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Scritto Lunedì 27 settembre 2021 alle 17:11

Lecco, Emiliano Trovato sulla supposta tentata estorsione a Musolino: andai a chiedere un lavoro, lo zio rispose 'prova da Fiore'

L'aula del Tribunale di Lecco in cui si sta svolgendo il processo
Non denaro, bensì un aiuto - anche indirettamente, tramite il proprio giro di conoscenze - per trovare un lavoro. Questo ciò che Emiliano Trovato, appena tornato uomo libero dopo quattordici anni di detenzione, avrebbe chiesto nel 2017 allo zio Vincenzo Musolino, trovandosi invece ora a processo - insieme alla madre Eustina - per tentata estorsione, aggravata dal metodo mafioso, dopo l'esposto cautelativo presentato a suo carico dal cugino Angelo, sentitosi vittima delle pretese e delle pressioni del famigliare, accompagnate anche da supposte "piazzate" intimidatorie compiute, a suo giudizio per conto degli imputati, da soggetti non propriamente limpidi.
E' ripreso nella mattinata odierna l'ultimo processo della saga dei Trovato a Lecco. Se lo scorso 5 luglio l'intera udienza era stata monopolizzata dal denunciante - costituitosi parte civile per il tramite dell'avvocato Gabriella Cascini, sostituita dal collega Lorenzo Magni - quest'oggi la parola è passata al figlio e alla moglie del boss Franco Coco Trovato, difesi rispettivamente dalle toghe Davide Monteleone e Marcello Perillo.
"Sono andato in buona fede a chiedere un aiuto lavorativo. Se dovevo commettere un reato non andavo lì con l'auto di mia suocera. Mi pare di aver già pagato abbastanza" ha sostenuto Emiliano Trovato, incalzato dal sostituto procuratore della DDA di Milano Francesco De Tommaso, erede di un fascicolo aperto dalla collega Bruna Albertini, lo stesso magistrato che ha coordinato, con Claudio Gittardi, l'inchiesta Metastasi, più volte citata anche nel corso della seduta odierna. A detta dell'imputato, infatti, il cugino lo avrebbe denunciato per prendere le distanze dalla famiglia Trovato dopo che l'ultima indagine sulla Locale lecchese capeggiata - secondo gli inquirenti, con sentenza diventata definitiva - dallo zio Mario, fratello di Franco, era arrivata a lambire, solo citandola, anche la sua Edilnord, impresa poi effettivamente "colpita" da una nuova (e temuta) interdittiva antimafia da parte della Prefettura. Un convincimento ribadito anche da Simona Poerio, moglie di Emiliano, sentita quale testimone della difesa così come la sorella Sabrina. La consorte - che ha dato l'impressione di essere la più determinata ma la cui attendibilità potrebbe essere messa in discussione dal PM che ha preannunciato di aver acquisto documentazione sanitaria relativa alla stessa - ha sostenuto come i Musolino, a suo avviso, abbiano allontanato suo marito a tutela dei loro "soldi", ricordando di essere stata lei a consigliare al congiunto di chiedere aiuto allo zio per un'occupazione, rimarcando come la necessità fosse quella di trovare un lavoro, non di incamerare denaro, avendo sempre potuto contare comunque sull'appoggio della sua famiglia di origine. Sarebbe stata sempre lei, dopo il tentativo di Emiliano di avvicinare Vincenzo Musolino, a informare - in un colloquio videoregistrato, già acquisito agli atti, il suocero del rifiuto di quello che la donna gli ha presentato come il suo "ex cognato", così apostrofato in quanto collaboratore di giustizia e per via dell'esposto in Questura da parte di Angelo. Lo avrebbe fatto per aver un consulto anche giuridico visto la laurea in legge ottenuta da Franco dietro le sbarre, sentendosi altresì citare quel debito che lo stesso Vincenzo - indicato negli atti processuali quale il cassiere del clan - avrebbe nei confronti di Eustina per l'appartamento di Galbiate - al Selvetto - rimasto escluso dai sequestri operati dopo gli arresti del 1992, venduto per 500 milioni di vecchie lire mai poi resi ai Trovato. Non ha voluto fornire maggiori dettagli sul punto la stessa Eustina, rifiutatasi di rispondere al PM circa come era entrata in possesso di quell'alloggio (che documentalmente non parrebbe esserle mai appartenuto, almeno secondo le indagini aggiuntive disposte dal dr. De Tommaso), aggiungendo altresì di non aver mai saputo nulla della "vita" del marito, limitandosi a fare la moglie e la madre. Ha negato però di aver minacciato il nipote ricordandogli di avere un "titolo", sebbene, il passaggio parrebbe essere inciso nelle registrazioni fornite da Musolino alla Polizia. Circa la conversazione avuta con Angelo, dialogo che l'ha portata a giudizio con l'accusa condivisa con il figlio di tentata estorsione, la 71enne ha spiegato di essersi portata alla Edilnord dopo aver saputo che il figlio era finito in Questura su "denuncia" del nipote. L'intento era quello di avere spiegazioni dal fratello che si sarebbe però negato. A Angelo avrebbe solo reiterato la richiesta di un lavoro, sottolineando altresì che in ogni caso, per una volta, avrebbe potuto aiutare Emiliano con del denaro, senza pretendere i mille euro, citati a suo dire a titolo d'esempio. Anche per lei le ragioni del no da parte del nipote sarebbero da ricondurre al suo non voler aver a che fare con i Trovato. Del resto, ha aggiunto però donna Eustina, "anche io, da quando è morto mio figlio (Mario jr ndr) non ho più voluto contatti con nessuno".
Se la madre è arrivata a reinterpretare se non a rinnegare il contenuto dell'intercettazione fai da te operata dai Musolino, Emiliano invece non si è "dissociato" dall'espressione "quando c'era mio padre, stavate bene tutti" contestatagli dal PM. Anzi, incalzato dall'avvocato Perillo, ha ricordato come tutto il parentado avesse un tenore di vita elevato - "a 18 anni andavo a scuola con il Ferrari" - riconducendo dunque quell'affermazione al periodo di benessere vissuto, al mangiare tutti insieme, all'essere una famiglia. Di contro, per quanto riguarda la richiesta di lavoro, si sarebbe sentito rispondere dallo zio (oggi non comparso per deporre), "prova a andare al Ristorante Fiore, vedrai che ti assumono", sarcastico riferimento all'attività avviata nei locali dell'ex Pizzeria Wall Street, ritenuto il fortino del clan Trovato, confiscato e ora restituito alla collettività.
Il processo - dopo l'audizione anche di uno dei presunti soggetti che secondo Angelo Musolino sarebbero stati inviati da Emiliano per intimorirlo, che ha negato la circostanza - è stato aggiornato al 29 novembre, quando saranno sentiti Alessandro Nania (già in carcere per Metastasi) e Vincenzo Musolino. Prevista poi la discussione, senza - a meno che emergano novità tali da ritenerlo necessario - far intervenire come testimone Franco Coco Trovato, la cui escussione al momento appare superflua per il collegio giudicante - presidente Nora Lisa Passoni, a latere Martina Beggio e Giulia Barazzetta - pronto a tirare diritto fino al verdetto.
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A.M.
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