di non luogo a procedere del Gup lecchese con pronuncia poi impugnata dalla Procura Generale. Se in prima battuta la strada dell'abbreviato, apertasi per mero errore procedurale, era risultata sbarrata come ribadito quest'oggi dal collegio esprimendosi nel merito, ora con la mossa di Tarfusser torna percorribile.
“La situazione della Procura di Lecco è più che disastrata.  Io sono applicato come Procuratore facente funzioni solo fino alla fine della prossima settimana” ha spiegato il magistrato alla Corte, per tratteggiare il contesto che lo ha portato a ereditare il delicato fascicolo. “Mi sono preso l'onere di guardare questo procedimento: deriva da due richieste di archiviazione da parte della Procura,  era difficile per me delegare un sostituto che ha vissuto l'ambiente – cosa che io non ho fatto – nel periodo in cui sono state fatte le richieste, una accolta e poi impugnata poi dalla Corte d'Assise d'Appello. Nello studiare il processo ho notato un “vizio genetico” nel capo d'imputazione che è – lo dico per i giudici popolari – il quadro di riferimento. L'imputazione in vigore non sarebbe stata possibile da provare, non ci stava” ha affermato, dando dunque lettura del nuovo – pesantissimo – testo, Aurora Ruberto e Fabio Nuzzo sono ora accusati di concorso in omicidio del loro piccino, spirato a soli 28 giorni dalla nascita (e non a 15 come erroneamente riportato dal PM). “In particolare la Ruberto, madre ed autrice materiale, utilizzando uno strumento contundente ovvero sbattendo la testa del figlio neonato perpendicolarmente su una superficie piana e rigida, produceva a questi fratture paritotemporali bilaterali simmetriche conseguenti ad una compressione-schiacciamento della volta cranica, da cui derivava uno stato di particolare debolezza e di immunodeficienza del neonato tale da favorire l'insorgere di una polmonite interstiziale che portava al decesso di Liam. Il Nuzzo, padre, pur perfettamente consapevole delle reiterate condotte lesive e maltrattanti serbate dalla Ruberto verso Liam che hanno portato a ben tre ricoveri ospedalieri nel neonato nei suoi 15 giorni di vita, le tollerava pur avendo l'obbligo morale e giuridico di impedirle, così agevolando e comunque non impedendo le condotte della madre che hanno portato il figlio alla morte. Con l'aggravante di aver commesso il fatto ai danni del discendente”.
Liam Nuzzo era nato il 17 settembre. Una esistenza brevissima, dentro e fuori l'ospedale Manzoni di Lecco. Nei suoi 28 giorni di vita, è entrato e uscito due volte, come  paziente, dal presidio di via dell'Eremo. Il primo accesso, di 48 ore, a seguito di una caduta – a detta della mamma accidentale – patita in casa. Il secondo ricovero dopo la comparsa di anomali rigonfiamenti sul suo capo, con le dimissioni firmate solo tre giorni prima della morte. E proprio tra il 12 e il 15 ottobre 2015 il bimbo, secondo l'ultima superperizia disposta dalla Procura di Lecco nell'ambito di un fascicolo parallelo aperto in capo ai medici che si sono presi cura dell'infante, avrebbe subito le due fratture craniche perfettamente parallele riscontrate solo in sede di autopsia, ora citate nel capo d'imputazione quali concause della morte.
Si tornerà in Aula il prossimo 28 ottobre. Sarà un'udienza interlocutoria, come sottolineato dalla Presidente Costi: la difesa dovrà formalizzare la richiesta di riti alternativi oppure optare per la prosecuzione del processo quale sede per fare luce su un quadro che, per come tratteggiato dalla pubblica accusa, fa accapponare la pelle.
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A.M.
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