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Scritto Sabato 16 ottobre 2021 alle 08:09

Lecco: i Promessi Sposi di tutti i giorni, i loro 'Passaporti' in mostra alla Torre Viscontea

Inaugurata la rassegna “Lecco Città di Promessi Sposi” che vive il suo momento di maggiore intensità proprio nel corso di questo fine settimana. A partire della singolare mostra dei “Passaporti dei Promessi sposi” allestita nelle sale della Torre Viscontea e curata da Paolo Vallara e Guido Camandona. Attraverso i documenti di undici personaggi significativi si evocano le atmosfere dell’opera manzoniana in quattro sale con un tema ciascuno: l’identità, il romanzo e, di particolare attualità, il tumulto e l’epidemia a significare «che tutto quello che succede è già successo e succederà ancora, sono solo i tempi che cambiano» come ha detto Camandona che ha confessato di avere letto in questa occasione per la prima volta “I Promessi sposi”.

I personaggi in carne e ossa

A dare un volto agli undici personaggi sono altrettanti lecchesi i quali, tra l’altro, in un video raccontano una propria storia. Si tratta di Eva Maria Castelletti (Lucia), Francesco Stefanoni (Renzo), Fabio Dodesini (don Rodrigo), Giuseppe Pellegrino (don Abbondio), Giulia Pellegrino (Perpetua), Michele Mauri (padre Cristoforo), Giulio Ceppi (il cardinal Federigo Borromeo), Marco Menaballi (il Griso), Max Vasta (l’Innominato), Stefano Chirico (l’Azzeccagarbugli) e Alessandra Manzoni (la monaca di Monza). A loro si aggiunge la figura, senza volto, del “padre assente” ad attirare l’attenzione proprio su uno dei vuoti nella trama del romanzo e che tanto ha fatto discutere gli studiosi.

Lucia

Accanto ai volti, i dati anagrafici con qualche licenza. Le date di nascita, per esempio, ma anche il domicilio: risultano tutti abitanti a Lecco che all’epoca del romanzo erano quattro case attorno alla fortezza sul lago. Accorgimento peraltro utile ad aggirare l’interrogativo sulla residenza di Lucia, considerate le due presunte case segnalate nelle mappe manzoniane della città: Olate o Acquate? Per il resto, si segnalano professione, statura, colore dei capelli e degli occhi, nonché i segni particolari: una bellezza modesta per Lucia e una bellezza sfiorita per la monaca di Monza,  un sorriso impertinente per don Rodrigo, uno sguardo vivace per Renzo…

La mostra – ha spiegato Vallara – è frutto di un’idea nata un paio di anni fa e i totem esposti nelle sale della Torre Viscontea dovrebbero poi essere installati nelle vie della città proprio per suggerire  che i personaggi del romanzo, oggi come allora, possono tranquillamente incontrare nelle strade lecchesi. Perché – ha rilevato la conservatrice dei musei Barbara Cattaneo – è una mostra che vuole soprattutto cogliere gli aspetti di tutti i giorni. Ad affermare anche come il racconto manzoniano sia ancora attuale. Come ha sottolineato l’assessore alla cultura Simona Piazza che ha detto come da diversi anni si lavori non soltanto per far riscoprire “I Promessi Sposi” ma per valorizzarne in temi e in questo modo testimoniarne appunto l’attualità. Nel corso dell’inaugurazione, Piazza ha anche voluto sottolineare il “gioco di squadra” sempre più deciso che contraddistingue questa stagione della vita culturale cittadina.

Infine, il direttore dei musei Mauro Rossetto ha presentato il programma del festival sostenendo che, nonostante concentrato in un paio di giorni, è di altissimo livello.
La mostra dei passaporti manzoniani resterà aperta fino al 7 novembre (il giovedì dalle 10 alle 18; il venerdì e il sabato dalle 14 alle 18; la domenica dalle 10 alle 18).
Tra le iniziative del festival, oggi pomeriggio, in occasione di un “tea time” a Villa Manzoni si parlerà di un «misterioso manoscritto che il Manzoni certamente ha visto» e che oggi fa parte delle collezioni museali lecchesi. Segnaliamo poi l’incontro questa sera al cenacolo Francescano con Davide Van De Sfroos sul tema dialetto-lingua italiana e domani l’incontro Salvatore Nigro e Giulia Raboni.
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D.C.
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