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Scritto Venerdì 15 ottobre 2021 alle 08:30

PAROLE CHE PARLANO/43

Infinocchiare

L'arte del raggiro (ne abbiamo già parlato con il termine bufala) è antica come l'uomo. Le persone di pochi scrupoli, dalla scarsa moralità, cercano spesso di imbrogliare il prossimo per ricavarne benefici personali. Per descrivere la loro attività, potremmo usare i verbi truffare, imbrogliare, ingannare, raggirare, frodare; ma ne esiste uno, infinocchiare, che ci racconta le storie di alcuni di questi disonesti individui e dell'ingenuità di che ne è vittima.
Il finocchio, coltivato e selvatico, di cui viene usata l'intera pianta o i semi, ha un gusto forte e deciso (dovuto in buona misura all'anetolo, un olio essenziale che si trova anche nell'aneto e nell'anice) che tende a sovrapporsi a tutti gli altri sapori, nascondendoli. Tenendo buona questa considerazione, sembra che probabilmente a partire dal 1700 i soliti osti senza scrupoli, prima di rifilare ai loro clienti un vino scadente o inacidito, accompagnato magari da pietanze non più fresche, servissero innanzitutto come antipasti finocchi e pane fortemente aromatizzato con i loro semi. In questo modo, i sapori originali venivano nascosti dall'infida verdura e dagli infidi osti e gli infinocchiati bevevano e mangiavano senza protestare.
Bisogna riconoscere che questo termine, sicuramente poco elegante, possiede tuttavia una certa efficacia, in grado di descrivere molto bene gli infinocchiatori e gli infinocchiati, nella loro reciproca relazione, come ci ha insegnato lo stesso Manzoni nei Promessi Sposi: Perpetua, ripensando a tutte le circostanze del fatto, e raccapezzandosi finalmente ch'era stata infinocchiata da Agnese, sentiva tanta rabbia di quella perfidia, che aveva proprio bisogno d'un po' di sfogo.  
Rubrica a cura di Dino Ticli
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